“In Ucraina c’è chi è pronto a cedere il Donbass alla Russia”: la posizione di Mosca

“Nella leadership ucraina c’è chi è pronto a concessioni sui territori”, dice Dmitry Suslov a Fanpage.it. Mosca gioca sulla narrativa di una spaccatura ai vertici di Kyiv per ribadire che il ritiro nemico dal Donbass è la precondizione minima per un cessate il fuoco. “I maggiori ostacoli restano la posizione europea, che gli USA sono sempre meno in grado di influenzare, e la rigidità di Zelensky”.
Oltre la retorica, il nodo è un altro. Secondo il Cremlino, unica garanzia di sicurezza per l’Ucraina deve essere il suo esercito, seppur depotenziato e solo difensivo. È l’idea strategica del “porcospino”. Indigesto, per un potenziale invasore. Nessun meccanismo simile all’articolo 5 del trattato NATO, però. Nessun contigente internazionale sul terreno. Niente peacekeeper. A decidere quanto il “porcospino” sia difficile da divorare sarebbe solo Vladimir Putin.
Inaccettabile, dicono tutti a Kyiv. Oppositori di Zelenskyy compresi. Intanto, chi sogna che la tregua della Pasqua ortodossa possa essere un passo verso la pace, fa bene a svegliarsi: “Sarà limitata a 48 ore”, dice il consigliere dello zar. “E presto lanceremo un’offensiva dal cielo. La guerra all’Iran di fatto priva gli ucraini dei sistemi di difesa aerea. Ne approfitteremo”.
Dmitry Suslov è vicedirettore della Facoltà di Affari internazionali dell’università HSE di Mosca. Fa parte di un team molto ascoltato da Putin. Ha influenzato dottrina nucleare che abbassa la soglia per l’uso delle atomiche. L’intervista che segue è stata rivista per brevità e chiarezza.
Professor Suslov, con il cessate il fuoco tra Washington e Teheran più o meno in vigore, cambia qualcosa nei negoziati sull’Ucraina?
Non prevedo un cambiamento drastico, perché la capacità USA di costringere l’Europa a cambiare posizione sull’Ucraina è ancora più limitata, dopo la sconfitta de facto in Iran. La crisi delle relazioni transatlantiche è sempre più grave. È in atto un consolidamento europeo contro l’amministrazione Trump.
E allora?
Il principale ostacolo al progresso nei negoziati è proprio la posizione dell’UE e dei principali Stati europei. Sostengono che l’Ucraina non debba fare concessioni territoriali e che non ci sarà alcun accordo senza la presenza dell’Europa al tavolo negoziale. Senza che le richieste europee vengano prese in considerazione.
Mi pare normale, visto dove si trova l’Ucraina e l’europeismo dei suoi cittadini. Vuol dire che un accordo è possibile solo se gli Stati Uniti costringono l’Ucraina a ignorare la posizione europea o convincono gli europei a cambiarla?
Esattamente.
Prima di parlare di Ucraina e Russia, ha detto che gli Stati Uniti hanno perso in Iran. Può elaborare?
Si tratta di una sconfitta. Non sono riusciti a cambiare il regime in Iran, né a costringerlo alla resa. Non hanno sconfitto militarmente l’Iran e hanno accettato un cessate il fuoco nonostante il mantenimento di un controllo iraniano sullo stretto di Hormuz.
Quindi lo status quo attuale è peggiore per gli Stati Uniti rispetto a prima dell’inizio dell’aggressione?
Sì, è incomparabilmente peggiore. Inoltre, gli Stati Uniti hanno indebolito la fiducia e le relazioni con i Paesi del Golfo, ignorandone gli interessi due volte: prima avviando l’aggressione, e poi terminandola lasciando intatto il controllo iraniano.
Torniamo all’Ucraina: Putin ha annunciato una tregua pasquale e Zelensky ha risposto con la reciprocità. È una tregua limitata o potrebbe estendersi?
Strettamente limitata. Un gesto simbolico di Putin per dimostrare che non è un guerrafondaio e che rispetta le ricorrenze religiose. Ma un cessate il fuoco prolungato è contrario agli interessi russi.

Perché?
Primo, la guerra non finirà senza concessioni territoriali: sono essenziali e un simbolo di vittoria, per noi. Secondo, il rapporto di forze cambierà ulteriormente a favore della Russia, anche a causa della guerra in Iran. Nei prossimi mesi, l’Ucraina non riceverà sistemi Patriot né missili antiaerei, il che ci permetterà di aumentare i danni inferti al nemico usando missili balistici. Inoltre, la carenza di difese aeree permetterà un maggiore uso dell’aviazione. Anche sulle linee del fronte.
In effetti finora i cacciabombardieri li avete usati poco. Perché?
