Siria: l’esercito di Assad strappa ai ribelli la città di Qusayr

Sono serviti ventuno giorni di intensa battaglia, ma da stamattina la città di Qusayr – nodo cruciale di collegamento tra il mar Mediterraneo e Damasco – è di nuovo tornata nelle mani dell'esercito di Bashar al-Assad. A comunicarlo è stata la tv di stato siriana, che ha raccontato come all'opposizione sia toccato ritirarsi vista la mancanza di rifornimenti e di sostegno esterno. Fondamentale per le truppe governative è stato il sostegno di Hezbollah. Nena News spiega che "controllare la città significa godere di un collegamento diretto tra Damasco e il mar Mediterrano, oltre alla possibilità di gestire i flussi di armi e miliziani che entrano e escono nel vicinissimo confine libanese, a soli 6 chilometri di distanza".
"Di fronte al loro grande arsenale, alla nostra mancanza di rifornimenti e all'intervento plateale di Hezbollah, decine di combattenti hanno assicurato la ritirata dei loro compagni e dei civili", hanno ammesso i ribelli, in una nota stampa inviata a Reuters. Intanto anche l'Iran plaude alla vittoria dell'esercito regolare e, per voce del ministro degli esteri Hossen Amir Abdolahia, definisce gli oppositori ad Assad "terroristi Takfiri".
Intanto ieri la Commissione d'inchiesta dell'Onu sulla Siria ha specificato che i vertici militari governativi devono essere ritenuti responsabili dell'attuazione di una “politica concertata” volta alla violazione dei diritti umani. Ma il dossier non risparmia neppure i ribelli (sostenuti invece a gran voce da Regno Unito e Francia): testimonianze raccolte tra cittadini siriani e personale medico dimostrano che sia le forze governative fedeli ad Assad sia gli oppositori del regime hanno utilizzato armi proibite. Il loro impiego, tuttavia, è stato maggiore tra l'esercito regolare.