3I/ATLAS, livelli record di deuterio per Avi Loeb sono un possibile indizio tecnologico: “Serve alla fusione”

Due recenti studi hanno determinato che 3I/ATLAS emette concentrazioni significative di deuterio, un isotopo dell’idrogeno caratterizzato dalla presenza aggiuntiva di un neutrone nel nucleo (il trizio ne ha due). Nell’oggetto interstellare scoperto nel luglio 2025 dal sistema ATLAS, i livelli di deuterio nella molecola d’acqua (H₂O) risultano essere oltre dieci volte superiori rispetto a quelli di tutte le comete conosciute; nella molecola di metano (CH₄), le concentrazioni superano di ben 1.000 volte quelle riscontrate nei pianeti del Sistema Solare e di diverse volte quelle degli astri chiomati noti. Secondo il professor Avi Loeb dell’Università di Harvard, questo eccesso di deuterio potrebbe essere una firma tecnologica di 3I/ATLAS, poiché il deuterio è considerato un ottimo combustibile per la fusione nucleare, il cosiddetto “Sacro Graal” dell’energia sul quale si lavora da anni. Questo isotopo dell’idrogeno, infatti, oltre a essere molto abbondante sulla Terra (in particolare nell’acqua di mare) e facile ed economico da estrarre, combina proprietà fisiche e nucleari che lo rendono relativamente semplice da far reagire e molto redditizio sotto il profilo energetico. Inoltre non è radioattivo, è facile da conservare ed è praticamente inesauribile. Ecco perché è considerato così prezioso nella corsa alla fusione nucleare. Una civiltà aliena avanzata potrebbe aver già raggiunto questo traguardo e applicato reattori a fusione sulle proprie astronavi: è questa la suggestione provocatoria indicata dal professor Loeb nel suo ultimo articolo pubblicato su Medium.
L’astrofisico israeliano naturalizzato statunitense ha richiamato l’attenzione sui risultati di due distinti studi, entrambi basati sui dati spettroscopici catturati dall’avveniristico Telescopio Spaziale James Webb, coinvolto anche nella scoperta dei misteriosi “piccoli punti rossi” nello spazio profondo. Il primo studio, Isotopic Evidence for a Cold and Distant Origin of the Interstellar Object 3I/ATLAS, coordinato da Martin Cordiner del Goddard Space Flight Center della NASA e già discusso in un nostro precedente articolo, ha determinato che le molecole d’acqua nei getti emessi da 3I/ATLAS presentano un rapporto tra deuterio e idrogeno (D/H) dello 0,95%, oltre dieci volte il valore osservato nelle comuni comete che attraversano il Sistema Solare. Il secondo studio, Isotopic Signature of Organic Molecules from Beyond the Solar System: An Enriched Methane D/H Ratio in the Interstellar Object 3I/ATLAS, appena caricato su arXiv e condotto dal dottor Nathan X. Roth (anch’egli della NASA), ha fatto emergere un rapporto D/H “inaspettatamente elevato” nella molecola di metano, pari a 3,31 ± 0,34%. Questo valore è di oltre tre ordini di grandezza superiore (più di mille volte) rispetto a quello rilevato nei pianeti del Sistema Solare. Come spiegato dal dottor Roth e colleghi, inoltre, “questo rapporto D/H è di un fattore 14 ± 2 superiore a quello misurato nella cometa 67P/Churyumov Gerasimenko dalla sonda Rosetta, l’unica altra cometa per la quale è stata rilevata la CH₃D”.

Entrambi gli studi giungono alla conclusione che questo eccesso di deuterio sarebbe compatibile con la formazione di 3I/ATLAS in un sistema stellare freddo, a bassa metallicità e con una temperatura inferiore ai 30 kelvin. Inoltre, la sua “nascita” si sarebbe verificata nel cuore di un disco protoplanetario antichissimo, risalente a 10–12 miliardi di anni fa, durante l’infanzia dell’Universo, considerando che il Big Bang – l’evento che ha innescato l’espansione del cosmo – secondo gli astrofisici si è verificato 14,3 miliardi di anni fa. Avi Loeb sostiene che questa teoria non sia sostenibile per due ragioni: da una parte, le stelle antiche a bassa metallicità non avrebbero avuto metalli pesanti a sufficienza per dar vita a una popolazione di oggetti come 3I/ATLAS (in sostanza, il budget di massa sarebbe insufficiente); dall’altra, l’astrofisico sottolinea che gli antichi dischi protoplanetari “non potevano essere più freddi della radiazione cosmica di fondo al momento della loro formazione, che a un redshift di ~10 aveva una temperatura di 30 kelvin”. Massa e temperatura non sarebbero coerenti con queste conclusioni. Dunque, a cosa è dovuto questo eccesso di deuterio nell’oggetto interstellare? A chiosa del suo articolo su Medium, il professor Loeb si domanda: “Poiché il deuterio è il combustibile per la fusione, la sua sovrabbondanza nel campione 3I/ATLAS potrebbe essere un segnale di un’anomalia tecnologica?”
Per la stragrande maggioranza degli esperti della comunità scientifica, le caratteristiche estreme e peculiari di 3I/ATLAS sono legate a vari fattori naturali: proviene da un sistema stellare ignoto; viaggia a velocità elevatissime; si è originato miliardi di anni fa e per un lunghissimo periodo non è entrato in contatto con altre stelle. Il professor Loeb, che sta approcciando l'analisi con una mentalità aperta, non esclude a priori che queste anomalie possano essere associate a un’origine artificiale del visitatore interstellare, che ha da poco cominciato il suo lungo viaggio di addio al nostro Sistema Solare.