in foto: Latino vivo, l'iniziativa dei ragazzi di via Cosenza

Nei pressi della Sapienza, in un piccolo palazzo anni venti in via Cosenza si riunisce un gruppo che potremmo definire di ‘latinisti innovatori' perché ripudiano le traduzione e puntano sul metodo della ‘lingua viva' anche più stimolante perché è indubbialmente un approccio più ludico. La loro ambizione parlare latino fluentemente, quello di Virgilio e di Ovidio. Così la "lingua morta" trova nuova vita.

"Il metodo naturale", prima della grammatica bisogna saper comunicare.

Ci si impegna in questa nobilissima aspirazione, proprio come si fa quando si studia l'inglese o il francese. In realtà questo inconsueto modo di apprendere il latino, è stato suggerito anche dal linguista danese Hans Henning Ørberg: si tratta del cosidetto "metodo naturale", che in Italia è stato conosciuto grazie al filologo Luigi Miraglia, che prima della grammatica dà priorità alla facoltà linguistica, ossia quella di comunicare, confermando che le regole si memorizzano in seguito all'uso "vivo" della lingua.

Il latino vivo dei ragazzi di Via Cosenza.

Daphne Grieco, Federico Pirrone e Leonardo Chiocchetti protagonisti del progetto "Latino Vivo"in foto: Daphne Grieco, Federico Pirrone e Leonardo Chiocchetti protagonisti del progetto "Latino Vivo"

Federico Pirrone, trentenne professore presidente dell’Istituto italiano di studi classici che organizza i corsi di latino vivo spiega

La scuola tramanda nozioni più che sapere. Qui da noi parlano Cicerone, Ovidio e Seneca: gli autori hanno la loro voce, nobile e attuale, e non dobbiamo tradirla.

Infatti non il gruppo di latinisti ‘rivoluzionari' non tradisce i classici e si cimenta a parlare proprio come gli antichi romani. Gli effetti di questo esercizio sono benefici anche sulla grammatica come ha raccontato il più piccolo del gruppo: "Prima prendevo ripetizioni, ora non fatico", il quindicenne Brando Campagna, del liceo Orazio, il più piccolo del gruppo.

La traduzione è più facile buttandosi sul ‘parlato', il vocabolario è superato.

I miglioramenti delle proprie competenze sono anche confermate da Marco Farace che il latino lo insegna

La “rogna” del latino è che devi studiare tanto e poi ti arriva il brutto voto. Ora senza stare incollato al vocabolario riesco a tradurre e inizio a parlare. Sono un giovane professore di lettere e spesso i miei allievi mi chiedono perché si debba ancora studiare il latino. Ero in difficoltà, lo ammetto. Con questo metodo non più, e i ragazzi se ne giovano.