L'Indonesia è probabilmente l'unico paese al mondo che ha dato inizio alla sua campagna di vaccinazione di massa contro il Covid-19 partendo dai giovani e non dalla popolazione più anziana, e più a rischio di contrarre la malattia. L'obiettivo è, come altrove, quello di far ripartire il prima possibile la propria economia mettendo la parola fine alla pandemia che in tutto il Paese ha provocato la morte di 24.645 persone e un totale di 847.000 casi dall'inizio dell'emergenza sanitaria. Ma a cambiare è l'approccio. I primi a ricevere le dosi del siero, oltre agli operatori sanitari, saranno i cittadini di età compresa tra i 18 e i 59 anni. Ed anche nel governo non ci sono eccezioni a questa regola: il presidente Joko Widodo, 59 anni, è stata la prima persona nel paese a ricevere il vaccino questo mercoledì, mentre il vicepresidente Ma'ruf Amin, 77 anni, non riceverà ancora la dose perché "è troppo vecchio".

A spiegare il perché di questa decisione ci ha pensato alla BBC il consulente sanitario dell'Esecutivo indonesiano, il professor Amin Soebandrio, che ha consigliato di iniziare la campagna di vaccinazione dai giovani. "Ha senso dare priorità all'immunizzazione dei lavoratori, cioè a quelli che escono dalle proprie abitazioni, sono in giro durante il giorno e poi tornano a casa dalle loro famiglie. Vogliamo intervenire prima su coloro che potrebbero diffondere il virus", ha detto l'esperto, aggiungendo che "questo approccio darà al paese le migliori possibilità di ottenere l'immunità di gregge e riportare i contagi sotto controllo" per mettere la parola fine alla pandemia e dare nuova linfa vitale all'economia.

L'Indonesia, con una popolazione di 270 milioni di abitanti, ha il più alto numero cumulativo di casi di Covid-19 nel sud-est asiatico. Secondo i dati del governo, l'80% dei casi è tra la popolazione attiva. Le scuole e gli uffici governativi sono chiusi da circa un anno, ma tutto il resto non si è mai fermato anche perché per la maggior parte dei lavoratori lo smart working non poteva comunque essere un'opzione. Ad appoggiare la decisione di far partire la campagna vaccinale dai più giovani è stato il ministro della Salute Budi Gunadi Sadikin: "Non si tratta solo di economia, ma di proteggere le persone e prima di tutto coloro che probabilmente hanno più possibilità di essere contagiati e di diffondere l'infezione". Anche perché, ha aggiunto, la dottoressa Siti Nadia Tarmizi, portavoce del ministero della Salute per il programma di vaccinazione Covid-19, "immunizzare i membri di una famiglia che lavorano significherà che non porteranno il virus in casa, dove si trovano i loro parenti più anziani. Vaccinando le persone di età compresa tra 18 e 59 anni stiamo offrendo una certa protezione anche agli anziani con cui convivono".