Nuovo record in India, che oggi ha superato i 20 milioni di casi Covid dall'inizio della pandemia. Solo nelle ultime 24 ore sono stati registrati 357.229 contagi, dato che continua a sorpassare quota 300mila da ormai 13 giorni consecutivi, mentre i decessi sono stati 3.449. Gli ospedali del colosso asiatico sono al collasso, i medici stremati e alle prese con la carenza di posti letto e ossigeno, nonostante si moltiplichino gli aiuti della comunità internazionale che si sta mobilitando a favore di Nuova Delhi: solo ieri è atterrato l’aereo con la prima tranche degli aiuti inviati dall’Italia, un Air Force C-130 decollato da Caselle, i quali comprendono equipaggiamento medico, un generatore in grado di fornire ossigeno, 20 respiratori e medicinali, destinati all’ospedale ITBP di Greater Noida. Eppure, ci sono piccoli segnali di miglioramento che dimostrano come l'epidemia stia molto lentamente rallentando.

Le autorità, infatti, sottolineato come le infezioni siano diminuite costantemente dal 30 aprile, quando sono stati registrati più di 400.000 casi, anche se gli esperti continuano a mettere in guardia sul fatto che si tratta di cifre sottostimate e che il numero sia dei contagi che dei decessi potrebbe essere molto più alto, sia perché non vengono effettuati molti tamponi sia per l'elevato numero di pazienti che muore a casa e infine per i dati dei crematori. La situazione più difficile si registra nella Capitale Nuova Delhi: solo ieri qui ci sono state 448 vittime Covid, mentre continua la crisi legata alla mancanza di ossigeno, le persone corrono da un angolo all'altro della città in cerca di bombole che possano dare sollievo ai loro cari in difficoltà respiratoria e con le pire funebri che illuminano il cielo notturno. Le autorità locali accusano il governo federale, che assegna quote di ossigeno agli stati, di non inviarne abbastanza. Ma quest'ultimo nega che ci siano carenze, addossando la responsabilità al sistema dei trasporti. E così sui social media si moltiplicano le testimonianze di quanti sono costretti per ore fuori dagli ospedali in attesa di fare rifornimento. La corsa all'ossigeno è diventata una battaglia quotidiana. Si ricordi che solo sabato scorso 1 maggio, 12 pazienti, tra cui un medico, sono morti al Batra Hospital proprio per mancanza di ossigeno.

La crisi è stata aggravata dalla lentezza della campagna di vaccinazione. Secondo la BBC, nonostante l'India sia il più grande produttore mondiale di vaccini, le scorte mancano. Da gennaio, poco più del 10% degli 1,4 miliardi di abitanti del colosso asiatico ha assunto una dose e solo il 2% la seconda. L'amministratore delegato del Serum Institute, il più grande produttore di vaccini al mondo, ha avvertito che la carenza durerà per mesi. Nonostante ciò, riferisce sempre l'emittente inglese, funzionari sanitari hanno detto che Delhi fa parte di un cospicuo numero di stati in cui le infezioni stanno mostrando segni di rallentamento e la "una cauta speranza" di una tregua dalla seconda ondata che sta devastando ampie parti del paese. In particolare, secondo dati diffusi dal governo, i contagi sono diminuiti nello stato più colpito del Maharashtra, così come negli stati settentrionali del Punjab e dell'Uttar Pradesh. Ma il segretario del ministero della salute Lav Agarwal ha tuttavia affermato che i piccoli "miglioramenti" devono sostenuti da "misure di contenimento a livello distrettuale e statale", altrimenti tutto sarà vanificato.