Un anno dal primo caso confermato di coronavirus nel Paese, l‘Islanda si appresta a diventare il primo Paese europeo Covid free. Dopo un andamento dei contagi tra alti e bassi, l'Isola nel Mare del nord ieri non ha fatto riscontrare nessun nuovo caso di contagio da trasmissione interna, confermando un andamento della curva epidemica in decisa  discesa che vede da settimane contagi giornalieri a una sola cifra. Attualmente nel Paese sono 17 le persone contagiate dal coronavirus di cui 10 in isolamento domiciliare e sette ricoverate in ospedale ma nessuna di loro in terapia intensiva. L'incidenza di casi covid per 100.000persone a 14 giorni è ora dello 0,3 per i residenti mentre quella per gli ingressi è di 3.

Risultati eccellenti per l'Islanda sanciti dalla stessa mappa covid dell'ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che ha messo l'intero Paese in area gialla, quella con più bassa incidenza del contagio. Un risultato ancora più valido perché arriva in piena emergenza varianti covid con un numero di nuovi casi di contagio da coronavirus di nuovo in aumento in Europa, dopo essere diminuito nelle ultime settimane. Si tratta di numeri che confermano anche la bontà della  scelta del governo locale di dare il primo via libera alle riaperture allentando alcune delle restrizioni covid imposte in tempo di pandemia.

Risultati ottenuti grazie a una combinazione di restrizioni interne ma soprattutto requisiti di ingresso alle frontiere che, sfruttando il fatto di essere un'Isola con una popolazione esigua, ha permesso il costante tracciamento dei contatti. A questo si è aggiunta ora una campagna vaccini anti covid che ha già raggiunto 12.600 persone. In piena prima ondata l'Islanda si è chiusa ai visitatori esterni e nonostante la riapertura a giugno è sta applicata una rigida  la politica agli ingressi che prevede un test per il Covid-19 all’arrivo, una quarantena per 5-6 giorni e un secondo test diagnostico. "È stato un mix volontà dei cittadini di rispettare senza eccezione ogni norma, forza delle nostre équipe mediche, efficacia dei test,  dei tracciamenti dei contagi, dei controlli dei casi positivi. Ma certamente dobbiamo ammettere che essere uno Stato-isola con appena 365mila abitanti, senza confini terrestri con altri Paesi e vicino al circolo polare ci ha aiutati” ha ammesso Vydir Reynisson, uno dei massimi responsabili della lotta alla pandemia in Islanda. Nel Paese ora si inizia riaprire ristoranti, palestre, piscine e luoghi d'incontro ma la parola d'ordine è restare molto vigili e prudenti anche con la ripartenza.