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“Non vergognatevi mai”: cos’ha detto Gisèle Pelicot, stuprata da 51 uomini, nella sua prima intervista in tv

Nella sua prima intervista televisiva in tv Gisèle Pelicot, la donna francese per quasi un decennio abusata da almeno 51 uomini dopo essere stata sedata dal marito, ha invitato le vittime di abusi a non vergognarsi: “La vergogna è una doppia condanna”.
A cura di Davide Falcioni
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Gisèle Pelicot
Gisèle Pelicot

"La vergogna ti si attacca addosso, ti si attacca alla pelle. E questa vergogna è una doppia condanna, è una sofferenza che ti infliggi da sola". A parlare – nella sua prima intervista televisiva, rilasciata all'emittente France 5 – è Gisèle Pelicot, la donna francese per quasi un decennio abusata da almeno 51 uomini dopo essere stata pesantemente sedata dal marito Dominique, in seguito condannato a 20 anni di carcere per stupro aggravato. Gisèle, oggi diventata un'icona femminista in grado di trasformare un violentissimo trauma in una battaglia di civiltà, ha non a caso aggiunto: "Mi sono detta che lottare contro tutto questo a livello individuale significava anche lottare per la collettività. Ho pensato che se ci sono riuscita io, anche altri potevano farcela… Il mio messaggio di speranza per tutte le vittime è: non vergognatevi mai".

L'intervista a Gisèle Pelicot arriva mentre la donna è impegnata nella promozione del suo libro di memorie, in uscita in tutto il mondo e tradotto in 22 lingue, del quale ieri Le Monde ha anticipato alcuni passi. Nel volume, Pelicot torna sulla sua vicenda durata quasi 10 anni, in cui è stata drogata a sua insaputa dall'ex marito, Dominique Pelicot, poi violentata da lui e da decine di uomini che egli stesso reclutava su Internet.

Gisèle Pelicot
Gisèle Pelicot

Il libro è intitolato "E la gioia di vivere", uscirà il 17 febbraio ed è firmato dalla Pelicot con la giornalista e romanziera Judith Perrignon. "Quando ripenso al momento in cui ho preso la decisione (di aprire al pubblico il processo, ndr) – si legge in uno dei passi anticipati – mi dico che se avessi avuto 20 anni di meno, non avrei forse osato rifiutare le porte chiuse. Avrei temuto gli sguardi, quei maledetti sguardi con i quali una donna della mia generazione ha sempre dovuto fare i conti".

"Forse – continua Pelicot – la vergogna svanisce più facilmente a 70 anni, e più nessuno fa attenzione a voi. Non lo so. Non avevo paura delle mie rughe, né del mio corpo". Durante il processo, racconta di "aver avuto voglia di averlo (il marito, ndr) davanti a me. Per gli altri (gli stupratori, ndr) temevo il loro numero. Più il processo si avvicinava, più immaginavo di diventare ostaggio dei loro sguardi, delle loro menzogne, della loro vigliaccheria e del loro disprezzo. Ma non li avrei protetti chiudendo la porta?", si chiede.

Fra i passi più impressionanti del volume, quelli in cui descrive la sua incredulità nello scoprire, in commissariato, le foto di lei stessa durante le violenze subite in stato di "sottomissione chimica": "Non riconoscevo quegli individui. Né quella donna. Aveva le guance flosce. La bocca molle. Era una bambola di stoffa".

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