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Presidenza Trump

USA, Corte d’appello dice che i dazi di Trump sono quasi tutti illegali. Il tycoon: “Giudici di parte”

Una Corte d’appello federale ha confermato la sentenza di primo grado sui dazi di Donald Trump: sono illegali perché il presidente non ha il potere di imporli da solo. Il presidente ha annunciato ricorso alla Corte Suprema: “Questa decisione distruggerebbe gli Stati Uniti”, ha scritto, accusando i giudici di essere “estremamente di parte”.
A cura di Luca Pons
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Nuovo intoppo per i dazi decisi da Donald Trump: un altro tribunale, in secondo grado, ha stabilito che sono stati imposti in modo illegale dal presidente. La sentenza è arrivata ieri da una Corte d'appello federale, con 7 voti a favore e 4 contrari. Trump ha subito attaccato il tribunale e annunciato ricorso alla Corte Suprema, che è composta per la maggioranza da giudici conservatori (sei su nove). In tutti i casi, gli effetti della sentenza sono sospesi fino al 14 ottobre: fino ad allora i dazi resteranno in vigore, ed entro quella data l'amministrazione Trump dovrà trovare una soluzione legale.

La decisione della Corte d'appello conferma quella presa in primo grado dalla Corte del commercio internazionale, un tribunale federale con sede a New York, che era arrivata a fine maggio (a seguito di una denuncia presentata da diverse piccole aziende, tra cui un esportatore di vini italiano, Victor Schwartz). Era stata la stessa Corte d'appello, il giorno successivo, a sospendere quella sentenza per analizzare al meglio il ricorso. Ma oggi i giudici sono arrivati alla stessa conclusione.

Il punto non è che i dazi in sé siano illegali, ma che il modo in cui Donald Trump li ha imposti non è permesso. Trump il 2 aprile, annunciando la maggior parte delle tariffe, aveva invocato una legge del 1977 chiamata Ieepa (International Emergency Economic Powers Act), che regola cosa può fare il presidente in un'emergenza nazionale, ovvero se c'è una minaccia straordinaria nei confronti degli Stati Uniti. Trump da quando è in carica ha dichiarato numerose emergenze, spesso proprio come modo per imporre dei dazi, anche se allo stesso tempo ha continuato a dire che l'economia statunitense è in ottime condizioni.

Il punto è che l'Ieepa non parla di dazi, e non è mai stata usata per creare tariffe: al massimo sanzioni, o congelamenti di beni, nei confronti di specifiche legate alla minaccia in atto. Trump invece l'ha usata per imporre dazi a quasi tutto il mondo.

"La legge non menziona i dazi (o alcuno dei suoi sinonimi) né prevede garanzie procedurali che contengano chiari limiti al potere del Presidente di imporre dazi", si legge, quindi "conferisce al presidente un’autorità significativa per intraprendere una serie di azioni in risposta a un’emergenza nazionale dichiarata, ma nessuna di queste azioni include esplicitamente il potere di imporre tariffe, dazi o simili, o il potere di tassare".

La reazione di Trump non si è fatta attendere: "TUTTI I DAZI SONO ANCORA IN VIGORE!", ha scritto sul suo social di riferimento, Truth, annunciando ricorsi e attaccando i giudici (un "tribunale altamente di parte"). "Se questi dazi se ne andassero, sarebbe un completo disastro per il Paese. Ci renderebbe finanziariamente deboli, e noi dobbiamo essere forti", ha aggiunto.

E ancora: "Se questa decisione venisse confermata, distruggerebbe letteralmente gli Stati Uniti d'America". In realtà, a livello economico riporterebbe la situazione al 1° aprile, prima che Trump imponesse i dazi. A livello politico, invece, sarebbe un duro colpo per il presidente. Va sottolineato che gli stessi dazi potrebbero essere approvati dal Congresso, dove c'è una maggioranza Repubblicana: è stata la modalità scelta da Trump a essere illegale, non le tariffe in sé.

Il presidente ha concluso di fatto annunciando il ricorso, che comunque era scontato: "Ora, con l'aiuto della Corte Suprema, useremo i dazi per fare il bene della nostra nazione, e rendere l'America di nuovo ricca, forte e potente!". La scadenza, come detto, è il 14 ottobre: qui è prevista l'entrata in vigore della sentenza.

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