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Guerra in Ucraina

“La confisca delle riserve russe farà vincere l’Ucraina”: intervista al finanziere nemico di Putin

“Il provvedimento cambierebbe le regole del gioco nei finanziamenti all’Ucraina e potrebbe anche consentire a Zelensky di vincere la guerra”: Bill Browder, capo del fondo Hermitage e attivista per i diritti umani, difende la sanzione più forte di tutte. “Non è illegale e se fatta insieme a tutto il G7 non provocherà tensioni sull’euro”.
A cura di Riccardo Amati
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Bill Browder
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Noto soprattutto per avere patrocinato l’approvazione del Magnitsky Act, che sanziona internazionalmente gli individui colpevoli di violazioni dei diritti umani, il finanziere inglese Bill Browder si definisce "il nemico numero 1 di Vladimir Putin". Molti suoi amici, dal suo commercialista Sergej Magnitsky a Boris Nemtsov fino ad Alexey Navalny, sono morti. Non dubita di essere un obiettivo dei servizi segreti russi. Delle sue peripezie di uomo nel mirino e delle armi finanziarie del Cremlino ha scritto nei suoi bestseller Red Notice (Simon&Schuster, 2015) e Freezing Order (Simon&Schuster, 2022).

Con tutti i motivi che ha per voler male a Putin, Browder è anche un tecnico del sistema finanziario globale. Il suo lavoro di anni in Russia e poi in Gran Bretagna con la società di investimento Hermitage, da lui fondata, gli consente una visione dall’alto di cosa possa significare congelare le riserve della banca centrale russa. Da mesi è uno dei maggiori sostenitori del provvedimento ed è impegnato su tutti i fronti per favorirne l’approvazione. Fanpage.it gliene ha chiesto i motivi.

Perché considera la confisca delle riserve della banca centrale russa così importante?

La guerra non finirà presto e la capacità dell’Ucraina di fermare la Russia dipende completamente dalle risorse finanziarie. Se non ha soldi per comprare munizioni, perderà la guerra. Allo stesso tempo, diversi paesi occidentali cominciano a lamentarsi all’idea di inviare più denaro.

Come si è visto nella stessa Unione europea, con l’Ungheria che ha posto il veto al sostegno economico per molti mesi. E negli Stati Uniti il pacchetto di finanziamento è ancora bloccato al Congresso. Se l’Occidente confiscasse le riserve della banca centrale russa, ciò cambierebbe le regole del gioco in termini di capacità finanziaria dell’Ucraina a combattere questa guerra. E potrebbe essere la chiave per una vittoria.

Lei crede che davvero una mossa del genere risolverebbe il problema del finanziamento stabile della resistenza di Kyiv? Altri esperti dicono di no. 

Al momento, l’Ucraina per poter continuare a resistere spera che gli Stati Uniti sblocchino 63 miliardi di dollari in aiuti militari e finanziari. La confisca delle riserve russe significherebbe "sbloccare" cinque volte tanto: molti degli attuali problemi verrebbero senza dubbio risolti.

Come dovrebbe essere effettuata la confisca? Si dovrebbero alienare solo gli interessi? O dovremmo prenderci proprio tutto il malloppo?

Putin ha causato più di 400 miliardi di dollari di danni all’Ucraina e l’Occidente ha congelato 300 miliardi di dollari appartenenti alla Russia. È l’intero importo, che dovrebbe essere confiscato. E dato all’Ucraina per la sua difesa e per la ricostruzione.

Ma come si dovrebbe fare questa operazione finanziaria? Per esempio: pensa che gli investitori avrebbero interesse per un ipotetico bond per la ricostruzione dell’Ucraina con le riserve russe come collaterale? Significherebbe scommettere su una vittoria ucraina. Ci vuole coraggio.

Un’emissione obbligazionaria di questo tipo sarebbe una cattiva idea.

E quale tecnica finanziaria dovrebbe essere utilizzata?

Il denaro dovrebbe essere confiscato a titolo definitivo e senza complicazioni aggiuntive, senza l’uso di strumenti finanziari macchinosi.

