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Turni di lavoro da 12 ore e ferie che durano al massimo una settimana: la riforma che spacca l’Argentina

La Camera argentina ha approvato una riforma promossa dal presidente Javier Milei che toglie diritti ai lavoratori e dà più potere alle aziende: le giornate lavorative potranno durare fino a 12 ore, le ferie si potranno dividere in blocchi minimi da sette giorni. Manca solo il via libera del Senato, ormai una formalità, e la riforma sarà legge. Nel Paese si è svolto uno sciopero generale di protesta.
A cura di Luca Pons
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Una caricatura di Milei durante la protesta davanti al Congresso a Buenos Aires, Argentina
Una caricatura di Milei durante la protesta davanti al Congresso a Buenos Aires, Argentina

Una giornata lavorativa che può durare fino a 12 ore, senza pagamento di straordinari, con la possibilità di recuperare più avanti le ore extra (ma solo se l'azienda lo approva). E ancora, uno ‘spacchettamento' dei periodi di ferie in blocchi minimi di sette giorni, sempre a discrezione del datore di lavoro, per massimizzare la produzione. Sono solo due delle misure inserite nella riforma del lavoro che la Camera del Congresso argentino ha approvato ieri, dopo una sessione-maratona durata dodici ore. Alla fine il testo è passato con 135 voti a favore e 115 contrari. Ora tornerà al Senato, che aveva già dato un via libera, per l'approvazione definitiva. È attesa a breve, probabilmente prima della fine del mese.

Fuori dal palazzo, a Buenos Aires, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare mentre in tutto il Paese si svolgeva uno sciopero generale. La riforma è il trionfo della visione ultra-liberista del presidente Javier Milei. Toglie diritti e garanzie a lavoratrici e lavoratori, dà molto più potere agli imprenditori, con la promessa che questo servirà a rilanciare l'economia. Se anche dovesse andare così, però, si teme che gli effetti sociali saranno durissimi. Viene quasi ribaltato del tutto il sistema normativo del lavoro che reggeva dal 1974, dopo decenni di lotte per le conquiste sindacali.

Milei si trovava a Washington quando la votazione è arrivata. Ha esultato con un post sui social omaggiando indirettamente – e non per la prima volta – il suo ‘alleato' Donald Trump: "STORICO. L'Argentina sarà di nuovo grande (un adattamento del trumpiano Make America great again, ndr). Viva la libertà, diavolo! (suo slogan abbreviato con la sigla VLLC, ndr)".

Come detto, la riforma si concentra principalmente sul dare più potere ai datori di lavoro. Una delle norme più controverse è quella della cosiddetta "banca ore". Invece di esserci turni standard ed eventualmente straordinari con paga maggiorata, ci sarà una certa quantità di ore di lavoro da gestire come l'imprenditore meglio preferisce. I turni, per questo, potranno durare al massimo dodici ore, non più otto. Nel caso in cui si superino le otto ore al giorno, la differenza si potrà recuperare successivamente con una riduzione dell'orario – ma questa sarà sempre sottoposta all'approvazione dell'azienda. Non ci sarà alcun pagamento di straordinari.

Il tempo libero, insomma, passa da un diritto del lavoratore o della lavoratrice a uno strumento da sfruttare al meglio per massimizzare la produzione. Anche le ferie, infatti, diventeranno una materia completamente in mano al datore di lavoro. Si potranno dividere in periodi minimi di sette giorni. In altre parole, se l'azienda lo desidera, i dipendenti lavoreranno per tutto l'anno senza avere mai ferie che durino più di una settimana. È saltata all'ultimo una norma che avrebbe consentito di pagare fino al 75% in meno chi si assenta per malattia.

La legge contiene diversi incentivi per le assunzioni – su questo punto hanno insistito i suoi promotori, affermando che servirà a ‘inquadrare' il circa 40% della popolazione che effettua lavoro ‘informale', cioè sostanzialmente in nero. Allo stesso tempo, però, ci sono misure che facilitano i licenziamenti. Ad esempio, al posto delle indennità di licenziamento (a carico dell'azienda) ci sarà un fondo pubblico per compensare in parte chi perde il lavoro. Un costo in meno, quindi, per il datore di lavoro che intende licenziare qualcuno.

Ci sono novità particolarmente dure per chi lavora sulle piattaforme digitali. Legalmente, diventeranno lavoratori autonomi. Significa che, nonostante il loro lavoro sia dettato in tutto e per tutto dalle piattaforme, non avranno garanzie di alcun tipo: pochissime tutele normative, nessun periodo di ferie pagato.

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