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Conflitto in Ucraina
18 Maggio 2022
19:56

Perché la Turchia non vuole Svezia e Finlandia nella NATO

Perché il presidente turco Recep Tayyip Erdogan minaccia di dire di no all’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO: tra le garanzie di sicurezza, lo stop all’embargo alle esportazioni di armi e al sostegno sul loro territorio ai curdi del Pkk.
A cura di Ida Artiaco
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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan (Gettyimages).
Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan (Gettyimages).
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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che Ankara "non dirà di sì" all’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO. Lo hanno riportato oggi i media locali, secondo i quali il leader turco avrebbe sottolineato che "la nostra unica aspettativa dagli alleati della NATO è prima di tutto capire la nostra sensibilità, rispettarla e infine sostenerla", chiedendo che i due Paesi non sostengano i gruppi terroristici che rappresentano una "minaccia diretta" per la sicurezza nazionale del paese. Ma quali sono i veri motivi per cui Erdogan si è opposto in maniera così netta alla richiesta dei due Stati del Nord Europa?

"La Turchia non cederà sul no, sono un vivaio di organizzazioni terroriste", ha dichiarato Erdogan per spiegare la sua contrarietà alla richiesta di adesione di Svezia e Finlandia all'Alleanza Atlantica. Ma la Turchia per la NATO è un membro importantissimo: Ankara rimane fondamentale per l'Alleanza vantando il secondo esercito dopo gli Usa e rivestendo il ruolo di scudo del fianco est nel sistema di difesa. Inoltre, è l'unico Paese a mantenere un canale di dialogo sia con Mosca sia con Kiev al momento, ed anzi lo stesso Erdogan si è più volte fatto avanti per ospitare un incontro tra Putin e Zelensky. Per questo, si potrebbe procedere lungo la strada della negoziazione.

Il leader di Ankara dai due Paesi scandinavi vuole delle "garanzie di sicurezza", e cioè lo stop all'embargo alle esportazioni di armi e lo stop al sostegno sul loro territorio ai curdi del Pkk, l'organizzazione contro la quale la Turchia è in guerra dal 1984. Ha rincarato la dose il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, che ha dichiarato al vertice di Berlino: "Parliamo di due Paesi che sostengono apertamente il Pkk e Ypg (curdi siriani che controllano la Rojava nel nord Siria). Organizzazioni terroristiche che attaccano le nostre truppe tutti giorni e questo rende la richiesta inaccettabile e oltraggiosa. Ne discuteremo con gli alleati Nato e con i due Paesi interessati".

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