Acqua su Marte: il mistero potrebbe avere una semplice spiegazione

Su Marte ci sono prove diffuse di canali, sedimenti e fondali lacustri indicano una presenza diffusa di acqua, ma i modelli climatici descrivono un pianeta che sarebbe sempre stato troppo freddo perché l’acqua potesse restare liquida a lungo. È in questa apparente contraddizione che si nasconde il mistero dell’acqua su Marte. ù
Ora un nuovo studio propone un possibile chiave di lettura, basata su un meccanismo semplice ma finora trascurato. Secondo i ricercatori, sottili strati di ghiaccio stagionale avrebbero potuto proteggere l’acqua liquida sottostante, consentendo a piccoli laghi di sopravvivere per decenni nonostante temperature medie ben al di sotto dello zero.
Lo studio, pubblicato sulla rivista AGU Advances, è stato condotto da un team di scienziati planetari e climatologi della Rice University di Houston, in Texas, che hanno adattato modelli climatici terrestri alle condizioni di Marte primordiale.
“Vedere antichi bacini lacustri su Marte senza prove di ghiaccio spesso e duraturo mi ha sempre fatto dubitare che quei laghi potessero trattenere acqua per più di una stagione” spiega l’autrice principale dello studio, Eleanor Moreland. “Quando il nostro modello ha iniziato a mostrare laghi capaci di durare decenni con solo un sottile strato di ghiaccio stagionale, abbiamo finalmente trovato un meccanismo fisico compatibile con ciò che osserviamo oggi sul pianeta”.
Il lavoro si inserisce in un filone di ricerca sempre più attivo, alimentato anche dai dati raccolti dalle missioni della NASA. In particolare, le osservazioni del rover Curiosity nel cratere Gale hanno mostrato strutture sedimentarie difficili da spiegare senza la presenza prolungata di acqua superficiale, riaprendo il dibattito su quanto fosse davvero freddo l’antico Marte.
Acqua su Marte: il mistero e lo studio sui laghi protetti dal ghiaccio
Per affrontare il problema, i ricercatori hanno utilizzato un modello climatico adattato a Marte, simulando le condizioni del pianeta circa 3,6 miliardi di anni fa. Il cuore dello studio è un nuovo sistema di simulazione, chiamato LakeM2ARS, che ricostruisce il comportamento dei laghi marziani tenendo conto di fattori come una luce solare più debole, un’atmosfera ricca di anidride carbonica e forti variazioni stagionali.
Le simulazioni, basate sui dati del cratere Gale, hanno mostrato che in alcune condizioni i laghi non si congelavano completamente, ma restavano liquidi sotto una coltre di ghiaccio sottile e temporanea. Questo ghiaccio agiva come un isolante naturale, limitando l’evaporazione e trattenendo il calore, pur lasciando passare la luce solare nei periodi più caldi.
“Questo strato di ghiaccio stagionale si comporta come una coperta naturale” spiega Kirsten Siebach, professoressa associata di Scienze della Terra, ambientali e planetarie e coautrice dello studio. “Isola l’acqua in inverno e permette lo scioglimento in estate. Essendo sottile e temporanea, lascerebbe poche tracce, il che potrebbe spiegare perché i rover non abbiano trovato segni evidenti di ghiaccio perenne su Marte”.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che un Marte freddo non esclude automaticamente la presenza duratura di acqua liquida. Al contrario, molti elementi osservati oggi — litorali preservati, sedimenti stratificati, depositi minerali — potrebbero essere il risultato di laghi stabili protetti dal ghiaccio, piuttosto che di brevi episodi di riscaldamento globale.
“Questi risultati ci costringono a ripensare l’acqua su un Marte freddo” conclude Moreland. “Se meccanismi simili fossero stati diffusi sul pianeta, anche un ambiente gelido avrebbe potuto sostenere acqua liquida per lunghi periodi, un elemento chiave per comprendere la storia climatica — e potenzialmente abitabile — di Marte”.