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Guerra in Ucraina

La fallita controffensiva e le pressioni Usa: perché Zelensky ha cambiato i vertici dell’esercito

La rimozione del generale Valerii Zaluzhny e la nomina al comando delle forze armate di Kiev del generale Oleksandr Syrsky potrebbe avere dei risvolti sul campo di battaglia in Ucraina. Ne abbiamo parlato col generale Giorgio Battisti, analista militare ed ex comandante del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della Nato in Italia.
Generale Giorgio Battisti
Ex comandante del Corpo d'Armata di Reazione Rapida della NATO in Italia
A cura di Antonio Palma
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Il cambio dei vertici militari ucraini deciso da Zelensky con la rimozione del generale Zaluzhny, sostituito dal pari grado Oleksandr Syrsky, “serve a cercare di scuotere le forze armate e la società ucraina dopo due anni di guerra ma anche a dare maggiore fiducia agli Stati Uniti dopo scelte strategiche sul campo”. Lo ha spiegato a Fanpage.it il generale Giorgio Battisti, analista militare ed ex comandante del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della Nato in Italia. L’avvicendamento ai vertici militari ucraini era atteso ormai da giorni ma la notizia ha destato comunque scalpore nel bel mezzo della guerra contro la Russia.

Generale Giorgio Battisti
Generale Giorgio Battisti

Che significato potrebbe avere e quali conseguenze potrebbe portare dal punto di vista militare la sostituzione del comandante delle forze armate deciso da Zelensky nel bel mezzo della guerra in Ucraina?

Il cambio del vertice militare di una nazione in conflitto in realtà è abbastanza normale quando l’autorità politica ritiene che l’andamento delle operazioni sul terreno non va come previsto, è accaduto sia in dittatura sia in Paesi democratici. Basti pensare agli Usa durante la guerra di Corea o più recentemente quando Obama ha sostituito il comandante della missione Nato in Afghanistan. La speranza è che nuove figure, magari con maggiori energie e non logorate da sconfitte, possano dare una svolta alle operazioni. Quando le cose non vanno bene, chi paga per primo è sempre il vertice militare. E questo a volte serve per scaricare sui militari la responsabilità di scelte politiche troppo esagerate per le capacità operative delle forze armate. La novità è solo il risalto mediatico che viene dato a questi conflitti degli ultimi anni.

Detto questo, forti contrasti tra il generale Zaluzhny e Zelensky erano emersi già nel 2022 e poi sono sfociati lo scorso anno quando la tanta preannunciata offensiva ucraina non ha portato a nessun risultato positivo sul campo. Il generale infatti aveva una visione del modo di condurre queste operazioni che era in contrasto con quello che voleva Zelensky. Una visione che lo aveva portato a scontrarsi anche con i vertici militari statunitensi. Inoltre c’è stata una intervista in cui il generale riteneva che nel 2024 la guerra per l’Ucraina dovesse essere sostanzialmente un conflitto di posizione di carattere difensivo per contenere le spinte russe e contrattaccare solo nel 2025. Una posizione completamente diversa da Zelensky. Il generale Oleksandr Syrsk invece è colui che ha applicato con maggiore convinzione le direttive strategiche di Zelensky, lui ha difeso Bakhmut in questo anno di logoranti combattimenti e quindi ha applicato quello che indicava Zelensky. Io credo che anche per questo motivo sia stato scelto.

Secondo lei quindi gli Usa avrebbero avuto un ruolo in questa decisione del cambio di generali annunciata da Zelensky?

Io ritengo di sì, magari in modo molto discreto. Zelensky è molto attento a mantenere i contatti con gli Usa e Zaluzhny era quello che non aveva applicato sul campo di battaglia le indicazioni statunitensi su come condurre l’offensiva. Gli americani infatti avevano suggerito di effettuare un unico sforzo militare per sfondare le linee russe e invece Zaluzhny ha condotto tante offensive diverse su vari punti del fronte, disperdendo le risorse senza portare a grandi risultati. Per questo io credo che qualche critica, seppur velata, ci sia stata. Gli americani sono coloro che forniscono il maggior sostegno militare all’Ucraina con armi e munizioni. Probabilmente avranno detto ‘noi continueremo a fornirvi e sostenervi al massimo però cercate di cambiare modo di combattere perché fino ad ora i risultati sono stati limitati e il ritorno sul campo di battaglia non c’è'. Io ritengo ci sia stata una forma di velata pressione.

Cosa cambierà dal punto di vista tattico e strategico con il generale Syrsk?

Dal mio punto di vista io penso che non cambierà molto, almeno nel primo semestre di quest’anno. L’Ucraina confida molto nell’arrivo di questi caccia bombardieri da combattimento americani, gli F-16, che potrebbero dare una maggiore capacità operativa di difesa delle truppe a terra. Bisogna vedere se il loro arrivo effettivamente cambierà un po’ l’esito delle operazioni. Del resto lo stesso Zaluzhny aveva chiesto una nuova mobilitazione di uomini per poter ripianare le perdite subite e avere una qualche ulteriore possibilità di passare da una fase difensiva a una offensiva o di difesa attiva. Il cambio sicuramente darà un impulso nuovo all’operazione ucraina, anche perché sono attesi ulteriori cambi al vertice delle forze armate ucraine che presuppongono la volontà di imporre maggiore capacità offensiva all’esercito, ma ritengo che per il momento è ancora presto per vedere qualcosa. Gli ucraini del resto lamentano forte carenza di munizione di artiglieria e ci sono molti elementi che non permettono di dire che l’Ucraina sarà in grado di riprendere l’offensiva.

Si dice che il generale Oleksandr Syrsk conosca meglio mentalità e tattiche russe essendosi formato in epoca sovietica, ma queste sono guerre talmente mediatiche e visibili che le sorprese sono davvero molto poche. Alla fine il cambio di vertice militare serve a dare fiducia agli Usa e a dare una spinta per cercare di scuotere le forze armate e la società ucraina che dopo due anni di guerra vede che si è ancora sul punto di partenza.

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