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Guerra Ucraina-Russia

“La guerra degli USA in Medio Oriente spaventa la Russia di Putin: teme che dopo Khamenei tocchi a lui”

L’intervista di Fanpage.it all’economista russo Konstantin Sonin: “Mosca dipende dall’alleanza con l’Iran e teme un Occidente che ignora sempre più il diritto internazionale”. Il relativo rispetto delle norme da parte dei “Paesi ostili” era sempre stato un vantaggio. Ora, “il Cremlino teme che dopo Khamenei possa toccare a Putin”.
Intervista a Konstantin Sonin
economista e docente della School of Public Policy dell’Università di Chicago.
A cura di Riccardo Amati
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L’aumento dei prezzi petroliferi non è di per sé una manna per Vladimir Putin. Che spera piuttosto “nell’annullamento delle sanzioni sulle vendite russe di idrocarburi”. E che non vede nella guerra in Medio Oriente scatenata da USA e Israele un vantaggio ma “un pericolo”. È vero che l’inosservanza del diritto da parte occidentale “spiazza chi lo accusa di crimini internazionali”. Ma il leader del Cremlino “teme che dopo Khamenei possa toccare a lui”.

È quanto ritiene uno dei maggiori economisti russi, Konstantin Sonin. Docente e vice-preside della Alta scuola di economia (HSE), la “Bocconi moscovita", Sonin fu costretto a lasciare l’incarico e il suo Paese nel 2014 — dopo l’annessione della Crimea e l’intervento russo nel Donbass. Motivi politici. Oggi insegna alla School of Public Policy dell’Università di Chicago, negli Stati Uniti.

La HSE di Mosca è intanto diventata sede dei “falchi” di Vladimir Putin con il politologo Sergey Karaganov e il suo team che hanno riscritto la dottrina militare del Cremlino, abbassando la soglia dell’utilizzo delle armi nucleari, e ne consigliano l’utilizzo — almeno dimostrativo — per “riportare la paura nelle società e nelle élite europee”, come essi stessi hanno riferito in più occasioni a Fanpage.it.

Abbiano raggiunto Konstantin Sonin al telefono mentre si trovava in viaggio tra Europa e Stati Uniti. L’intervista che segue è stata rivista per brevità e comprensione ma è integrale nei contenuti.

Konstantin Sonin.
Konstantin Sonin.

Professor Sonin, molti osservatori sostengono che la Russia di Vladimir Putin abbia solo vantaggi dalla guerra israelo-americana in Medio Oriente. È così?

"Alla Russia arrivano più guai che vantaggi dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e dalla guerra in Medio Oriente".

Come? E l’aumento dei prezzi petroliferi? Da anni diciamo che con prezzi petroliferi bassi l’economia e lo sforzo bellico della Russia andrebbero in crisi: la situazione attuale non è un sollievo, per il Cremlino?

"Conta di più il fatto che l’Iran sia l’unico vero alleato di Mosca nella guerra in Ucraina, insieme alla Corea del Nord. Le tecnologie iraniane sono ovunque, sui campi di battaglia".

Ma non è come nel primo anno dell’invasione. Adesso i droni Shahed la Russia se li costruisce da sola, su licenza iraniana…

"L’alleanza con Teheran resta critica. Quindi, non vedo alcun beneficio razionale derivare alla Russia dal conflitto mediorientale. O almeno, non diretto. Certo, l’aumento dei prezzi energetici può provocare parecchi problemi ai “Paesi ostili”, gli alleati di Kiev".

Professore, ci sta dicendo che l’aumento del greggio non è un beneficio per le casse dello Stato in Russia? Anche se oggi la percentuale è scesa a causa del peso dell’economia di guerra, oltre un quarto delle entrate fiscali dipende dalla vendita di idrocarburi…

"Sì, ma bisogna poterli vendere a qualcuno, gli idrocarburi. Più che l’azione del mercato, che spinge al rialzo i prezzi del greggio in questa fase la Russia può beneficiare del fatto che l’amministrazione americana sta di fatto eliminando le sanzioni petrolifere contro Mosca: dopo che gli USA avevano faticosamente convinto l’India a non comprare più petrolio russo, ecco che adesso — con un’inversione a 180 gradi che, questa sì, aiuta Putin — concede a Nuova Delhi di tornare a farlo. Anzi, in pratica glielo ordina (Washington usa col governo indiano la minaccia di dazi stratosferici se non obbedisce, ndr). La logica di Donald Trump, qui, è tutta a favore del Cremlino. E questo vale molto di più dell’aumento del prezzo del barile, per l’economia russa. Lo stop degli acquisti da parte del ‘cliente’ India era uno dei principali punti di pressione degli USA su Putin.

