L’esercito israeliano spara contro gli studenti all’università di Birzeit: “Rischiamo la vita per studiare”

C’è ancora il sangue a terra sulla strada d'entrata al campus di Birzeit, nell'omonima città all'interno del governatorato di Ramallah, una delle principali università palestinesi, in Cisgiordania.
Sono circa le 13 quando più di duecento soldati israeliani in venti diverse camionette distruggono l’entrata dell’ateneo, facendo incursione dentro il campus. Prima intimidiscono gli studenti, i docenti e il personale dell’Università, poi aprono il fuoco: lacrimogeni, proiettili di gomma e proiettili veri.
Tra le urla e le lacrime in poco tempo non si capisce più niente, solo dopo scopriremo che 41 studenti sono stati feriti e 11 portati via con l’ambulanza e adesso in ospedale.
“È un attacco terroristico contro la vita accademica palestinese e le istituzioni accademiche palestinesi”, commenta con Fanpage.it Ala Alazzeh, vicedirettore degli affari studenteschi dell’ateneo. “Hanno iniziato a sparare non appena sono entrati nel campus, utilizzando proiettili veri, gas lacrimogeni e bombe sonore. Diversi studenti sono stati feriti, alcuni gravemente, da proiettili veri”, continua.

Oggi, al momento dell'attacco, c'erano più di 10.000 studenti nel campus, in totale l’Università conta 14.000 studenti provenienti da tutta la Cisgiordania occupata. Birzeit è un'Università molto importante, una delle principali istituzioni accademiche e di ricerca in Palestina. Per questo motivo è costantemente nel mirino dell’esercito israeliano. Questa, infatti, non è la prima volta che l’Università viene attaccata, l’esercito l’ha già fatto diverse volte negli ultimi anni, tuttavia, è la prima volta che accade durante l'orario delle lezioni, nel bel mezzo della giornata scolastica, quando gli studenti sono tutti nelle loro aule.
“È una novità per l'Università di Birzeit l'uso di armi all'interno del campus, è la prima volta che l’esercito fa incursione con questa forza e violenza, è un vero esercizio di potere all'interno del campus”, commenta ancora il dottor Alazzeh.

“Questo attacco fa parte di una strategia di terrore contro i palestinesi che dura ormai da settant’anni. È parte integrante delle pratiche coloniali e dell'occupazione militare. L'Università di Birzeit è un'istituzione per i palestinesi, quindi l'attacco rientra in quello generale contro il popolo palestinese e, in particolare, contro le istituzioni accademiche in Palestina. La logica del colonialismo di insediamento è quella di sbarazzarsi della popolazione nativa della Palestina, i palestinesi. Parte di questa politica consiste nel distruggere le istituzioni palestinesi e impedire ai palestinesi di avere istituzioni indipendenti, specialmente quelle accademiche che permettono alla società palestinese di ricostruirsi sotto l'occupazione militare e il regime coloniale”, ci spiega.
L’attacco di oggi, secondo l’esercito israeliano, sarebbe avvenuto in quanto gli studenti praticano attivismo politico all’interno dell’ateneo. Il che fa sorridere se pensiamo a qualsiasi altra università europea, cuore della politica giovanile in qualsiasi altro paese democratico.
“I palestinesi sono abituati a vivere costantemente sotto minaccia. I nostri studenti affrontano gli stessi ostacoli passando per i posti di blocco e subendo attacchi militari nei loro villaggi o noi campi profughi. L'università non fa eccezione. Questo è ciò che vogliono trasmettere: che l'università non è uno spazio sicuro per gli studenti. Per questo chiediamo ai nostri colleghi in tutto il mondo di sostenerci, di condannare questi atti e di assumersi la propria responsabilità etica nel sostenere la vita accademica palestinese”, conclude Ala Alazzeh.
Intanto per strada è tornata la calma, dopo circa due ore di incursione incontriamo ancora qualche studente che commenta incredulo quanto avvenuto. Tre ragazze (che chiedono di rimanere anonime) sono sedute sui gradini dell’entrata principale dell’ateneo. Guardano il tramonto mentre controllano i messaggi whatsapp per vedere se ci sono aggiornamenti dai loro compagni in ospedale.
“Ci siamo molto spaventate oggi”, racconta una delle ragazze, ventiduenne, “ho visitato tanti paesi in occidente, sono stata in tante università nel mondo, ma la grande differenza con Birzeit è il senso di sicurezza. Quello che qui non abbiamo. Siamo venute per studiare e abbiamo rischiato la vita. Ogni giorno venire in Università è diventato veramente pericoloso ma allo stesso tempo è diventato così normale per noi palestinesi”.

Intanto il sole sta tramontando, bisogna andar via prima che chiudano i checkpoint. Mentre mette in ordine i libri dentro la sua borsa l'altra ragazza, diciottenne, commenta: “Non ci spaventeranno, vengono per spaventarci e costringerci a non imparare ma non lo faranno, Birzeit è differente, non ci fermeranno dal voler studiare”.