Marò in India: vertice del governo Letta, obiettivo riportarli a casa

Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha convocato oggi i ministri competenti per fare il punto sulla vicenda dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India dal febbraio del 2012 e in attesa di un processo per l’accusa di aver ucciso due pescatori. Al termine della riunione (erano presenti i ministri dell’Interno Alfano, degli Esteri Bonino, della Giustizia Cancellieri, della Difesa Mauro oltre a Staffan De Mistura e l’ambasciatore italiano in India Daniele Mancini) Palazzo Chigi ha reso noto che l’orientamento è di proseguire con determinazione e fiducia le azioni intraprese “intensificandole ulteriormente”. Tentare di riportare i due militari, dunque, presto a casa.
La prossima settimana De Mistura torna in India – In particolare il primo obiettivo del governo Letta in merito al caso dei marò è di sbloccare lo stallo delle indagini che ritardano l’avvio del processo a New Delhi. Per accelerare i tempi la prossima settimana De Mistura – l’ha detto lui stesso al termine del vertice – tornerà dai due militari in India. Dall’avvio delle indagini della polizia antiterrorismo della Nia sono già trascorsi 90 giorni ma ancora non ci sono indicazioni su quando inizierà il processo che vedrà come imputati Latorre e Girone (i due marò dovranno comparire davanti a un tribunale costituito in base alla sentenza del 18 gennaio della Corte Suprema).
Far partire quanto prima il processo – Da quanto si apprende – scrive l’Ansa – gli investigatori devono completare gli interrogatori dei testimoni italiani e ci sarebbe un disaccordo tra India e Italia sul luogo e sulle modalità dell’interrogatorio. L’India vorrebbe ascoltare gli altri marò presenti sulla Enrica Lexie a New Delhi mentre l’Italia avrebbe proposto una videoconferenza o risposte scritte agli inquirenti indiani. Dunque l'obiettivo del governo italiano è quello di trovare un accordo su questo fronte per far partire quanto prima il processo. Non ci sarebbe l’intenzione di avviare un contenzioso presso Corti internazionali in quanto questa strada sarebbe troppo lunga da percorrere ma al contrario il governo è al lavoro per ottenere un processo equo che riconosca tutti i diritti della difesa.