Stanca dei ritardi nell'arrivo dei vaccini Pfizer l'Ungheria è diventata la prima nazione europea ad aver approvato il siero contro il Covid-19 Sputnik V sviluppato dalla Russia: la decisione è stata presa dall'ente regolatore di Budapest per accelerare la campagna di vaccinazione, che ha subito una battuta d'arresto inaspettata dopo le difficoltà di approvvigionamento delle dosi Pfizer – BionTech. Il presidente Viktor Orban ha confermato inoltre l'approvazione in emergenza anche del vaccino Oxford – AstraZeneca: "Se da Bruxelles le dosi arrivano con questa velocità siamo costretti a ricorrere a fonti alternative", ha dichiarato il primo ministro Gergely Gulyas.

La decisione del governo ungherese di approvare il vaccino russo bypassa il parere dell'EMA, ente europeo per i medicinali, e rappresenta secondo la Commissione Europea un precedente che "rischia di minare la fiducia dei cittadini nei confronti dell'agenzia di regolazione". Bruxelles ha inoltre sottolineato che qualsiasi Stato membro che distribuisca un medicinale ai sensi della clausola d'emergenza ha la piena responsabilità nel caso di problemi come gravi effetti collaterali.

Come funziona il vaccino Sputnik V

Il vaccino Sputnik V si basa su due vettori virali (gli adenovirus umani Ad5 e Ad6) che veicolano un gene che codifica per la proteina di superficie Spike di Sars-CoV-2, il virus che causa Covid -19. Lo schema di somministrazione prevede l'iniezione di due dosi a distanza di 21 giorni una dall’altra. La scelta di due adenovirus diversi per ciascuna dose è stata fatta in considerazione di quella che potrebbe essere la risposta immunitaria a uno stesso vettore al momento del richiamo. Tra i vaccini più avanti nella sperimentazione, anche quello sviluppato dall’Università di Oxford e prodotto da Astrazeneva di basa su vettori virali (adenovirus di scimpanzé) ma le due dosi sono sviluppate sullo stesso vettore. Secondo Kirill Dmitriev, Ceo del Fondo russo per gli investimenti diretti che finanzia lo sviluppo del candidato vaccino Sputnik V, la specificità del vaccino russo risiede proprio nell’uso di due diversi vettori adenovirali umani “che consentono una risposta immunitaria più forte e a lungo termine rispetto ai vaccini che utilizzato lo stesso vettore per le due dosi”. Riguardo al profilo di sicurezza, i risultati degli studi clinici di fase I e fase II del vaccino Sputnik non hanno mostrato eventi avversi gravi.