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“Vi parlo dalla mia tomba”: appello shock del tedesco sequestrato nelle Filippine

Stefan Okonen, medico tedesco sequestrato ad aprile nelle Filippine dal gruppo islamico Abu Sayyaf, ha raccontato di essere stato spinto in una fossa: “Se la Germania non pagherà il riscatto entro venerdì questa sarà la mia tomba”.
A cura di Davide Falcioni
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Stefan Okonen, il medico tedesco sequestrato nelle Filippine da un gruppo estremista islamico lo scorso aprile, ha lanciato un drammatico appello. In un messaggio audio inviato a una radio locale ha raccontato di essere stato spinto dai suoi aguzzini all'interno di una fossa e che quel luogo potrebbe diventare la sua tomba se il governo non pagherà entro venerdì il riscatto. Il medico – di 74 anni – venne sequestrato insieme a sua moglie lo scorso aprile in seguito a un guasto meccanico al suo yacht al largo dell'isola di Palawan, nel sudovest delle Filippine. I due tedeschi vennero quindi trasportati nell'isola di Jolo, cuore dell'estremismo islamico in una nazione, le Filippine, a maggioranza cattolica.

Il rapimento è stato rivendicato dal gruppo islamico Abu Sayyaf, affiliato ad Al Quaeda. Il leader del movimento ha spiegato recentemente che uno tra il medico tedesco e sua moglie verrà giustiziato questo venerdì alle 15 ora locale se non sarà pagato il riscatto richiesto, fissato in 5,6 milioni di dollari. Rami ha chiesto di trattare direttamente con il ministro degli Esteri filippino Albert del Rosario, che finora non ha voluto commentare.

"Mi hanno detto che venerdè mi uccideranno", ha dichiarato il medico nell'intervista controllata nella città di Zamboanga. "Vi parlo da una fossa profonda tre metri. Mi hanno detto che questa sarà la mia tomba se non pagherete il riscatto. Spero di uscire da qui, ma non ho ancora visto nessuno del governo impegnarsi perché ciò avvenga". Il medico ha anche raccontato dinon avere abbastanza cibo e acqua e che le sue condizioni – unitamente a quelle di sua moglie – sono molto difficili. L'organizzazione terroristica nel frattempo ha postato anche una foto su internet nella quale si vede l' uomo ammanettato davanti a una bandiera nera molto simile a quelle usate dall'Isis, gruppo al quale Abu Sayyaf ha sempre manifestato vicinanza. Nel fondo della foto il gruppo terrorista ricorda la scadenza dopo la quale uno dei due ostaggi sarà decapitato.

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