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Artemis II NASA, il ritorno dalla Luna: ammaraggio in diretta e le fasi del rientro (orari italiani)

La missione Artemis II della NASA si conclude con il ritorno degli astronauti dopo il viaggio intorno alla Luna: le fasi del rientro sulla Terra, con gli orari italiani dei momenti chiave per seguire la diretta. Dalla separazione del modulo di servizio all’ingresso nell’atmosfera terrestre, fino all’ammaraggio nell’Oceano Pacifico: i passaggi spiegati passo dopo passo.
A cura di Valeria Aiello
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La capsula Orion della missione Artemis I dopo l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico. Credit: NASA
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La missione Artemis II della NASA intorno alla Luna si avvia alla fase finale con il ritorno sulla Terra dell’equipaggio, protagonista del primo volo umano oltre l’orbita terrestre dai tempi del programma Apollo. Dopo circa 10 giorni di volo e oltre 1,1 milioni di chilometri percorsi tra andata e ritorno, il momento chiave sarà l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego (California), previsto per venerdì 10 aprile alle 20:07 ETD (le 2:07 italiane di sabato 11 aprile). Il rientro sarà trasmesso in diretta sui canali ufficiali dell’Agenzia spaziale (NASA+), inclusi i social media e Youtube, con copertura delle fasi finali della missione.

Dopo il viaggio di rientro lungo una traiettoria di ritorno libero, la capsula Orion affronta la fase più delicata dal lancio della missione: l’ingresso nell’atmosfera terrestre ad altissima velocità, seguito dalla discesa – rallentata dai paracadute – e dall’ammaraggio (spashdown). Una volta in acqua, il veicolo verrà stabilizzato e recuperato con il supporto della Marina degli Stati Uniti. A bordo, i quattro astronauti – Reid Wiseman, comandante della missione, Victor Glover, pilota, e Christina Koch, specialista di missione, per la NASA, e Jeremy Hansen, specialista di missione dell’Agenzia spaziale canadese (CSA) – usciranno dalla capsula uno per volta e inizieranno le prime operazioni di assistenza dopo il rientro.

Rientro Artemis II in diretta: orari italiani e momenti chiave

La diretta del rientro sulla Terra della missione Artemis II della NASA inizia poco prima delle operazioni di separazione del modulo dell’equipaggio dal modulo di servizio di Orion. Dalle 00:30 italiane dell’11 aprile (le 18:30 EDT del 10 aprile) è previsto il collegamento in streaming sui canali ufficiali della NASA, con immagini e commento audio. L’ammaraggio è atteso alle 2:07 italiane, con copertura in diretta fino al recupero della capsula e all’uscita degli astronauti. A seguire, alle 4:30 italiane dell’11 aprile (22:30 EDT del 10 aprile), è prevista una conferenza stampa presso il Johnson Space Center della NASA a Houston.

Gli orari principali (Italia / EDT)

Venerdì 10 aprile – Fasi del rientro

  • 19:50 (13:50 EDT) – Configurazione della cabina per il rientro: l’equipaggio mette in sicurezza le attrezzature e installa i sedili.
  • 20:53 (14:53 EDT) – Terza e ultima accensione dei motori del modulo di servizio per la correzione della traiettoria di ritorno
  • 00:30 dell’11 aprile (18:30 EDT) – Inizio diretta streaming del rientro
  • 01:33 (19:33 EDT) – Separazione del modulo dell’equipaggio dal modulo di servizio
  • 01:37 (19:37 EDT) – Accensione dei motori di controllo del modulo equipaggio
  • 01:53 (19:53 EDT) – Ingresso nell’atmosfera (interfaccia di ingresso)
  • 02:07 (20:07 EDT) – Ammaraggio nell’Oceano Pacifico

Le fasi del rientro di Artemis II: cosa succede prima dell’ammaraggio

Il rientro della missione Artemis II sulla Terra prevede una precisa serie di fasi: dalla separazione del modulo di servizio all’ingresso nell’atmosfera, fino all’ammaraggio nell’Oceano Pacifico. Di seguito i passaggi principali:

Separazione del modulo di servizio

Prima dell’ingresso nell’atmosfera, il modulo di servizio della capsula Orion – che contiene i motori utilizzati per le manovre nello spazio – si separa dal modulo dell’equipaggio. Questa operazione espone lo scudo termico, che proteggerà gli astronauti durante il rientro. Il modulo di servizio viene invece lasciato bruciare nell’atmosfera terrestre.

