Nessun lockdown come nel resto del mondo ma, nonostante la vicinanza con la Cina, è riuscito a contenere la diffusione del coronavirus facendo registrare appena 400 casi di contagio e solo sei decessi con una popolazione di circa 24 milioni di abitanti. Stiamo parlando di Taiwan, l’Isola nazione le cui coste sorgono a meno di duecento chilometri dalla Cina. Un caso più unico che raro cisto che le autorità locali hanno deciso di tenere tutto aperto compresi scuole e negozi. Fondamentale, secondo molti analisti, è stata la velocità di reazione delle autorità locali ma anche la preparazione a simili epidemie e il massiccio uso di tecnologie per il tracciamento degli spostamenti dei cittadini. Il tutto in piena trasparenza e con l’impegno attivo da parte della popolazione.

La velocità delle misure anticontagio: "A Taiwan controlli già da dicembre"

Le autorità di Taipei probabilmente hanno potuto contare proprio sui contrasti con la Cina, che rivendica la sovranità sull’Isola, visto che i viaggi tra i due Paesi sono molto controllati. Fondamentale è stata però proprio la tempestività degli interventi: a dicembre, mentre il resto del mondo minimizzava, infatti, si sono subito mossi in moto mettendo in atto tutte le misure anti-contagio anche in base alla precedente esperienza con la Sars. Avendo centinaia di propri cittadini che lavorano in Cina, è stata usata la massima precauzione anche andando contro le direttive di Pechino e della stessa Oms. I voli sono stati tracciati così come gli spostamenti dei cittadini mentre il servizio sanitario si preparava al peggio.

Fondamentale l'esperienza con la Sars

Il National Health Command Center (Nhcc), il Centro di comando anti epidemia istituito dopo la Sars proprio per intervenire in casi eccezionali, si è messo all’opera immediatamente avviando i protocolli di emergenza e riservando grande attenzione proprio alle linee guida per le scuole e i luoghi di lavoro che non sono stati chiusi. Anche per i contagiati è scattata una verifica a tappeto su tutti i contatti mentre i positivi sono stati sottoposti a una quarantena in strutture ospedaliere. Per fare tutto questo però è stato altrettanto fondamentale mettere in campo tutte le tecnologie sotto forma di analisi di big data che hanno incrociato i numeri su viaggi da e per la Cina, spostamenti interni e situazione sanitaria dei singoli. Anche i telefoni sono stati tracciati per capire gli spostamenti della popolazione.

Interrotte esportazioni di mascherine già a gennaio

I cittadini sono stati rassicurati predisponendo per loro piattaforme online attraverso le quali chiedere assistenza e capire come muoversi ma anche per poter accedere a cure sanitarie e strumenti di protezione personale come le mascherine. Proprio sul fronte dei dispositivi medici e di protezione Taiwan si è mossa tempestivamente: ha interrotto le esportazioni già a gennaio chiedendo contemporaneamente alle aziende locali di aumentare la produzione per farla arrivare ai 10 milioni al giorno. Una potenza organizzativa che permesso di registrare pochi casi di coronavirus e niente quarantene di massa.