In netto contrasto con quanto indicato dall'Oms, da mesi ormai la Cina sta cercando di dimostrare che i prodotti surgelati possono essere uno dei veicoli di trasmissione del SARS-CoV-2, il coronavirus  che ha dato vi alla pandemia globale facendo quasi un milione e mezzo di morti nel mondo, ma ora Pechino sembra intenzionata ad andare anche oltre riscrivendo la stessa storia dell'origine del virus. Da settimane infatti  i giornali governativi stanno dando sempre più spazio a una ipotesi connessa con queste ricerche e cioè che il coronavirus non sia nato a Wuhan ma che nel mercato del pesce sia arrivato proprio attraverso cibi surgelati arrivati dall'estero.

"I primi contagiati di Wuhan lavoravano nell’area del pesce surgelato del mercato Huanan" ha ricordato Wu Zunyou, dirigente del Centro per il controllo delle malattie infettive di Pechino che si prepara ora ad accogliere gli esperti dell'Oms proprio per confrontarsi sulle ricerche che accertino l'origine del virus. Se finora l'ipotesi più accredita a livello internazionale è quella del passaggio del virus dai pipistrelli all'uomo nel mercato di Wuhan, in Cina ora si dà sempre più credito all'ipotesi secondo cui il salto dal coronavirus da un animale all’uomo si avvenuta nel subcontinente indiano e che l'affollato mercato cinese dove la pandemia è deflagrata abbia fatto solo da amplificatore del contagio.

A conferma di questa ipotesi si riporta che al momento in Cina non è stato identificato nessun pipistrello con uno ceppo del virus simile a quello che ha scatenato la pandemia e che tra le centinaia di animali di diverse specie analizzati al mercato di Wuhan, nessuno è risultato positivo al SARS-CoV-2. Da qui l'idea che il virus possa essersi spostato su merci e carne di animali surgelate. Una teoria che contraddice le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui "è altamente improbabile che le persone possano contrarre il Covid-19 da alimenti o imballaggi alimentari", ma che ha trovato molto credito nella popolazione locale cinese.

Dopo aver sconfitto la prima ondata di contagio e tenuto a bada la seconda, infatti, da mesi Pechino ha avviato una dura battaglia contro i cibi surgelati importati dall'estero  sostenendo che molti dei casi covid in questa seconda ondata potrebbero essere stati causati dalla presenza del virus sulle confezioni di surgelati arrivate dall’estero. Prima si è puntato i dito contro il salmone norvegese, poi le segnalazioni hanno  riguardato gamberi dall'Ecuador, calamari dalla Russia, pesce dalla Norvegia e dall'Indonesia e carne di manzo e pollo dal Brasile.

Pur confermando che si tratta di una ipotesi "altamente speculativa e ipotetica", l'Oms nei prossimi mesi è pronta ad acquisire i dati delle ricerche cinesi per cercare di capire quanto sia studi affidabili o dettati da una scelta strategica del governo di Pechino per spingere l'attenzione altrove e contemporaneamente lanciare una campagna di controllo delle importazioni alimentari.