USA sequestrano nave russa nell’Atlantico: “Sforzo enorme per una petroliera vuota, qualcosa trasportava”

“Quanto impegno per una carretta del mare senza carico e diretta non si sa dove dopo aver peregrinato per l’Atlantico”, nota l’ex comandante della Royal Navy e poi attaché militare britannico a Mosca John Foreman: l’assalto – o meglio l'abbordaggio della Marinera ha coinvolto la Guardia Costiera degli Stati Uniti, il supporto dell'intelligence britannica con gli aerei da ricognizione elettronica River Joint della RAF, le forze speciali con almeno un elicottero MH-6 delle forze speciali americane. E una forza aerea statunitense è arrivata apposta nelle basi in Gran Bretagna, dicono alcune testimonianze confortate da osservazione OSINT dei tracciati radar. “Ho visto io stesso gli apparecchi atterrare”, dice Foreman a Fanpage.it
Tutto per una nave vecchia e arrugginita. Per di più “in zavorra”, come si dice quando una petroliera non ha petrolio da trasportare e le sue cisterne vengono parzialmente riempite d’acqua per bilanciare il peso in navigazione. Sulla fiancata, la nave sequestrata ha un tricolore bianco rosso e blu dipinto di fresco. In dicembre dopo un tentativo di ispezione USA ha cambiato nome e nazionalità: da Bella 1 battente bandiera della Guayana a Marinera, appunto. Battente bandiera russa. Ma mica si può cambiare bandiera mentre si è in navigazione. Così, la Marinera è stata considerata “stateless”, ovvero apolide. L’orientamento giuridico prevalente va in questo senso. E l’articolo 110 della Convenzione ONU sul diritto del mare ne consente l’abbordaggio e il sequestro, anche se le interpretazioni non sono univoche. La Gran Bretagna, di fronte alla richiesta americana ha detto che sì, legalmente si poteva fare.
John Foreman si aspetta qualche sorpresa, quando l’imbarcazione arriverà in Gran Bretagna e sarà ispezionata a fondo.
Non è stato un abbordaggio come gli altri. Perché tutto questo interesse da parte degli Stati Uniti per la Marinera?
"C’è stato un dispiegamento di forze inusitato. Hanno seguito la nave attraverso l’Atlantico. Gli americani hanno inviato molti aerei militari nelle loro basi nel Regno Unito. Forse perché non sapevano dove fosse diretta la petroliera: Manica, e poi? Mare del Nord? Baltico? Rotta artica verso Murmansk, probabilmente. Ci si è preparati a diversi scenari".
Ha conferma dello schieramento di una forza aerea statunitense?
"Ho visto di persona arrivare alla base di Mildenhall (nel Suffolk, circa 100 km da Londra, utilizzata dalla US Air Force fin dal 1943, ndr), un gran numero di Osprey (velivolo militare americano tiltrotor: decolla come un elicottero e vola come un aereo, ndr) e Hercules (areo militare per trasporto tattico, ndr). Addestramento. Preparazione. È stato uno sforzo enorme".
Ed è solo una questione di petrolio venezuelano?
"Se si crede agli americani, sì. Ma so di altre ipotesi. La nave veniva dall’Iran. Ha toccato il Venezuela. Bisogna vedere cosa c’è davvero a bordo".
Armi?
"Possibile. Missili a lungo raggio. Guerra elettronica. Ma la Marinera potrebbe anche aver trasportato persone. O denaro".
Cose le dice la sua esperienza di ufficiale di marina e di diplomatico militare?
"Hanno investito troppo, militarmente e politicamente, per una vecchia petroliera arrugginita senza carico, e che non andava da nessuna parte. Se fosse davvero vuota, perché tutto questo? Ora è sotto controllo Usa. Presto si saprà di più".
Dove la stanno portando?
"Verso la Scozia".
E se si trattasse solo di un’operazione contro la flotta ombra russa?
"Certo, anche togliere una sola petroliera dal mercato conta. Meno navi, meno entrate per la Russia".
Perché Mosca ora dà la sua bandiera alle petroliere ombra che usa? Il fatto che battessero bandiera di piccoli Stati deregolamentati era una garanzia per non farsi beccare.
"È una mossa disperata. L’idea della shadow fleet è sempre stata questa: tenerla fuori dai libri e dire “non c’entriamo”. La flotta regolare è bandita, quindi si usa quella ombra per portare il carico sul mercato. La disperazione è tutta nella nota stizzita con cui il ministero degli Esteri russo ha reagito al sequestro della Marinera: “Così non si fa, si viola il diritto del mare”. Ma semmai è il contrario. Mosca ora tenta di far passare queste petroliere come parte della flotta russa ufficiale. Ma non funziona".