La BCE ha avvertito che una confisca degli asset russi dovrebbe essere fatta solo in tandem con le potenze del G7, per garantire che non sia solo l'euro a essere colpito se altri paesi iniziano a rimpatriare le loro riserve in via precauzionale. Che cosa ne pensa?

Sono d'accordo. A mio avviso, il passo deve essere intrapreso all’unisono da tutti i principali paesi con valuta di riserva. Se ciò dovesse accadere, non metterebbe alcun paese in una posizione di svantaggio perché i maggiori investitori e i Paesi con riserve importanti dovrebbero comunque investire i propri soldi da qualche parte.

Non lascerebbero l’euro?

Non manterrebbero i loro soldi in Cina, negli Emirati Arabi Uniti o in America Latina. La loro unica scelta sono monete come il dollaro, l’euro, lo yen, la sterlina o il franco svizzero.

Intanto però ci sono pochi dubbi che la Russia, come contromisura, confischerebbe a sua volta le riserve e i beni occidentali su cui può metter le mani. Non crede?

La Russia ha già iniziato a confiscare beni occidentali del tutto indipendentemente dall’ipotesi in discussione a Bruxelles. Si son presi uno stabilimento Hyundai da 3 miliardi di dollari a San Pietroburgo. Hanno intascato gli asset della Carlsberg in tutta la Russia. E molto altro. Hanno confiscato un sacco di attività da una pluralità di soggetti. E dovremmo presumere che continueranno a farlo alla grande. Indipendentemente dal fatto che confischiamo o meno le riserve della loro banca centrale. Inoltre, le aziende occidentali almeno in teoria avrebbero dovuto ritirarsi dalla Russia dolo l’invasione dell’Ucraina, svalutando a zero tutte le loro attività rimaste nel Paese. Quindi, le contromisure finanziarie russe non mi paiono proprio da prendere nella minima considerazione.

Ma c’è mai stata una confisca del genere, prima?

Sì, il sequestro dei beni dei paesi che invadono altri paesi è una procedura standard. È accaduto con le risorse dell’Iraq dopo l’invasione del Kuwait. Ed era successo alla Germania nazista dopo la Seconda guerra mondiale. L’unica differenza è che queste confische sono avvenute dopo la fine della guerra. Adesso, si parla di farlo con una guerra in corso.

Secondo molti avvocati internazionali la confisca sarebbe illegale. Dovremmo abbassarci agli stessi livelli della Russia, che della legalità internazionale se ne infischia? Non significherebbe rinunciare a quei principi che diciamo di voler difendere?

Non è una misura illegale. Le norme del diritto internazionale sulle contromisure ne garantiscono la legalità. Un paese che è stato danneggiato da un altro paese può imporre provvedimenti finanziari per risarcire il danno. Si tratterebbe, in questo caso proprio di una contromisura specifica. La proposta è stata analizzata da giuristi di tutto il mondo che hanno concluso all’unanimità per la sua piena legalità.

Non pensa che questo tipo di contromisure irritino anche i russi che non sostengono Putin?

S tratta di persone che non hanno fermato la guerra di Putin. Quindi non penso che dovremmo preoccuparci dei loro sentimenti, quando centinaia di migliaia di ucraini vengono uccisi ed è in gioco la sicurezza dell’Europa.

Cosa risponde alle critiche alle sanzioni, anche personali? Lei le ha sostenute per più di un decennio. Non sembrano funzionare e non fanno altro che demotivare anche chi in Russia vorrebbe la fine della guerra e un riavvicinamento all’Occidente.

Le sanzioni funzionano. Stanno facendo molto male a Putin. Di fatto, sono state proprio le sanzioni a portare al congelamento dei 300 miliardi di dollari che stiamo valutando di confiscare. L’unico settore in cui non hanno funzionato è quello petrolifero. Se sanzionassimo davvero il petrolio russo, Putin finirebbe le risorse per la sua guerra molto rapidamente. Sfortunatamente, finora abbiamo scelto di non farlo.

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