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Transgender nelle Forze armate Usa: Guardia Costiera e 56 ex generali contro Trump

Il comandante della Guardia Costiera ha pubblicamente dichiarato che non intende “rompere il rapporto fiduciario” con il personale transgender, mentre gli ex alti ufficiali hanno pubblicato una lettera aperta contro il divieto annunciato da Trump.
A cura di A. P.
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Niente transgender nelle Forze armate Usa, l'improvviso annuncio del Presidente Donald Trump aveva provocato immediatamente dubbi, critiche e perplessità dopo anni di piccoli passi che avevano portato infine  verso una completa accettazione di chi cambia sesso nelle varie Armi statunitensi. Da quell'annuncio, però, ancora poco è stato fatto di concreto visto che la decisione finale e le disposizioni operative che avrebbe dovuto prendere il ministro della Difesa, il generale a 4 stelle dei Marine in congedo, James Mattis, non sono ancora arrivate. Al momento, dunque, le regole non cambiano, ma anzi aumenta sempre di più l'opposizione interna dei militari alla presa di posizione di Trump.

Contro lo stop ai transgender annunciato dal Presidente si è schierato ad esempio il comandante in capo della Guardia Costiera,  l'ammiraglio Paul Zukunft, che pubblicamente ha dichiarato che non intendere "rompere il rapporto fiduciario" con il personale transgender del suo Corpo. In realtà nella Guardia costiera ci sono solo 13 transessuali da quando è stato autorizzato il loro ingresso  nelle forze armate. "Un numero molto piccolo ma tutti loro stanno facendo oggi un lavoro straordinario per la Guardia Costiera" ha spiegato l'ammiraglio, raccontando: "Ho chiamato personalmente il tenente Taylor Miller" la cui famiglia le aveva girato le spalle "per dirle ‘Taylor io non ti abbandonerò mai. Noi abbiamo investito in te e tu hai fatto a tua volta un investimento nella Guardia Costiera ed io non romperò il rapporto fiduciario che c'è tra di noi'. E questo è l'impegno che ho assunto con i nostri militari in questo momento".

Con lui si sono schierati anche cinquantasei tra ex generali americani ora in pensione, ammiragli e alti ufficiali senior. In una lettera aperta hanno sostenuto che il divieto per i trans "avrebbe causato notevoli interruzioni nei servizi assegnati alle forze armate" e priverebbe l'Us Army di militari di talento o costringendo loro a vivere nella menzogna. "Gli americani transgender patriottici che servono – e che vogliono servire – non devono essere licenziati, privati di assistenza medica necessaria o costretti a compromettere la loro integrità o nascondere la loro identità" hanno concluso.

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