“Riapre il valico di Rafah ma gli attacchi continuano e i civili muoiono”: la testimonianza da Gaza City

Decine di persone sono in attesa, in mano solo qualche borsa, delle buste di plastica, e i propri bambini. Stanno lì dentro quel cancello che separa Gaza dal resto del mondo: ieri il valico di Rafah è stato finalmente riaperto.
Da maggio 2024, dopo l’occupazione della frontiera tra Gaza e l’Egitto da parte dell’esercito israeliano, era completamente chiuso, sia in entrata che in uscita. Da ieri è di nuovo aperto, per la prima volta dopo più di un anno.
La riapertura sarebbe dovuta avvenire ad ottobre, durante la prima fase del cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Ma Israele l'ha bloccata fino alla restituzione del corpo dell'ultimo ostaggio israeliano da parte di Hamas, avvenuta la scorsa settimana. Per adesso potranno passare il confine via terra solo i palestinesi che hanno bisogno di cure mediche in Egitto o quelli che le hanno già ricevute e possono tornare a Gaza.
Secondo gli ospedali locali e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa 20.000 palestinesi malati e feriti sono in attesa di lasciare Gaza per ricevere cure. Secondo quanto riferito da Israele, però, solo 50 pazienti al giorno, accompagnati da uno o due parenti, potranno uscire e 50 persone che hanno lasciato Gaza durante la guerra potranno farvi ritorno.
“Ieri mattina mia figlia è venuta da me e mi ha detto: ‘papà hanno riaperto il valico di Rafah, adesso possiamo uscire?’ Ho avuto il coraggio di risponderle solo: Inshallah. Se Dio vuole usciremo da Gaza”, racconta Mohamed Alamarin, pizzaiolo di Gaza City, a Fanpage.it. “Oggi il valico di Rafah ha riaperto, e l'intera popolazione palestinese considera questa notizia più importante del cessate il fuoco stesso, perchè Rafah rappresenta l'unica ancora di salvezza per noi nella Striscia di Gaza, l’unica via che ci connette con il mondo esterno”, continua l’uomo.
Il valico sarà gestito da supervisori dell'Unione Europea dell’EUBAM (acronimo di European Union Border Assistance Mission, una missione civile dell'Unione Europea che supporta la gestione delle frontiere in varie aree del mondo) e da personale palestinese locale, mentre Israele effettuerà controlli di sicurezza a distanza. Di fatto, però, il valico resta occupato da Israele.
“Le immagini emerse dal valico, che somigliano al cancello di una prigione, contraddicono i regolamenti dell'esercito riguardanti le ispezioni, gli interrogatori e i controlli di sicurezza per l'entrata e l'uscita da Gaza. Provo rabbia e tristezza per la situazione, ma continuo a sognare di poter evacuare e realizzare il mio sogno di avere una pizzeria in Sicilia”, continua Mohammed, “Tuttavia questo attraversamento non è diverso dall'attraversamento di Kerem Abu Salem (Karem Shalom). Io per esempio adesso non posso uscire, possono farlo solo le persone ferite e solo un piccolo numero per volta. Gli studenti, ad esempio, non possono uscire e anche quando potremo farlo sarà un rischio per noi, Israele potrebbe arrestarci in qualsiasi momento quando attraversiamo il confine”.
Prima di essere occupato da Israele il valico di Rafah era il principale punto di uscita per i palestinesi autorizzati a lasciare il Paese durante la guerra e un punto di ingresso chiave per gli aiuti umanitari (anche prima del 7 ottobre 2023 la Striscia di Gaza viveva grazie a circa 500 camion di aiuti umanitari al giorno). Adesso da qui passano solo i residenti, nessuna merce, nessun bene e nessun aiuto, di cui la popolazione di Gaza – stremata da due anni di carestia imposta – ha ancora profondamente bisogno.
“La situazione a Gaza non è positiva, non è migliorata così tanto dal cessate il fuoco. Un giorno prima della riapertura del valico di Rafah, l'esercito israeliano ha lanciato attacchi su Gaza, uccidendo 35 persone innocenti. Solo ieri ha ucciso un bimbo di 3 anni. Continuano a bombardarci e noi continuiamo a venire ammazzati", spiega ancora Mohammed.
Dall’inizio del cessate il fuoco a Gaza, l’esercito israeliano ha ucciso più di 500 palestinesi a Gaza e ne ha feriti altri 1.400. Più di 71 mila, invece, sono i palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023 ad oggi. Numero confermato persino dalle autorità israeliane. Intanto Israele ha vietato ad MSF di operare nella Striscia, dopo che l’Ong si è rifiutata di dare i dati dei propri operatori gazawi.
“Le famiglie qui attendono con ansia il ritorno dei loro parenti dall'Egitto”, conclude Mohammed, “Ma chi è andato via da Gaza quando era ancora possibile farlo non riconosceranno Gaza, sono andate via quando non c’era tutta questa distruzione, adesso tornano in un luogo dove non sono rimaste né case né città”.