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Guerra Ucraina-Russia

In Ucraina negoziati in stallo e gelo estremo, Emergency: “Qui si pensa a sopravvivere a meno 20 gradi”

Il responsabile della missione di Emergency in Ucraina: “C’è una speranza diffusa di poter tornare a una vita normale, priva di conflitto, ma l’attenzione delle persone è tutta rivolta ai bisogni immediati”.
Intervista a Luca Rifiorati
Coordinatore del progetto di Emergency in Ucraina
A cura di Davide Falcioni
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Combattimenti continui, bombardamenti alle infrastrutture energetiche e temperature che oscillano costantemente tra i meno dieci e i meno venti gradi: sebbene nelle ultime settimane la guerra in Ucraina sembri essere scivolata fuori dalle prime pagine dei giornali, il conflitto – ormai alle porte del suo quarto anno – continua imperterrito. E dove non arrivano missili e bombe, arriva il gelo: il freddo stringe villaggi già segnati dalla distruzione e dalla conseguente povertà e colpisce una popolazione civile stremata, costretta a fare i conti ogni giorno con blackout, mancanza di servizi essenziali e un sistema sanitario messo a dura prova.

"La situazione resta molto critica", racconta a Fanpage.it Luca Rifiorati, coordinatore del progetto di Emergency in Ucraina, collegato da uno dei villaggi nel sud della regione di Kharkiv, dove l’organizzazione ha una delle sue basi operative. "Al conflitto si è sommato l’inverno, con temperature che scendono regolarmente tra meno dieci e meno venti gradi. È un’ulteriore criticità che pesa enormemente sulla vita quotidiana delle persone".

Luca Rifiorati (foto di Diego Fedele)
Luca Rifiorati (foto di Diego Fedele)

Nell’est del Paese – in particolare nelle regioni che la Russia reclama in cambio di un cessate il fuoco e, forse, della pace – la guerra non ha mai davvero rallentato. "Il transito di mezzi militari è incessante, gli scontri continuano", spiega Rifiorati. A rendere tutto più complesso sono i danni alle infrastrutture civili, in particolare a quelle energetiche continuamente prese di mira dai raid delle forze di Mosca. "È molto frequente che interi villaggi restino improvvisamente senza elettricità, senza accesso all’acqua, senza riscaldamento. In inverno questo ha un impatto devastante".

Le conseguenze, spiega l'operatore di Emergency, si riflettono a catena su ogni aspetto della vita quotidiana e colpiscono in modo diretto anche il sistema sanitario. "Anche quando ospedali e cliniche non sono colpiti direttamente, subiscono comunque gli effetti dei raid", racconta. "Senza elettricità e senza acqua potabile, il sistema diventa più fragile. Molto spesso il rumore dei generatori è continuo: sono l’unico piano B per garantire un minimo di funzionamento. Ma è evidente che si tratta di soluzioni di emergenza, che non possono sostituire un’infrastruttura stabile".

Emergency in Ucraina, foto di Davide Preti
Emergency in Ucraina, foto di Davide Preti

In questo contesto, il freddo amplifica ogni difficoltà. "Parliamo di temperature estreme", sottolinea Rifiorati. "Il freddo incide sulla salute, soprattutto delle persone più vulnerabili: anziani, malati cronici, persone con disabilità. Molti vivono in case danneggiate o vecchie, e quando manca l’elettricità diventa difficile riscaldarsi". E in questo quadro, anche l’accesso a cure sanitarie di base può fare la differenza tra resistere e cedere.

È proprio su questo fronte che interviene Emergency, presente dal 2024 nelle regioni di Kharkiv e Donetsk, in alcune delle aree più colpite dalla guerra e dai suoi effetti. Qui l’organizzazione ha creato una rete di cliniche territoriali per fornire assistenza sanitaria di base in villaggi remoti, quelli più lontani dai grandi centri urbani e rimasti senza presidi medici. "Operiamo in zone rurali, spesso isolate e tagliate fuori dai servizi principali", spiega Rifiorati. "Il nostro obiettivo è colmare la distanza che si è creata tra il sistema sanitario locale e le persone che hanno deciso di restare nelle loro case, nonostante tutto".

Le cliniche sono state realizzate ristrutturando edifici già esistenti o installando ambulatori prefabbricati, dotati dell’equipaggiamento sanitario necessario e gestiti con il supporto di personale locale formato dall’organizzazione. Oggi l’intervento coinvolge 27 villaggi e raggiunge circa 30mila persone, in gran parte appartenenti alle fasce più fragili della popolazione: anziani con patologie croniche, persone con disabilità, malati costretti a letto, famiglie con pochi mezzi di sostentamento.

Emergency in Ucraina. Foto di Davide Preti
Emergency in Ucraina. Foto di Davide Preti

"Nelle cliniche che supportiamo siamo in grado di garantire condizioni dignitose", racconta Rifiorati. "Cerchiamo di mantenere ambienti riscaldati, di assicurare una continuità di servizio. Dove l’elettricità non arriva, forniamo generatori. È fondamentale, perché molti dei nostri pazienti soffrono particolarmente il freddo". Ma le strutture sanitarie, in un contesto di emergenza prolungata, finiscono per assumere un ruolo che va oltre la semplice cura medica. "Spesso queste cliniche diventano veri e propri punti di riferimento per la comunità. Durante i blackout anche ricaricare un telefono diventa impossibile. Le persone vengono qui non solo per una visita, ma per trovare luce e un minimo di stabilità. Sono bisogni elementari, ma in situazioni come queste fanno davvero la differenza".

Dalle parole di Rifiorati emerge una popolazione concentrata sulla sopravvivenza quotidiana, in cui anche le notizie sui negoziati di pace sono diventate poche più di un rumore di sottofondo a cui si presta non troppa attenzione: "Le persone con cui ci relazioniamo ogni giorno sono focalizzate sull’oggi", racconta. "Riuscire ad avere elettricità, acqua, cure sanitarie. Il freddo, i blackout, le difficoltà materiali occupano tutto lo spazio". Insomma, anche quando il discorso si sposta sulle trattative tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, la distanza tra la dimensione geopolitica e quella quotidiana è evidente. "Se ne parla poco", spiega Rifiorati. "C’è una speranza diffusa di poter tornare a una vita normale, priva di conflitto, ma l’attenzione delle persone è tutta rivolta ai bisogni immediati. I grandi discorsi restano lontani dalla realtà di chi vive qui, dove la priorità è superare l’inverno, arrivare a domani".

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