3I/ATLAS, Avi Loeb: “La NASA sbaglia, accelerazione non gravitazionale diversa dai loro calcoli”

Un nuovo studio dedicato a 3I/ATLAS mostra che la sua accelerazione non gravitazionale differisce in modo significativo rispetto a quanto calcolato dagli scienziati del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA. In sostanza, secondo l’analisi, le sue componenti radiale e tangenziale hanno ampiezze equivalenti e non fortemente divergenti. Per accelerazione non gravitazionale i ricercatori intendono l’insieme delle variazioni — non connesse alla gravità — nella traiettoria e/o nella velocità di un oggetto che viaggia nello spazio. Per le comete, uno dei fattori principalmente coinvolti (e ben documentati) nell’accelerazione non gravitazionale risiede nel degassamento delle sacche di ghiaccio sulla superficie del nucleo, che sublimano quando vengono riscaldate dal Sole. Questo effetto determina la comparsa di getti e flussi di particelle più o meno potenti, in grado di influenzare direzione, velocità, traiettoria e rotazione del corpo celeste.
Per quanto concerne 3I/ATLAS, nel database Small-Body del JPL — centro di ricerca della NASA che si occupa soprattutto di sonde — viene indicato che la componente radiale dell’accelerazione non gravitazionale, in allontanamento dal Sole, è cinque volte superiore rispetto alla componente tangenziale, lungo la direzione del moto dell’oggetto interstellare. Secondo il nuovo studio citato dal professor Avi Loeb su Medium, componente radiale e tangenziale hanno ampiezze simili. “La nuova analisi suggerisce che 3I/ATLAS venga spinto lateralmente e non semplicemente allontanato dal Sole — come invece indicato dall’analisi ufficiale di Davide Farnocchia della NASA/JPL”, ha evidenziato il professor Loeb, che insegna presso il Dipartimento di Astronomia dell’Università di Harvard. “Sì, anche le dichiarazioni ufficiali della NASA possono essere sbagliate. La scienza è un processo di apprendimento”, ha aggiunto l’astrofisico israeliano naturalizzato statunitense, che aveva già criticato l’agenzia federale in occasione di una conferenza stampa. In quel caso il professor Loeb la definì addirittura ingannevole, poiché non si era soffermata sulle varie “anomalie” riscontrate.
A condurre il nuovo studio sull’accelerazione non gravitazionale di 3I/ATLAS — il più completo sino ad oggi — è stato un team di ricerca internazionale guidato dall’astrofisico italiano Federico Spada del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Ettore Majorana” dell’Università di Catania, in collaborazione con colleghi del Centro di Ricerche Spaziali dell’Accademia Polacca delle Scienze (CBK PAN) di Varsavia e del Dipartimento di Studi Spaziali del Southwest Research Institute di Boulder (Stati Uniti). È doveroso sottolineare che lo studio "Systematic and Statistical Uncertainties in the Non-Gravitational Acceleration of 3I/ATLAS" è stato pubblicato sul database online arXiv e al momento non è ancora stato sottoposto a revisione paritaria, quella che può “certificarne” i risultati.
Il professor Avi Loeb spiega su Medium che la notevole accelerazione non radiale (tangenziale) di 3I/ATLAS emersa dal nuovo studio ha senso, alla luce della presenza di getti collimati che evidenziano “un’oscillazione periodica coerente con la rotazione del nucleo.” “Questa morfologia — prosegue il professor Loeb, riferendosi a osservazioni condotte la scorsa estate — indicava fonti localizzate di perdita di massa piuttosto che una sublimazione uniforme del nucleo, che potrebbe innescare una significativa accelerazione non radiale.” Lo scienziato si sofferma poi sulle recenti analisi condotte assieme all’astrofisico Toni Scarmato, nelle quali le immagini di 3I/ATLAS catturate dal Telescopio Spaziale Hubble sono state analizzate attraverso il filtro a gradiente rotazionale Larson-Sekanina, che ha permesso di rimuovere il bagliore e mostrare un’organizzazione peculiare dei getti: tre simmetrici, distanziati di 120° l’uno dall’altro, come se appartenessero a un sistema organizzato. È emersa anche una gigantesca anticoda legata a un periodo di rotazione di 7,1 ore “e coerente con un orientamento dell’asse di rotazione entro 20 gradi dalla direzione verso il Sole”, spiega il professor Loeb. È proprio questa peculiare configurazione a determinare un’emissione direzionale “in grado di generare una componente di accelerazione trasversale di entità paragonabile a quella radiale.”
Dal nuovo studio, al netto delle incertezze sistematiche, si evince che l’effetto dell’accelerazione non gravitazionale sullo spostamento di 3I/ATLAS rispetto a Sole e pianeti è molto limitato, tenendo presente che parliamo di “1 micrometro al secondo quadrato alla distanza Terra-Sole”, uno spostamento spaziale “pari a metà del raggio della Luna nell’arco di un mese”, spiega lo scienziato. Al di là del piccolo effetto, la peculiare disposizione simmetrica dei getti alla base di questo spostamento resta per Avi Loeb uno degli enigmi principali del visitatore interstellare. Non esclude infatti che possano essere i propulsori di un’astronave aliena. Fra una decina di giorni 3I/ATLAS compirà un passaggio ravvicinato a Giove e le sonde in orbita attorno al gigante gassoso potranno raccogliere nuovi e preziosi dati su questo affascinante oggetto: una cometa interstellare per larga parte della comunità scientifica, ma con peculiarità tali — secondo alcuni — da non poter escludere l’ipotesi tecnologica.