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Guerra Ucraina-Russia

“La guerra in Ucraina non sarà vinta o persa sulla linea del fronte”: l’analisi di Giles

Impasse russa e controffensive ucraine dimostrano che il conflitto “si deciderà su politica, economia e accordi tra potenze, non sul campo”, spiega Keir Giles, analista del prestigioso think tank britannico Chatam House. Il fattore Starlink e la “distrazione” degli USA contano ma “non sono una svolta”. Intanto, niente tregua di Pasqua.
Intervista a Keir Giles
Senior consulting fellow di Chatam House.
A cura di Riccardo Amati
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Non saranno i soldati e i loro generali a vincere o a perdere la guerra in Ucraina, dice a Fanpage.it Keir Giles, senior consulting fellow di Chatam House: “Nessuna delle due parti vincerà al fronte. Tutto dipende da strategie politiche, accordi e guerra economica”.

La narrativa russa di un inesorabile attrito fino al crollo delle difese nemiche è sempre meno sostenibile. In marzo i soldati di Putin non hanno guadagnato terreno. In alcune zone sono arretrati. Secondo l’Institute for the Study of War, le truppe ucraine hanno riconquistato circa nove chilometri quadrati. Quasi 40 ne avevano ripresi in febbraio, rilevano le analisi OSINT di Black Bird. I 400 chilometri rivendicati da Kiev vanno quindi ridimensionati. Conteggio forzato. Sensazionalismo. Fatto sta che le controffensive ucraine nel sud-est hanno stabilizzato e spesso invertito la situazione.

Un fattore conta: all’inizio di febbraio le autorità ucraine e SpaceX — la società di Elon Musk che gestisce Starlink — hanno introdotto un sistema per cui i terminali in uso alle forze russe sono stati disattivati. Niente più guida dall’alto assicurata, per le truppe di Mosca. Strutturalmente svantaggiate nella IMINT (Imagery Intelligence) e nella ricognizione satellitare.

“La vittoria di Mosca è tutt’altro che inevitabile”, secondo Giles. E la “distrazione” mediorientale di Donald Trump non crea solo vantaggi per il Cremlino. Anzi, viene a mancare “la pressione di Washington per una resa di fatto degli ucraini”. Niente, nei fatti recenti, è in grado di sbloccare lo stallo.

Keir Giles è uno dei maggiori esperti delle forze armate russe e del conflitto tra Mosca e l’Occidente, a cui ha dedicato sei libri. Chatam House, ovvero il Royal Institute of International Affairs con sede in St James’s a Londra, è tra i più autorevoli think tank mondiali. L’intervista che segue è stata rivista per brevità e chiarezza. È integrale nei suoi contenuti.

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I russi non sono avanzati né in febbraio né in marzo. Che significa?

"È una prova contro l’argomento russo secondo cui la vittoria è inevitabile. Servito per convincere molti, in Europa e negli Stati Uniti, che la guerra deve finire subito. Visto che Kiev l’ha già persa.

È anche una conferma dell’importanza di Starlink. L’inizio delle controffensive ucraine ha coinciso con la disattivazione dei dispositivi satellitari Starlink in mano ai russi".

Starlink è così importante da cambiare il corso della guerra?

"No. Ha importanza limitata. La guerra non sarà vinta o persa sulla linea del fronte. Ma con le strategie e gli accordi politici. E con la guerra economica".

E perché questa guerra non si può vincere al fronte?

"È chiaro almeno dal 2023. Il fronte è in stallo. Motivo: gli sviluppi tecnologici e il modo in cui si combatte. È la guerra dei droni. Lo stallo ha spinto la Russia su altre strade. Ha tentato di sconfiggere l’Ucraina non più con l’invasione militare diretta, ma colpendo la sua capacità di funzionare come Stato".

Con i bombardamenti sulle strutture civili e le città, quindi. Mosca però continua a sostenere che i suoi soldati avanzano. Proclama per la terza volta volta in quattro anni di aver conquistato quel poco della oblast di Luhansk ancora controllata dalle forze di Kiev. E lascia intendere di preparare un’offensiva per l’estate. Tutta propaganda? 

"La propaganda è importante. È servita alla Russia per convincere mezzo mondo che la sua avanzata in Ucraina fosse lenta ma inarrestabile, e che il crollo del nemico fosse imminente. In questo clima, in cui gli stessi alleati di Kiev hanno spinto per una sua resa di fatto, la percezione conta, per mantenere il sostegno all’Ucraina".

Fanpage.it ha potuto constatare come pattuglie russe vengano mandate a “conquistare” anche due o tre isba disabitate per poi fotografarsi con la bandiera. Su alcuni fronti le linee non sono definite. Azioni del genere sono irrilevanti dal punto di vista tattico. E molto spesso suicide. Che motivo hanno?