Orientamento dello scudo termico (interfaccia di ingresso)

I motori del modulo dell’equipaggio orientano lo scudo termico nella direzione di rientro, preparando la capsula alla fase più intesa del rientro (picco di riscaldamento).

Ingresso nell’atmosfera

Mentre si trova ancora a circa 120 km (76 miglia) dalla Terra, la capsula Orion inizia a risentire degli effetti dell’atmosfera terrestre. Entrando negli strati più alti, a velocità molto elevate, inizierà la decelerazione, con un rapido aumento della temperatura dovuto all’attrito con l’aria.

Formazione del plasma e blackout delle comunicazioni

Nel giro di pochi secondi, attorno alla capsula si forma uno strato di gas ionizzato (plasma surriscaldato), che interrompe temporaneamente i contatti con l’equipaggio. Durante questa fase, la temperatura esterna di Orion può raggiungere circa 1.650 °C (3.000 gradi Fahrenheit).

Discesa e apertura dei paracadute

Superata la fase più critica del rientro, la copertura anteriore della capsula viene sganciata a circa 11.000 metri, per consentire l’apertura dei paracadute. Due paracadute di frenata, ciascuno di 7 metri di diametro, si aprono a circa 7.600 metri di quota, rallentando la capsula fino a 493 km/h. A 2.900 metri, entrano in funzione i paracadute pilota che estraggono i tre paracadute principali. Questi paracadute principali, larghi 35 metri, riducono ulteriormente la velocità, da circa 210 km/h a soli 27 km/h, permettendo l’ammaraggio.

Ammaraggio e recupero

Il modulo dell'equipaggio può ammarare in posizione verticale, capovolto o su un fianco. Una volta in acqua, un sistema di cinque airbag si gonfia attorno alla parte superiore dalla capsula, portandola in posizione verticale. Il veicolo viene quindi recuperato con il supporto della Marina degli Stati Uniti e l’equipaggio trasferito a bordo dell’unità entro circa due ore.

Perché il rientro è la fase più critica della missione

Il rientro sulla Terra rappresenta il momento più delicato dell’intera missione Artemis II, perché concentra in pochi minuti le condizioni più estreme affrontate dalla capsula Orion.

Dopo il viaggio intorno alla Luna, Orion rientra nell’atmosfera terrestre a velocità molto elevate, che saranno di circa 38.000 km/h nel momento della terza correzione di traiettoria. Questo implica che l’angolo di ingresso debba essere estremamente preciso per garantire una traiettoria di ritorno sicura e controllata. L’attrito con l’aria genera un riscaldamento intenso, formando attorno al veicolo uno strato di plasma che interrompe temporaneamente le comunicazioni. In questa fase lo scudo termico deve proteggere la capsula da temperature superiori ai 1.600 °C, mentre i sistemi di controllo garantiscono stabilità e orientamento fino alla discesa.

Si tratta di una fase ad alto rischio della missione, come ricordato anche dal pilota Victor Glover durante una diretta della NASA in cui si è parlato anche del cratere lunare dedicato alla moglie del comandante Wiserman: il rientro è “come cavalcare una palla di fuoco attraverso l’atmosfera”, un’esperienza estremamente intensa per l’equipaggio.

Il rientro consente alla NASA di verificare in condizioni reali l’intero sistema: dalla protezione termica alla sequenza dei paracadute, fino alle operazioni successive all’ammaraggio. I dati raccolti saranno fondamentali per le missioni successive del programma Artemis, a partire da Artemis III, prevista non prima del 2027, e dalle missioni successive orientate a una presenza più stabile intorno e sulla Luna.

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