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Iran contro Ue e Usa: Teheran dichiara le forze navali e aeree europee “organizzazioni terroristiche”

Teheran ha inserito le forze navali e aeree dei Paesi Ue nella lista delle organizzazioni terroristiche, in risposta alla decisione europea sulle Guardie Rivoluzionarie. Sullo sfondo restano i negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti e il rafforzamento militare americano nella regione.
A cura di Biagio Chiariello
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Le tensioni tra l’Europa, gli Stati Uniti e l’Iran hanno compiuto un nuovo salto di qualità. Teheran ha annunciato di aver inserito le forze navali e aeree degli Stati membri dell’Unione europea nella propria lista delle organizzazioni terroristiche. Una decisione che viene presentata come risposta diretta alla scelta del Consiglio Ue di includere le Guardie Rivoluzionarie tra i gruppi terroristici, sulla scia dell’intesa raggiunta dal Consiglio Affari Esteri il 29 gennaio.

Il ministero degli Esteri iraniano ha definito la mossa europea “illegale e ingiustificata”, sostenendo che violerebbe i principi della Nazioni Unite. Teheran richiama inoltre una legge approvata nel 2019, dopo che gli Stati Uniti avevano a loro volta designato le Guardie Rivoluzionarie come organizzazione terroristica. Quel testo stabilisce misure reciproche contro i Paesi che sostengono o applicano decisioni analoghe di Washington. Già il 1° febbraio il Parlamento iraniano aveva inserito gli “eserciti europei” nella lista nera: l’ultimo passo amplia e formalizza quella presa di posizione.

Parallelamente, resta aperto il dossier nucleare. Il direttore dell’Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, Rafael Grossi, ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi per discutere l’andamento dei contatti indiretti tra Teheran e Washington. Il dialogo, almeno sul piano formale, resta il canale indicato da entrambe le parti per evitare un’escalation definitiva.

Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa britannica, tra cui The Guardian, l’Iran starebbe preparando una proposta che consentirebbe di ridurre il livello di arricchimento dell’uranio dal 60% al 20% o meno, mantenendo però il materiale sul proprio territorio e sotto supervisione dell’Aiea. L’obiettivo è allontanare lo spettro dell’uso militare senza smantellare il programma nucleare. Da parte americana, l’amministrazione di Donald Trump valuterebbe un compromesso che limiti drasticamente le capacità sensibili di Teheran, pur lasciando attività simboliche.

Nel frattempo, i segnali sul terreno raccontano altro. Il New York Times riferisce di un rafforzamento significativo della presenza militare statunitense in Medio Oriente, con decine di velivoli schierati in Giordania e movimenti nelle basi del Golfo. Anche Israele osserva con attenzione l’evolversi della situazione, pronto a coordinarsi con Washington.

All’interno dell’Iran, la pressione non si è attenuata. Nuove proteste sono state segnalate in atenei di Teheran e Mashhad, mentre i familiari delle vittime delle manifestazioni hanno commemorato il quarantesimo giorno dalla morte dei propri cari, una ricorrenza dal forte valore collettivo nella tradizione iraniana. Le autorità hanno risposto con arresti e restrizioni.

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