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Conflitto in Ucraina
21 Aprile 2022
13:37

Perché la Russia non vuole l’Ucraina nell’Unione Europea

Quando l’Ucraina ha dichiarato di non voler rinunciare al sogno europeo pur avendo messo da parte l’entrata nella Nato, la Russia non si è ufficialmente opposta. Nonostante questo silenzio, però, da sempre Mosca non è proprio favorevole a una presa di posizione di Kiev anche in senso europeo.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Quando l'Ucraina ha dichiarato di voler rinunciare alla Nato, ma non al sogno europeo, Mosca ufficialmente non si è opposta. Si è invece mostrata aperta all'entrata del Paese nell'Unione e il presidente ucraino Zelensky ha fornito il questionario compilato per la richiesta di adesione. Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la risoluzione in cui si invitano le istituzioni europee ad adoperarsi per concedere all'Ucraina lo status di Paese candidato eppure la Russia non è mai stata favorevole a una presa di posizione da parte di Kiev. Il problema, in realtà, è una qualunque alleanza con l'Occidente: prima sulla lista nera, la Nato. Solo in ottica di una rinuncia all'Alleanza la Russia non ha respinto l'ipotesi dell'adesione all'Unione Europea che però negli anni ha osteggiato in modo non proprio velato.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha rilasciato un'intervista a India Today nella quale ha dichiarato che la guerra in atto ha le sue radici "nel desiderio dell'Occidente e degli Usa di governare il mondo". L'Ucraina era quindi secondo il Cremlino "un trampolino di lancio contro Mosca".

"L'Occidente ha violato le sue promesse alla leadership russa dopo la seconda guerra mondiale, spostando la Nato sempre più a est con la fine dell'Unione Sovietica. Dal 2003, con le presidenziali in Ucraina, l'Occidente ha trascinato Kiev verso l'Unione Europea. L'accordo prevedeva tariffe a zero per le merci ucraine in Europa e viceversa – ha spiegato Lavrov nella lunga intervista -. Abbiamo segnalato le preoccupazioni della Russia a riguardo e nel 2013 l'Ucraina ha chiesto all'Unione di posticipare la firma dell'accordo come avevamo suggerito. Abbiamo chiesto di sederci a un tavolo con Kiev e Ue per discutere su come procedere. L'Unione ha rifiutato".

L'adesione all'Unione e i rinvii

L'entrata nell'Unione è stata considerata un traguardo fondamentale per il Paese negli anni da politici come Porošenko e Juščenko. I filorussi, invece, hanno sempre cercato di porre tempo in mezzo: l'esempio lampante è l'ex presidente Viktor Janukovyč, fuggito nella Russia meridionale nel 2014. Janukovyč scelse nel 2013 di  sospendere la firma dell'Accordo di associazione e stabilizzazione con l'Ue (Asa) per poi rivolgersi a Mosca per un sostegno finanziario e uno sconto sull'importazione di gas del 30%. Nei mesi successivi, i manifestanti ucraini hanno chiesto un ripensamento sull'accordo mancato con l'Europa e le dimissioni del governo. Da qui l'approvazione di una legge restrittiva sulla libertà di manifestazione nel gennaio del 2014 che ha portato a nuove proteste in piazza e a centinaia di morti con conseguente fuga di Janukovyč prima verso Kharkiv e poi a Rostov.

I legami storici con la Russia hanno sempre influenzato il modo in cui Kiev ha guardato alla politica internazionale. Il territorio ucraino, inoltre, ospita una serie di minoranze di etnia russa e di lingua russofona. L'approfondimento delle relazioni con i Paesi dell'Unione Europea rappresenta un tentativo di acquisire maggiore indipendenza dalla Russia con un orientamento occidentalista esploso con le proteste di piazza tra il 2013 e il 2014. Con la creazione di un nuovo governo transitorio non riconosciuto dalla Russia a Kiev presieduto dal primo ministro Jatsenjuk, la Russia ha avviato le sue operazioni militari in Crimea per l'annessione con un controverso referendum.

Dal suo canto, Jatsenjuk ha continuato a promuovere un'agenda riformista che puntava verso l'Ue e gli Usa. In questo contesto è avvenuta la firma della parte politica dell'Asa bloccata nel 2013. Nell'aprile del 2014, le tensioni si sono spostate dalla Crimea verso l'est del Paese con proteste dei filorussi a Kharkiv, Luhansk, Donetsk, Sloviansk, Kramtorsk e Mariupol. I manifestanti chiedevano un referendum, esattamente come avvenuto per la Crimea. Davanti ai crescenti disordini, Kiev ha provato a cambiare lo stato delle cose con elezioni anticipate nel maggio del 2014 che hanno visto l'affermazione di Petro Porošenko. Da un lato Porošenko ha provato a continuare il percorso con l'Europa, firmando nel giugno del 2014 anche la parte politica dell'Asa con Bruxelles, dall'altro a riprendere il dialogo con la Russia per arrivare a una tregua. Allo stesso tempo però, Porošenko non ha voluto riconoscere l'annessione della Crimea alla Russia e ha dato il via alle operazioni delle forze di sicurezza nazionale nelle regioni sud-orientali del Paese.

Dopo la modifica della Costituzione avvenuta nel 2019 con la cancellazione del punto che prevedeva la neutralità dell'Ucraina, il presidente Zelensky ha firmato il 28 febbraio scorso la richiesta di adesione all'Unione. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, il sostegno all'adesione all'UE è salito a un record del 91%.

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