Torna sul mercato anche il petrolio sequestrato alla flotta irregolare che aggirava le sanzioni…

"Oggi i mari sono pieni di petroliere della “flotta ombra” russa. Trasportano petrolio che spesso non trova compratori. Se tornasse il permesso di venderlo, l’effetto sarebbe più grande di qualsiasi aumento temporaneo dei prezzi".

Qual è oggi lo stato dell’economia russa?

"Non è buono. La gente vive peggio di prima della guerra. Prima il denaro andava ai consumi o alle importazioni. Ora va alle armi. Quello che prima era benessere viene bruciato in Ucraina. La qualità della vita scende. La società paga il costo della guerra".

I salari però sono aumentati, durante questa guerra. Talvolta anche più dell’inflazione…

"Comunque, le economie raramente crollano per un punto di rottura economico. La rottura arriva quasi sempre dalla politica".

E la politica dipende molto da come andrà avanti o si concluderà la guerra in Ucraina. Il conflitto mediorientale aiuta la guerra di Putin? Può rafforzare la narrativa russa quando viene accusata di crimini internazionali. Distoglie l’attenzione. Limita le forniture militari a Kiev. I “falchi” del regime inondano i social di incitamenti al Cremlino:  “Gli americani stanno sparando sull’Iran tutti i missili Tomahawk che Zelensky ha chiesto invano”, dicono. “Diamoci da fare e finiamo il lavoro in Ucraina”.

"È un buon argomento per chi difende l’invasione russa nei dibattiti in Occidente. Ma per Putin, per i suoi generali, per chi prende decisioni a Mosca, tutto ciò non ha mai contato. Non hanno mai avuto bisogno di fingere di fare ciò che fanno gli Stati Uniti. Hanno attaccato l’Ucraina senza tener alcun conto di cosa potesse pensare il mondo. Le percezioni internazionali, quello che si dice fuori, per loro è secondario. Non ci fanno attenzione. È materia da dibattito accademico. Ma non influenza le decisioni reali".

E quindi, come cambia la situazione a Mosca e per la “operazione militare speciale” in Ucraina, dopo l’attacco all’Iran?

"Quel che avviene in Medio Oriente è uno svantaggio per Putin. Che anni fa capì una cosa: violare le norme internazionali funziona quando gli altri le rispettano. Se gli altri stanno alle regole, chi le rompe può guadagnare spazio. E il presidente russo ha da allora agito di conseguenza. Senza che alcuno davvero glielo impedisse. Ma oggi quelle norme a cui l’Occidente più o meno cercava di attenersi sono molto più deboli".

Che vuol dire? Putin ha paura di quel che un Occidente sempre meno attento al diritto internazionale potrebbe fare contro di lui?

"Proprio così. Tanto più che Donald Trump è imprevedibile. Dal punto di vista di Putin questo è pericoloso. La prossima volta Trump potrebbe anche bombardare Mosca. E avere come obiettivo primario proprio il leader russo".

È vero che Putin è ossessionato dalla fine violenta dei suoi colleghi dittatori? Fonti interne al Cremlino e testimoni diretti hanno riferito che fosse “apoplettico” dopo la morte di Gheddafi (cfr. Mikhail Zygar, All the Kremlin Men, 2016) e che riguardasse le immagini dell’uccisione del dittatore libico in modo compulsivo…

"Forse sì. Fatto sta che il mondo oggi è diventato ancora più pericoloso per chi governa in quel modo".

Qual è oggi l’atteggiamento del Cremlino verso la guerra in Ucraina e verso i negoziati? Ci sono motivi in più per fermarsi o continuano a prevalere motivi per continuare la guerra di logoramento?

"Personalmente non credo che Putin si fermerà. La guerra finirà solo quando lui morirà, o quando verrà rimosso dalle persone intorno a lui. A questo punto non può più tornare indietro. E chi gli sta attorno potrebbe continuare a mentirgli. Dirgli che l’anno prossimo arriverà una nuova offensiva, una nuova vittoria. Certo, la Russia potrebbe infine esser sopraffatta dalle perdite. O i Paesi occidentali potrebbero inviare truppe in Ucraina. Ma in caso contrario, questa guerra finirà solo insieme a Putin".

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