"I comandanti russi sono sotto pressione per mostrare risultati. E sono disposti a fabbricarli. È normale, nel sistema russo. Non sorprende".

Anche gli ucraini fanno simili incursioni “simboliche”. Come oltre il fiume a Kherson, riportano alcuni canali Telegram. Intanto, per l’anniversario di Bucha da Cremlino e dintorni è partita una campagna propagandistica impressionante. Per qualità, quantità e noncuranza della realtà. Eppure si conoscono addirittura nomi di unità e militari responsabili. Perché ostinarsi a negare?

"È una anomalia. Negli ultimi tempi, la Russia aveva dedicato meno sforzi a negare crimini di guerra e atrocità, arrivando talvolta a rivendicare alcuni fatti con orgoglio, per motivi di consenso interno. Strano vedere un ritorno alle smentite impossibili. L’attenzione internazionale sull’anniversario di Bucha è stata sfruttata per riproporre le narrative del Cremlino. Ma potrebbe essere semplice inerzia del sistema, che funziona in automatico, più che una nuova campagna strategica".

Mosca ha risposto con disprezzo annoiato alla proposta di Zelensky per un cessate il fuoco a Pasqua. Eppure lo scorso anno Putin aveva proposto la stessa cosa. Anche se la tregua si rivelò poi fittizia. Cosa è cambiato?

"Putin non trarrebbe alcun vantaggio da una tregua, oggi. Gli Stati Uniti stanno impiegando gran parte delle loro armi e dei loro missili in Medio Oriente, invece che per difendere l’Ucraina o l’Europa. Va bene così, per il Cremlino. Che può andare avanti con la propria agenda senza ricorrere a mosse artificiali per costruire una leva politica e indebolire il sostegno internazionale a Kiev".

Che impatto ha la guerra in Medio Oriente sulla guerra in Ucraina?

"Positivo per Putin. L’attacco di USA e Israele all’Iran ha indirettamente fornito un sostegno economico importante alla Russia, proprio mentre si prevedeva che le difficoltà economiche avrebbero limitato la sua capacità di combattere. Ci sono benefici immediati, come l’aumento dei prezzi petroliferi, ma anche effetti più ampi. Come l’allentamento delle sanzioni sul petrolio russo destinato ad altri Paesi. Potrebbe diventare permanente.

In più, gran parte dei missili per i sistemi di difesa aerea che gli americani avrebbero destinato all’ Europa e quindi a Kiev vengono ora lanciati altrove. Gli stessi fondi europei per l’acquisto di sistemi d’arma americani vengono reindirizzati per rifornire gli arsenali degli Stati Uniti. Tutto questo è motivo di soddisfazione a Mosca".

Ma son poi così contenti, a Mosca? La popolazione è depressa per la censura di internet e per l’inflazione, rilevano i sondaggi. E l’aumento dei prezzi energetici non risolve tutti i problemi dell’economia. Tanto che Putin ha chiesto ai suoi oligarchi di tirar fuori il portafoglio per sostenere lo sforzo bellico…

"Non è la prima volta che Putin chiede agli oligarchi di contribuire economicamente alla guerra. Fa parte di un patto implicito. Gli ha concesso di riportare i loro capitali in Russia gratis. In cambio, devono sostenere lo Stato".

Non si parla più dei negoziati di pace. Riprenderanno?

"Gli Stati Uniti sono concentrati altrove. Erano loro a guidare i cosiddetti colloqui di pace. L’amministrazione Trump ha pochi decisori e capacità limitata di seguire più crisi contemporaneamente. Ma questo cambierà quando l’attenzione tornerà sull’Ucraina".

Una soluzione politica è ancora possibile? Ci sarà almeno un cessate il fuoco, nei prossimi mesi?

"Non era realistico prima della guerra in Medio Oriente e non lo è ora. Ma questo non impedirà agli Stati Uniti di riprovarci".

Il rinvio dell’impegno USA sull’Ucraina aiuta Mosca?

"È un quadro misto. Per il Cremlino è negativo che la pressione americana sull’Ucraina sia diminuita. Perché Trump ha cercato di convincere Zelensky a una resa di fatto. Ma tutti gli altri fattori giocano a favore di Mosca. Nel frattempo, non è cambiato nulla di sostanziale nei rapporti tra Russia e Stati Uniti. La Russia continuerà a trarne vantaggio quando gli Stati Uniti saranno meno concentrati altrove".

Russia e Stati Uniti sono partner?

"Gli interessi, in questa fase, sono allineati contro l’Europa e contro l’attuale configurazione degli equilibri occidentali. Non è un’alleanza formale. Ma è una convergenza di interessi".

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