Gli egoismi nazionali mal si conciliano con la necessità di sconfiggere una pandemia globale. Sembrano averlo capito – almeno stando alle dichiarazioni – i leader dei Paesi G7, che hanno manifestato l'intenzione di fornire vaccini ai Paesi in via di sviluppo. Il presidente statunitense Joe Biden annuncerà un contributo di 4 miliardi di dollari al Covid-19 Vaccines Global Access, il Covac, il programma guidato dall'Oms per distribuire i vaccini in maniera più equa. Si tratta del primo contributo degli Stati Uniti al piano, che era stato snobbato dal presidente Donald Trump; il denaro è già stato stanziato dal Congresso.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato l'Europa e gli Stati Uniti a inviare urgentemente fino al 5% delle loro forniture alle nazioni in via di sviluppo, assicurando che la sua proposta ha il sostegno della cancelliera tedesca, Angela Merkel. E il primo ministro britannico, Boris Johnson, che presiede il summit che si svolgerà oggi online, annuncerà che il Regno Unito donerà le dosi in avanzo ai Paesi più poveri e tenterà di ridurre a 100 giorni il tempo necessario per produrre nuovi vaccini.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha ripetuto quanto noto ormai da mesi, ovvero che la distribuzione dei vaccini nel mondo è stata "selvaggiamente ingiusta e disomogenea": solo 10 Paesi hanno somministrato il 75% di tutti i vaccini Covid-19 messi a disposizione dalle case farmaceutiche mentre oltre 130 nazioni non hanno ricevuto neppure una dose. La riunione del G7 di oggi – la prima per il Presidente del Consiglio Mario Draghi, ma anche per il presidente Usa per il premier giapponese Yoshihide Suga – partirà dal tema centrale dei vaccini per poi allargare il campo alla gestione più generale della pandemia da coronavirus, la ripresa economica e le transizioni ambientale e digitale.

La scorsa settimana era stato il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, a sollevare con forza il tema del vaccino ai paesi poveri, denunciando la "collaborazione internazionale sempre più frammentata" che st causando un aumento delle disuguaglianze. "In questo contesto oltre il 90 per cento dei Paesi che attualmente stanno somministrando vaccini sono ricchi. Il 75 per cento delle 130 milioni di dosi impiegate è stato utilizzato solo in dieci Paesi", ha sottolineato il direttore generale dell'Oms. "Nel frattempo, quasi 130 paesi, con 2,5 miliardi di persone, devono ancora somministrare una singola dose", ha aggiunto. "Molti di questi paesi stanno anche lottando per garantire le risorse per test, dispositivi di protezione individuale, ossigeno e medicinali", ha sottolineato Tedros.