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Tempesta solare del 5 febbraio, cosa sappiamo: l’esperto spiega perché può essere più forte del previsto

Il 5 febbraio la Terra sarà interessata di striscio da una tempesta geomagnetica causata dall’espulsione di massa coronale (CME). Secondo i dati NOAA, l’evento è classificato come tempesta solare minore (G1), ma l’impatto potrebbe essere più intenso del previsto.
A cura di Andrea Centini
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Il fortissimo brillamento di classe X 8.1 del 2 febbraio 2026. La tempesta solare prevista è associata alla CME scagliata dall’esplosione. Credit: NASA/SDO/AIA
Il fortissimo brillamento di classe X 8.1 del 2 febbraio 2026. La tempesta solare prevista è associata alla CME scagliata dall’esplosione. Credit: NASA/SDO/AIA

Com'era prevedibile, i fortissimi brillamenti scagliati dalla grande macchia solare AR 4366 il 2 febbraio (compresi un notevole classe X 8.1 e un X 1.36) sono sfociati in un'allerta per tempesta geomagnetica. Nello specifico, l'ultimo bollettino dello Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA indica una probabilità di tempeste solari minori (G1) per giovedì 5 febbraio 2026. Di base non stiamo parlando di un evento significativo, dato che le tempeste geomagnetiche minori sono frequenti e hanno conseguenze “limitate”, come problemi alle operazioni satellitari, alterazioni nel comportamento migratorio degli animali e aurore polari a latitudini leggermente inferiori. Tuttavia siamo innanzi a un caso particolare che potrebbe evolvere in un fenomeno più intenso: la prevista tempesta solare G1 è infatti associata a un'espulsione di massa coronale (CME) scagliata dalla potentissima eruzione solare X 8.1, una delle più forti registrate durante l'attuale ciclo di attività del Sole (il 25esimo).

La grande macchia solare AR 4366 oggi 3 febbraio 2026. Credit: NASA/SDO
La grande macchia solare AR 4366 oggi 3 febbraio 2026. Credit: NASA/SDO

Se la CME inviata nello spazio il 2 febbraio da AR 4366 avesse puntato direttamente la Terra, ora molto probabilmente staremmo parlando di possibili tempeste geomagnetiche acute (G4) o addirittura estreme (G5), oltre che di aurora boreale in Italia, come accaduto nel recente passato. Fortunatamente, secondo le previsioni dei fisici solari, questo flusso di campi magnetici e particelle cariche elettricamente o plasma – che insieme danno vita al vento solare – colpirà il nostro pianeta soltanto di striscio. Questo è il motivo per cui al momento è stata diramata un'allerta per tempeste G1.

Ma il meteo spaziale è molto difficile da determinare e spesso le previsioni sono state sottostimate, proprio alla luce della complessità di stimare la portata dei fenomeni. Come puntualizzato dall'astrofisico Tony Phillips sul portale spaceweather.com, “la CME è stata scagliata nello spazio da una potente eruzione solare di classe X8 il 1° febbraio (erano le ore 01:57 del 2 febbraio in Italia NDR). Anche un colpo di striscio di una CME di questo tipo può essere potente, quindi non sorprendetevi se la tempesta è più forte del previsto.” In sostanza, il 5 febbraio potrebbe manifestarsi un una tempesta solare di portata superiore, quindi l'evoluzione del fenomeno andrà monitorata attentamente dagli esperti.

Tra l'1 e il 2 febbraio la macchia solare AR 4366, grande circa la metà di quella responsabile del famigerato Evento di Carrington del 1859 (la più forte tempesta solare di epoca moderna) e assai instabile, ha dato vita a decine di esplosioni, tra le quali le sopracitate di classe X e molte di classe M. Non è stata “tranquilla” nemmeno nelle ultime ore, dato che sono state registrate altre intense eruzioni solari. SpaceWeatherLive.com, ad esempio, segnala un forte brillamento M 7.25 alle 08:06 ora italiana di oggi, martedì 3 febbraio, e un M 6.77 alle 12:36 di ieri.

Poiché la macchia solare si sta spostando verso la zona centrale del disco solare – pur essendo a metà strada tra equatore e polo nord – in questa posizione i brillamenti possono inviare le CME direttamente contro la Terra. Ecco perché sarà fondamentale continuare a monitorare il complesso AR 4366, che presenta un profilo magnetico turbolento ed esplosivo. Non resta che attendere i bollettini delle prossime ore e aspettare l'arrivo della CME legata al brillamento di classe X 8.1 il 5 febbraio. Al momento, comunque, non è prevista alcuna possibilità che possa verificarsi l'aurora boreale nei cieli italiani.

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