I giudici della Corte d'Appello di Torino hanno accolto per una parte sostanziale il ricorso di cinque ex rider di Foodora che chiedevano il riconoscimento della subordinazione del rapporto di lavoro. In primo grado, lo scorso giugno, le istanze dei lavoratori erano state integralmente respinte. I giudici hanno riconosciuto il diritto dei ricorrenti ad avere una somma calcolata sulla retribuzione stabilita per dipendenti del contratto collettivo logistica-trasporto merci, con tanto di tredicesima, ferie e malattie pagate.

La decisione della Corte è stata accolta con sorpresa dagli stessi ex lavoratori, che dopo le proteste di piazza della scorsa primavera erano stati allontanati dall'azienda per aver rivendicato salari giusti. I rider avevano chiesto il reintegro e l’assunzione ma su questi aspetti anche i giudici del processo in secondo grado non hann dato loro ragione, così come hanno respinto la richiesta di risarcimento per presunte violazioni della privacy tramite l'applicazione dello smartphone con cui venivano assegnati gli incarichi.

"Non possiamo non dirci soddisfatti, la sentenza dimostra che non eravamo dei pazzi quando affermavamo che queste persone avevano dei diritti", ha commentato a caldo l'avvocato Giulia Druetta, uno dei due legali degli ex fattorini Foodora, alla pronuncia della Corte d'Appello di Torino. "E' la conferma – aggiunge – che i diritti esistono", perché la Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto degli ex fattorini "a vedersi corrispondere quanto maturato in relazione all’attività lavorativa da loro effettivamente prestata in favore di Foodora sulla base della retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del quinto livello del contratto collettivo logistica-trasporto merci dedotto quanto percepito". Il colosso tedesco dovrà anche riconoscere ai cinque lavoratori un terzo delle spese di lite, che complessivamente tra primo e secondo grado ammontano a poco meno di 30mila euro.

Tra i primi a commentare la sentenza della Corte d'Appello c'è stato Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana: "Il processo ha parzialmente rovesciato il primo grado di giudizio e accolto il ricorso dei fattorini contro Foodora. Finalmente il giudice ha riconosciuto alcune semplici verità: chi è diretto e organizzato da un datore che trae profitto dalla sua fatica, è un lavoratore, a tutti gli effetti subordinato. Altro che lavoretti". E ancora: "Se per aver protestato si perde la possibilità di continuare a lavorare significa che si è stati licenziati. Se ciò è avvenuto a causa delle proprie idee sgradite, si tratta di discriminazione e si ha diritto a essere indennizzati."