Timore di troppe perdite. Non volevamo sacrificare aerei ed equipaggi. Ora però la difesa ucraina sarà più debole.
Offensiva aerea, quindi. E sul terreno? Ci sarà un’offensiva estiva?
La natura della guerra è cambiata a causa dei droni e delle “killing zone”. Le nozioni classiche di offensiva non sono più valide. L’offensiva russa è continua, ma non ci saranno grandi operazioni come in passato.
La posizione di Kiev sta cambiando? Finti viciene a Zelenskyy hanno detto a The Atlantic che le concessioni teritoriali non sono più un tabù. Il capo-delegazione ai negoziati, Budanov, ha detto a Bloomberg che la pace si avvicina. È così?
Emerge è un crescente divario tra Zelensky e parte dell’élite ucraina, inclusi alcuni più pragmatici come Budanov. Molti sarebbero pronti a concessioni per porre fine alla guerra, ma Zelensky mantiene una linea dura.
Per Mosca il Donbass, tutto il Donbass, resta una concessione ineludibile?
Certamente sì.
Anche se Kyiv fosse disposta a parlare di territori, resta il nodo delle garanzie di sicurezza. Sono cambiate le posizioni del Cremlino, su questo?
C’è consenso sul fatto che l’Occidente non fornirà mai garanzie serie. La vera garanzia per l’Ucraina sarà la propria forza militare.
Che significa? L’Ucraina potrebbe mantenere un esercito forte?
Sì, ma senza armi offensive né a lungo raggio.
E quanti soldati dovrebbe avere l’Ucraina in tutto, secondo voi?
La Russia vuole una riduzione del numero, ma non è più una precondizione per il cessate il fuoco. Questo implica una certa accettazione del modello “porcospino”.
La Russia accetterebbe garanzie di sicurezza stile NATO per l’Ucraina?
No, assolutamente. Nessuna presenza di truppe straniere in Ucraina, in nessuna forma.
Nonostante che sui punti più difficili restiate rigidi, ci sembra che qualcosa sia cambiato: prima Mosca pretendeva un accordo completo prima di ogni cessate il fuoco, ora no.
Sì, è il risultato dei negoziati di Anchorage: un cessate il fuoco è possibile se l’Ucraina si ritira dal Donbass e resta neutrale. Niente Nato.
Ma Trump chiede anche alla Russia di fare compromessi? O solo all’Ucraina?
L’amministrazione Trump fa pressione su entrambe le parti. E evita di usare tutte le leve che potrebbe far valere contro Kiev: riguardo alla destinazione finali delle armi USA e alla condivisione di intelligence militare, soprattutto.
Le sanzioni contro il petrolio russo sono un mezzo di pressione?
Le interpretiamo come strumenti di pressione per ottenere concessioni da parte nostra.
Eh, però intanto Washington rinnova la deroga che di fatto le elimina — in teoria provvisoriamente. In pratica si vedrà. Difficile però che il mercato permetta un ritorno alla chiusura totale. Ma torniamo al nodo delle garanzie. Quali garanzie può offrire la Russia per assicurare con lancerà nuovi attacchi?
Due fattori: capacità e intenzioni. Se l’Ucraina resta forte, è meno probabile un nuovo attacco. Ma se resta uno strumento dell’Occidente contro la Russia, il rischio aumenta.
È opinabile che l’Ucraina sia mai stata uno “strumento dell'Occidente contro la Russia”. Ma in futuro, quali parametri ve la farebbero ritenere tale?
Fornitura di armi offensive, sistemi a lungo raggio, aviazione d’attacco.
E cosa ridurrebbe il rischio, dal punto di vista di Mosca?
Un equilibrio in cui l’Ucraina può difendersi senza rappresentare una minaccia per la Russia e con una parziale normalizzazione delle relazioni.
Quanto siamo lontani da un cessate il fuoco?
Potrebbe accadere presto se l’Ucraina fa concessioni territoriali, ma è improbabile a causa della posizione europea.
L’Europa non vuole la continuazione della guerra. L’UE esiste soprattutto per garantire la pace nel continente. Per l’Ucraina vuole solo un accordo che non sia la resa alla Russia.
Dal punto di vista russo, è l’Europa a non voler la pace. L’Europa punta a logorare la Russia nel tempo.
La guerra in Iran ha dato vantaggi alla Mosca?
Sì, ha rafforzato la posizione militare ed economica russa.
La vostra posizione verso gli Stati Uniti è cambiata dopo l’attacco all’Iran?
Siamo più scettici, ma continuiamo a negoziare per limitare i danni e evitare un ritorno a politiche più anti-russe.
È più ottimista o pessimista, sulla possibilità di porre fine a questa carneficina?
Più scettico che ottimista. Vedremo se gli Stati Uniti riusciranno davvero a influenzare Ucraina ed Europa.