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Aoshima, l’isola dei gatti in Giappone sta scomparendo silenziosamente: oggi restano solo 40 animali

Aoshima, l’isola dei gatti in Giappone, oggi racconta una storia diversa, fatta di spopolamento e di una popolazione felina destinata a ridursi nel tempo.
A cura di Valeria Aiello
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I gatti di Aoshima, in Giappone, quando sull’isola vivevano ancora centinaia di animali / Photo: iStock
I gatti di Aoshima, in Giappone, quando sull’isola vivevano ancora centinaia di animali / Photo: iStock

Aoshima, una piccola isola del Giappone famosa in tutto il mondo come “isola dei gatti”, sta scomparendo silenziosamente. Le strade sono quasi vuote, i moli silenziosi, e i gatti — un tempo centinaia — si incontrano ormai a piccoli gruppi, spesso anziani, sdraiati al sole o nascosti tra le case abbandonate. Per anni quest’isola della prefettura di Ehime è stata conosciuta come un luogo in cui il numero di felini superava di gran lunga quello degli abitanti. Oggi però la situazione è cambiata: restano circa 40 gatti e la popolazione si è ridotta a soli tre residenti anziani, dopo anni in cui i più giovani hanno lasciato l’isola in cerca di lavoro.

Il molo di Aoshima oggi: pochi gatti, spesso anziani, su un’isola sempre più vuota. Photo: iStock
Il molo di Aoshima oggi: pochi gatti, spesso anziani, su un’isola sempre più vuota. Photo: iStock

Mentre l’isola si svuotava, la presenza dei gatti era cresciuta fino a diventare difficile da gestire per le poche persone rimaste. Per questo, nel 2018 è stato avviato un programma di sterilizzazione che ha interrotto le nascite: da allora non si registrano nuovi cuccioli e la popolazione felina è entrata in una fase di progressivo declino.

Come Aoshima è arrivata al declino dei gatti

Per capire come si è sviluppata questa situazione, bisogna guardare a come si è evoluto nel tempo il rapporto tra la comunità e i gatti dell’isola di Aoshima. A metà del secolo scorso, un piccolo gruppo di felini fu introdotto per il controllo dei roditori che danneggiavano reti e scorte di cibo, in una comunità che contava quasi 900 abitanti e viveva principalmente di pesca. Per anni la loro presenza è rimasta legata a questo equilibrio, ma con la progressiva riduzione della popolazione il rapporto tra animali e vita sull’isola ha iniziato a cambiare.

Aoshima, tra case e moli: qui per anni la presenza dei gatti è cresciuta insieme al lento spopolamento dell’isola / Credit: iStock
Aoshima, tra case e moli: qui per anni la presenza dei gatti è cresciuta insieme al lento spopolamento dell’isola / Credit: iStock

All’inizio degli anni 2010, quando Aoshima è diventata nota attraverso reportage e immagini condivise sui social, sull’isola vivevano ancora una cinquantina di persone, mentre i gatti avevano superato le duecento unità. Con l’arrivo di turisti e curiosi, per i gatti è aumentata anche la disponibilità di cibo, che ha contribuito a una crescita ulteriore della popolazione felina. In quel contesto isolato, senza cliniche veterinarie né strutture dedicate, prendersi cura degli animali era diventato sempre più difficile, soprattutto per una popolazione ormai anziana.

Ogni intervento veterinario richiedeva uno spostamento in traghetto verso la terraferma e il numero dei gatti continuava a crescere. Con il tempo erano diventati più evidenti anche gli effetti dell’isolamento: la popolazione felina, sviluppatasi a partire da pochi individui e senza nuovi ingressi, mostrava sempre più problemi legati a decenni di consanguineità, tra cui cecità e patologie respiratorie, come confermato anche da un recente studio genetico.

L’isola raggiunse il punto di rottura e la decisione che ne seguì avrebbe silenziosamente segnato il futuro di Aoshima.

Nel 2018, per far fronte alla crisi, le autorità locali, insieme a veterinari e volontari, hanno avviato un programma di sterilizzazione di massa per interrompere le nascite e ridurre progressivamente il numero dei gatti senza ricorrere ad abbattimenti. L’intervento venne realizzato in pochi giorni e coinvolse tutti gli animali presenti sull’isola.

Da allora non sono più nati gattini. Oggi, l’animale più giovane ha 7 anni e, in assenza di nuove nascite, la presenza dei gatti è destinata a ridursi ulteriormente, fino a scomparire insieme agli ultimi abitanti dell’isola.

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