3I/ATLAS, nuove immagini svelano dimensioni del nucleo e composizione dell’oggetto interstellare

Nei mesi di dicembre 2025 e gennaio 2026 3I/ATLAS è stato nuovamente messo nel mirino dei telescopi spaziali Hubble e James Webb, facendo emergere nuovi e significativi dati sulle caratteristiche dell'oggetto interstellare. Per quanto concerne Hubble, che secondo la NASA rientrerà in modo incontrollato sulla Terra attorno al 2033, le nuove immagini catturate dopo il perielio rivelano che la cometa interstellare possiede un diametro di 2,6 chilometri, con un margine di errore di ± 0,4 chilometri (per un valore di albedo di 0,04). Si tratta di una stima coerente sia con i valori di accelerazione non gravitazionale che col degassamento prodotto dalla sublimazione del ghiaccio. In sostanza, il nucleo di 3I/ATLAS risulta molto più grande delle stime fatte più recentemente, che inserivano il diametro in un intervallo compreso tra alcune centinaia di metri e 1 chilometro. Va tuttavia ricordato che quando 3I/ATLAS fu scoperto dal sistema di sorveglianza ATLAS sito in Cile, a luglio 2025, si era addirittura calcolato un diametro di una ventina di chilometri, circa il doppio dell'asteroide dell'evento di Chicxulub che determinò l'estinzione dei dinosauri non aviani alla fine del Cretaceo, 66 milioni di anni fa.
I risultati sulle analisi del nucleo, guidate da scienziati dell'Osservatorio Astronomico di Shanghai dell'Accademia Cinese delle Scienze, sono stati pubblicati nell'articolo “Nucleus and Postperihelion Activity of Interstellar Object 3I/ATLAS Observed by Hubble Space Telescope” caricato sul database ArXiv, in attesa della revisione paritaria. Il nuovo dato di 2,6 km è stato commentato sul blog Medium dal fisico e astronomo dell'Università di Harvard Avi Loeb, che ha riportato quanto segue: “Poiché la massa è proporzionale al diametro elevato al cubo, questa misurazione implica che 3I/ATLAS è circa 40 volte più massiccio di 2I/Borisov, il cui diametro è stato stimato essere 0,7 (±0,3) chilometri, e almeno 20.000 volte più massiccio di 1I/`Oumuamua, la cui lunghezza è stata stimata <0,2 chilometri e il cui spessore è almeno ~10 volte inferiore.” In parole semplici, 3I/ATLAS è molto più grande dei precedenti visitatori interstellari, ma non siamo innanzi a una vera e propria anomalia, dato che abbiamo scoperto soltanto tre di questi oggetti e non è disponibile un campione sufficiente per determinare dimensioni medie e improbabilità di specifici passaggi. Inoltre va tenuto presente che non sappiamo da quali stelle provengono; l'unica certezza è che sono originati in sistemi stellari remoti e dunque possono presentare caratteristiche molto differenti da quelle delle nostre comuni comete.
In tal senso, sono interessanti le osservazioni condotte con lo spettrometro MIRI dell'avveniristico Telescopio Spaziale James Webb tra la metà e la fine di dicembre dello scorso anno, quando 3I/ATLAS si trovava a una distanza compresa tra 2,20 e 2,54 UA. Ricordiamo che l'unità astronomica (UA) equivale alla distanza tra il centro della Terra e del Sole ed è pari a circa 150 milioni di chilometri. “Gli spettri mostrano acqua (H₂O) nell'intervallo di lunghezze d'onda di 5,8-7,0 micrometri, anidride carbonica (CO₂) intorno ai 15 micrometri, nichel (Ni) a 7,507 micrometri e metano (CH4) a 7,6 micrometri”, spiega Avi Loeb, commentando lo studio “The Volatile Inventory of 3I/ATLAS as seen with JWST/MIRI” – sempre pubblicato su ArXiv – guidato da scienziati del California Institute of Technology (CALTECH). Questi dati mostrano un crollo del degassamento nel periodo successivo al perielio, con un taglio netto del 50 percento del rapporto fra anidride carbonica e acqua.

Il dato più interessante risiede tuttavia nella produzione di metano (CH4), che alle due osservazioni con MIRI è risultata rispettivamente del 13,7 percento e del 27 percento rispetto a quella dell'acqua. Secondo Avi Loeb una peculiarità significativa del metano è legata al ritardo con cui gli scienziati hanno iniziato a osservare questo composto. “Il metano in fase solida è ipervolatile, con una temperatura di sublimazione significativamente inferiore a quella dell'anidride carbonica (CO2). Ciò implica che il ghiaccio di metano vicino alla superficie di 3I/ATLAS avrebbe dovuto essere in fase di sublimazione vigorosa al momento delle prime segnalazioni di degassamento da 3I/ATLAS prima del perielio. Tuttavia, né le osservazioni Webb né la spettrofotometria SPHEREx dell'agosto 2025 hanno rilevato metano”, ha spiegato il professor Loeb. “Ciò suggerisce che il metano sia impoverito negli strati più esterni di 3I/ATLAS e sia stato esposto al riscaldamento della luce solare solo in prossimità del Sole. In questo scenario, la rilevazione precoce del degassamento di monossido di carbonio (CO) su 3I/ATLAS presenta un apparente dilemma, poiché il CO è più volatile del CH4 e dovrebbe quindi essere impoverito dalla superficie, eppure è stato rilevato prima del CH4”, ha chiosato l'astrofisico.
In sostanza, si tratta di nuove caratteristiche peculiari che rendono questo oggetto davvero unico. E non ci sarebbe da stupirsi, dato che ha un'età stimata di 7 miliardi di anni o più, arriva da un altro sistema stellare a una velocità clamorosa (circa 60 chilometri al secondo) e non ha interagito con altre stelle prima del Sole per un periodo di tempo lunghissimo. Sarebbe strano se avesse le stesse identiche caratteristiche delle nostre comete. Lo stesso Avi Loeb sottolinea che “più impariamo su 3I/ATLAS e più appare anomalo”, ma che questo è probabilmente “del tutto naturale per i primi incontri con oggetti interstellari”. Forse però, chiosa nel suo articolo, “ci sfugge qualcosa di importante”.