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Guerra Ucraina-Russia

In che modo la guerra in Iran isola l’Ucraina, il generale: “Kiev riceverà molte meno armi dagli USA”

Il generale Battisti: “Washington sta indirizzando buona parte delle proprie risorse militari verso il Medio Oriente. Per l’Ucraina il rischio è concreto: ricevere meno rifornimenti di armamenti, quantomeno dagli americani, perché questi verranno dirottati per coprire le esigenze operative in Iran”.
Intervista a Generale Giorgio Battisti
Già comandante del Corpo d'Armata di Reazione Rapida della NATO
A cura di Davide Falcioni
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Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra tra Israele-Stati Uniti e Iran, il fronte ucraino è rapidamente scivolato in un cono d'ombra. E no, non è solo una questione di attenzione mediatica, ma di una netta ricalibrazione delle risorse militari e strategiche di tutti i principali attori geopolitici globali. Cosa succede quando la "polveriera" mediorientale costringe Washington a rivedere le sue priorità? E come cambia il rapporto tra Mosca e Teheran ora che i droni Shahed servono più al regime degli Ayatollah che al Cremlino?

Fanpage.it lo ha chiesto al generale Giorgio Battisti, già Comandante del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO in Italia, secondo il quale gli effetti della crisi in Medio Oriente si faranno sentire anche in Ucraina, che rischia un isolamento senza precedenti: con gli arsenali americani dirottati a Sud e le basi europee nel Mediterraneo in stato di allerta, Kiev si ritrova a gestire una carenza di rifornimenti che potrebbe essere fatale.

Generale Battisti, la guerra tra Stati Uniti e Iran sembra aver messo in ombra il conflitto in Ucraina. Che impatto avrà questo spostamento di attenzione sulle forniture militari a Kiev?

Indubbiamente il problema ucraino sembra essere passato in secondo piano per l'Occidente. Da parte statunitense sarà sicuramente così, perché Washington sta indirizzando buona parte delle proprie risorse militari verso il Medio Oriente. Per l'Ucraina il rischio è concreto: ricevere meno rifornimenti di armamenti, quantomeno dagli americani, perché questi verranno dirottati per coprire le esigenze operative nell'area mediorientale.

Sul fronte opposto, l'Iran è stato finora il principale fornitore di droni Shahed per la Russia. Questa nuova crisi interromperà il flusso verso Mosca?

L'Iran avrà grossi problemi a rifornire la Russia. In primo luogo, perché quei droni servono ora al regime per la propria risposta agli attacchi USA. In secondo luogo, la campagna aerea condotta da Israele e Stati Uniti ha colpito nello specifico anche alcuni centri produttivi di missili e droni per ridurre la capacità offensiva di Teheran. In questo momento, quindi, è molto più probabile uno scenario inverso: ovvero che sia la Russia a inviare armamenti all'Iran, ammesso che i vettori riescano ad atterrare. Mosca, dal canto suo, potrà sostituire le forniture di Teheran con altre dalla Corea del Nord, senza dimenticare che ha sviluppato anche un’elevata capacità produttiva autonoma.

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In questo complicato equilibrio, chi trae il maggior vantaggio o, al contrario, chi viene più penalizzato da questa situazione?

Ritengo che in questo momento l'Ucraina sia il soggetto maggiormente penalizzato. Non è solo una questione di armi: anche il fronte diplomatico ne risente. Ad esempio, l'ultima tornata di colloqui di pace che doveva tenersi ad Abu Dhabi è saltata perché l'area è diventata zona interdetta ai voli commerciali a causa dei bombardamenti.

Anche l'Europa sembra costretta a ricalibrare la sua presenza.

Esattamente. C'è meno attenzione su Kiev non solo da parte degli USA, ma anche da parte di nazioni come la Gran Bretagna, che ha visto colpita la propria base a Cipro, o la Francia, che sta schierando i propri assetti navali nel Mediterraneo. L'attenzione strategica si sta spostando massicciamente a Sud, lasciando l'Ucraina in una posizione di maggiore isolamento.

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