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Alzheimer, identificata una nuova causa di demenza. Scienziati: “Va riconosciuta formalmente”

Ricercatori statunitensi hanno determinato che le persone affette da encefalopatia traumatica cronica (CTE) avanzata, una patologia cerebrale legata a colpi alla testa, hanno un rischio oltre 4 volte superiore di demenza. Per questo ritengono che la condizione debba essere formalmente riconosciuta come causa di ADRD.
A cura di Andrea Centini
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I ricercatori ritengono che l'encefalopatia traumatica cronica o CTE debba essere formalmente riconosciuta come causa di demenza, la cui forma più diffusa al mondo è il morbo di Alzheimer. Un nuovo studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Alzheimer's & Dementia, infatti, ha dimostrato che le persone colpite da questa condizione allo stadio avanzato (III o IV) hanno un rischio oltre 4 volte superiore di sviluppare la demenza.

Ma cos'è esattamente la CTE? Come spiegato dalla Cleveland Clinic, una delle principali associazioni sanitarie degli Stati Uniti, si tratta di “una patologia cerebrale degenerativa che si verifica dopo ripetuti traumi cranici”. Non a caso è conosciuta anche come “demenza pugilistica” perché i pugili, per ovvie ragioni, sono particolarmente esposti al rischio, ma può svilupparsi anche in chi pratica altri sport da contatto, come ad esempio il football americano e il rugby. Una recente ricerca guidata da scienziati del Centro per l'immunologia cerebrale e la glia (BIG) – Harrison Family Translational Research Center sull'Alzheimer ha osservato che anche un trauma cranico lieve può sfociare in gravi danni cerebrali collegati alla demenza, ma è possibile scongiurarli intervenendo con un rapido drenaggio linfatico delle meningi (le membrane che avvolgono e proteggono il cervello). Ora il nuovo studio evidenzia che l'encefalopatia traumatica cronica deve essere formalmente riconosciuta come una delle cause scatenanti della demenza, alla luce della fortissima correlazione rilevata.

A determinare che la CTE debba essere considerata una causa di demenza, o più correttamente di ADRD (acronimo di Alzheimer’s Disease Related Dementias, ovvero demenze correlate alla malattia di Alzheimer) è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati del CTE Center dell'Università di Boston, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Scuola di Salute Pubblica e dei Dipartimenti di Patologia e Neurologia. I ricercatori, coordinati dal professor Michael Alosco, docente di Neurologia e condirettore del centro sull'Alzheimer dell'ateneo del Massachusetts, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i cervelli donati alla scienza da 614 donatori esposti a continui colpi alla testa, dei quali 366 con conferma di encefalopatia traumatica cronica (dall'autopsia) e 248 privi della condizione.

Incrociando questi dati con le cartelle cliniche, i sintomi riferiti dai conoscenti e altri risultati autoptici, il professor Alosco e colleghi hanno rilevato che le persone con CTE avanzata – stadio III e IV – avevano un rischio oltre 4 volte superiore di soffrire di demenza rispetto a coloro che non avevano sviluppato la CTE. Più alto era elevato il grado di CTE rilevato dagli esami, maggiore era il numero di sintomi cognitivi rilevati quando i donatori erano in vita. Ricordiamo che la demenza, come indicato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), è caratterizzata da disturbi come perdita di memoria, difficoltà nel linguaggio, difficoltà a orientarsi, problemi comportamentali e alterazioni dell'umore, tutte condizioni che possono compromettere l'autosufficienza.

Questo studio fornisce la prova di una solida associazione tra CTE e demenza, nonché sintomi cognitivi, avvalorando i nostri sospetti che la CTE sia una possibile causa di demenza”, ha affermato il prodessor Alosco in un comunicato stampa. “Affermare che i sintomi cognitivi e la demenza sono conseguenze della CTE ci avvicina alla possibilità di rilevare e diagnosticare accuratamente la CTE durante la vita, un obiettivo urgentemente necessario”, ha aggiunto lo specialista, sottolineando che spesso la CTE viene vista come una malattia benigna, ma i dati e le esperienze dei pazienti dimostrano l'opposto. I ricercatori hanno anche osservato che la demenza da CTE viene scambiata per Alzheimer vero e proprio (che è associato all'accumulo di particelle di beta-amiloide e grovigli tau che si rilevano nel cervello), quando tuttavia nelle autopsie non vi è alcun riscontro. In molti casi di CTE le cause della demenza vengono invece indicate come “sconosciute”.

Riconoscere la CTE come causa di demenza può essere un prezioso aiuto per poter affrontarne tempestivamente le potenziali conseguenze della neurodegenerazione. I ricercatori hanno determinato che gli stadi I e II della condizione non sono stati associati a sintomi cognitivi o demenza, così come non sono stati osservati problemi comportamentali o dell'umore (presenti nell'Alzheimer). Anche per questo è corretto parlare di ADRD, una serie di demenze correlate all'Alzheimer, come ad esempio quella vascolare. I dettagli della ricerca “CTE neuropathology alone is associated with dementia and cognitive symptoms” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Alzheimer's & Dementia.

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