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Animali “impossibili” chiusi in bottiglia: la scienza risolve il mistero delle campane di padre Fourcault

Uno studio pubblicato su Museologia Scientifica (ANMS) spiega come padre Fourcault inserì gli animali in campane di vetro con un foro apparentemente troppo piccolo. Le analisi rivelano che l’apertura visibile non era reale, ma ridotta da un colletto di vetro sovrapposto a un foro più ampio.
A cura di Valeria Aiello
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Le campane di vetro di padre Jean Baptiste Fourcault, realizzate nel Settecento per conservare animali e oggi al Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma. Per secoli il metodo di inserimento degli animali è rimasto un mistero / Credit: Università di Parma
Le campane di vetro di padre Jean Baptiste Fourcault, realizzate nel Settecento per conservare animali e oggi al Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma. Per secoli il metodo di inserimento degli animali è rimasto un mistero / Credit: Università di Parma

Per secoli nessuno ha capito come fosse possibile inserire animali interi all’interno di campane di vetro dotate di un foro apparentemente troppo piccolo. Un enigma che ha incuriosito generazioni di studiose e studiosi, collezionisti e visitatori, senza mai trovare una spiegazione convincente.

Oggi, però, la risposta è arrivata. Uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Museologia Scientifica dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS), ha chiarito come padre Jean Baptiste Fourcault riuscì a realizzare le sue celebri campane di vetro, risolvendo un mistero rimasto irrisolto dal Settecento.

Le campane fanno parte della collezione storica del Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma (MUST), ciò che resta dell’antico Gabinetto ornitologico di padre Fourcault, frate dell’Ordine dei Minimi e figura chiave nella nascita del museo. Al loro interno sono conservati animali tassidermizzati — cioè preparati per la conservazione scientifica dopo la morte — accompagnati da piccoli elementi scenografici, perfettamente integri dopo quasi tre secoli.

A firmare lo studio sono il Direttore scientifico del MUST Davide Persico, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma, Maria Amarante della U.O. Sistema Museale di Ateneo e Archivio Storico, la docente del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie Antonella Volta e la laureanda Alice Giovagnoni, che hanno applicato moderne tecniche di analisi per rispondere alla domanda che da sempre accompagnava queste opere: come sono entrati animali più grandi del foro nelle campane di vetro?

Il segreto — che padre Fourcault non rivelò mai — era nascosto nella struttura stessa del vetro, progettata per creare una vera e propria illusione.

Come la scienza ha svelato il mistero delle campane di vetro

Per risolvere l’enigma, i ricercatori hanno utilizzato radiografie e tomografie assiali, le stesse tecniche impiegate in ambito medico, applicandole a oggetti museali storici. Questo ha permesso di osservare l’interno delle campane senza danneggiarle.

Le analisi hanno rivelato che il foro visibile non era quello reale. Quella che appariva come l’unica apertura era in realtà un foro apparente, ottenuto sovrapponendo un colletto di vetro a un foro molto più ampio, fissato grazie agli elementi lignei del tappo.

In concreto:

  • l’apertura reale era circa tre volte più grande di quella visibile;consentiva il passaggio delle parti rigide e non comprimibili, come il cranio degli animali;
  • gli oggetti in legno venivano introdotti in più pezzi, poi assemblati all’interno;
  • il corpo degli animali veniva preparato per essere temporaneamente compresso;
  • le giunzioni del vetro erano accuratamente camuffate con cordicelle e rivestimenti, rendendo invisibile il trucco all’osservatore.

Il risultato era una illusione perfetta: una campana che sembrava sigillata per sempre attorno a un animale “impossibile” da inserire.

Come spiegano gli autori nello studio: “Le campane di Fourcault non sono solo un metodo di conservazione, ma veri oggetti museali artistici, progettati con l’intento di stupire e ingannare l’osservatore”.

Una scoperta che non solo chiarisce un enigma storico, ma restituisce anche la misura dell’ingegno tecnico e della sensibilità museale di padre Fourcault, a metà strada tra scienza e arte.

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