Secondo lei, dopo il blitz americano e la cattura di Nicolás Maduro i russi hanno accettato di aver “perso” il Venezuela?
"Per la Russia investire nel Venezuela era puro opportunismo politico. Chávez e poi Maduro si sono messi contro gli Usa. Mosca si è infilata dietro per sfruttare la situazione per le sue narrative".
Che bilancio possono fare i russi delle loro alleanze anti-Occidente?
"Il bilancio è pessimo. Hanno perso la Siria. Ora il Venezuela. Non hanno difeso l’Iran quando è stato colpito. Hanno perso influenza in Moldavia.In Armenia e Azerbaigian si sono sfilati. In Asia centrale arretrano. La Russia di Putin si autodipinge come una grande potenza. Ma non è l’URSS. Quest'ultimo episodio lo dimostra. Non ha potuto fare nulla per la petroliera. Nulla per il Venezuela. Nulla per aiutare l’Iran. I russi appaiono scoperti. Detto questo, forse non gliene importa molto. Non era un interesse centrale. Le vere sfere d’influenza sono più vicine a casa. Africa, America Latina, Asia: vanno e vengono. È realpolitik".
Ai tempi dell’URSS l’aiuto di Mosca ai Paesi di quello che oggi chiamiamo Sud globale aveva motivi opportunistici ma anche ideali. La dimensione ideale, anzi, prevaleva ed era convincente. Per la Russia di Putin, plutocratica e capitalista all’eccesso, è ancora così?
"Il comunismo era attraente, per i Paesi in via di sviluppo. Il putinismo no. Mosca usava la retorica della decolonizzazione: contro gli imperialisti, dalla parte dei popoli sfruttati. Oggi funziona meno. Mosca ci prova ancora con i discorsi su colonialismo, globalizzazione. In Africa e America Latina, a volte, con successo. Sul Venezuela possono dire: Ve l’avevamo detto: gli americani si comportano da potenza imperiale nel loro cortile. Noi siamo dalla vostra parte”.
Quindi, queste prese di posizione a favore del Sud del mondo contano ancora?
"Molto meno. La Russia ha provato a organizzare un vertice con l’Africa. Non ci è andato quasi nessuno. Ma è un’area storica in cui Mosca continua a muoversi: Mali, Repubblica Centrafricana. La linea è questa: perdiamo qualcosa, ma il gioco continua. Abbiamo perso il Venezuela, sì. Ma possiamo usare il Venezuela, l’arrembaggio, l’Iran, per dire quanto è cattiva l’America".
Mosca sta sottovalutando fin dove Trump può spingersi?
"No. Anzi. Russia e Cina sono preoccupate. Gli Stati Uniti sono stati chiari: America Latina e emisfero occidentale sono la loro sfera d’influenza. Mica è così da ora: sono 150, 200 anni che è così.
E oggi non significa che Trump “ceda” spazio altrove a Mosca o Pechino. Non è un gioco tra pari. Washington si vede come il vertice. La Russia è considerata debole. Il vero rivale è la Cina.
Le azioni su Iran, Venezuela, la petroliera, i negoziati di pace: tutto questo costringe Mosca a riflettere su Trump".
E che può significare per le trattative per una pace in Ucraina?
"Se la Russia continua a prendere tempo nel negoziato, deve domandarsi: fino a dove Trump sarà disposto a colpire? Intanto, dopo il blitz in Venezuela gli USA potrebbero avere un maggior peso nel determinare i prezzi petroliferi. Se scendessero ancora, per Putin e la sua guerra sarebbero guai seri. Tutto questo potrebbe finire per favorire un tavolo negoziale finalmente credibile e avvicinare la pace, in Ucraina. Certo, imprevedibilità del presidente americano resta un grosso limite".
Resta anche il fatto che Trump se ne infischia delle regole e del diritto. I rapimenti di capi di stato più o meno legittimi nelle notti di luna piena dopo Natale non fanno ben sperare sulla stabilità del mondo…
"D’accordo, Trump non ama il diritto e il sistema multilaterale. Non ama l’Onu. Non ama le regole condivise. Agisce. Ma l’idea che gli USA si stiano ritirando dal mondo è falsa. Hanno colpito l’Iran. Agiscono in Venezuela. Operano nel Golfo. Vendono armi. Fanno pressione ovunque. Trump vuole la dominazione americana. “America first” significa questo".
Come valuta il sostanzioso aiuto dato dal suo Paese, la Gran Bretagna, all’abbordaggio e al sequestro della Marinera?
"Il sostegno britannico all’arrembaggio dice che non serve stare a lamentarsi ai margini. Questo è il mondo. Si tratta di accettarlo, e andare avanti".