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Proteste in Iran dopo la morte di Mahsa Amini
11 Novembre 2022
21:15

Iran, rapper condannato a morte per le proteste in favore di Mahsa Amini

Saman Yasin, rapper curdo arrestato in Iran per aver sostenuto le proteste in favore di Mahsa Amini, è stato condannato a morte.
A cura di Davide Falcioni
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Proteste in Iran dopo la morte di Mahsa Amini

Saman Yasin, rapper curdo arrestato in Iran per aver sostenuto le proteste in favore di Mahsa Amini, è stato condannato a morte. Catturato dalle forze di sicurezza tre settimane, fa il musicista è stato accusato di aver scatenato una guerra contro Dio dopo aver esplicitato sui social network il suo sostegno ai manifestanti anti-regime e aver scritto una canzone che critica il governo iraniano.

Il Codice penale del Paese proibisce infatti gli atti di "ribellione", incluso il supporto di tutto ciò che "causa gravi disordini nell'ordine pubblico dello Stato e insicurezza". Chiunque sia ritenuto colpevole di ciò sarà considerato "corrotto in terra" e condannato alla pena capitale.

Un contatto vicino ai familiari di Yasin ha dichiarato di non essere riuscito a parlare con lui dal 17 ottobre, quando era riuscito a dire di essere detenuto nella famigerata prigione di Evin, nota per ospitare prigionieri politici. "La famiglia ha assunto un avvocato per il suo caso, ma il legale non è ancora riuscito a vederlo", ha confermato la fonte. Una petizione per salvare la vita del musicista curdo è stata firmata da migliaia di persone in pochi giorni.

Secondo il gruppo curdo per i diritti umani Hengaw, il rapper, che nei suoi testi parla anche di disuguaglianza, oppressione e disoccupazione, avrebbe subito torture fisiche e psicologiche in attesa del processo. "Nelle ultime sei settimane sono stati arrestati migliaia di uomini, donne e bambini – secondo alcuni oltre 14mila persone – tra cui difensori dei diritti umani, studenti, avvocati, giornalisti e attivisti della società civile", ha dichiarato mercoledì Javaid Rehman, relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran.

Del caso si è interessato anche l'ONU, che ha lanciato un appello per salvare Saman Yasin dalla condanna chiedendo un'azione internazionale. Le Nazioni Unite insistono sul ruolo e la responsabilità della comunità internazionale nell'affrontare l'impunità per le violazioni dei diritti umani commesse in Iran, a maggior ragione per salvare quanti sono e saranno condannati a morte.

Il timore concreto è che dopo la richiesta alla magistratura, avanzata lo scorso 6 novembre da 227 legislatori iraniani, di pene esemplari per tutti gli autori di crimini e per i rivoltosi coinvolti nelle proteste, in Iran possa scatenarsi un'ondata di esecuzioni ed ergastoli, mentre i prigionieri subiscono presumibilmente pesanti torture.

Nel frattempo Amnesty International Iran riferisce che le forze di sicurezza hanno ucciso illegalmente almeno 18 persone di etnia Baluchi, inclusi 2 bambini, a Khash il 4 novembre scorso. E che dal 30 settembre scorso, sono stati registrati i nomi di 100 manifestanti, passanti e fedeli, inclusi 16 bambini, uccisi nel Sistan e nella provincia del Baluchistan.

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