In India dilaga la corruzione: dai professori ai politici, passando per la magistratura

Politici, magistrati, ma sopratutto professori: in India tutti corrotti? La Transparency International, organizzazione non governativa e no profit fondata a Berlino nel 1993, pubblica ogni anno un barometro globale della corruzione, che si fonda per ogni nazione sulle statistiche giudiziarie, ma anche, e soprattutto, sull’indice di percezione di cittadini, che fornisce la misura di quanto estesa e capillare sia ritenuta la corruzione nei vari settori. Anche se questo rapporto è rimasto grosso modo lo stesso per gli ultimi due anni, la percentuale di corruzione in India attribuita al sistema educativo del Paese è in netta crescita.
Il sistema scolastico e la politica i settori più corrotti – Innanzitutto l’ultimo rapporto ha evidenziato per l’India (1.025 persone intervistate tra settembre 2012 e marzo 2013) un netto incremento, negli ultimi due anni, del tasso di corruzione percepita: per il 33% degli intervistati la situazione è ormai diventata grave, mentre il 47% la definisce gravissima. Esaminando l’indagine voce per voce, emerge che quasi la metà degli intervistati (48%) ha dichiarato di aver pagato una tangente ai servizi di istruzione, contro una percentuale del 25% relativa all'anno prima, il 61% pensa poi che il sistema scolastico si corrotto. Nel rapporto si legga anche che l’86% degli intervistati è convinto che i partiti politici siano fortemente corrotti e il 65% accusa il parlamento, denunciando l’alto tasso di devianza che ostacola il corretto funzionamento dell’organo legislativo.
Ma gli indiani sono fiduciosi – Va meglio guardando alla magistratura, ma non c'è da sorridere: il 45% manifesta preoccupazione sul fatto che gli organi giudiziari siano corrotti. Per quanto riguarda l'universo della finanza e degli affari, la metà dei partecipanti al sondaggio lo addita come un settore ad alto rischio di corruzione; va peggio alle forze di polizia: tre quarti degli 1.025 intervistati (75%) le considera corrotte. Ma nonostante tutti questi numeri, gli indiani non demordono: il 55% si dice fiducioso che la società civile possa fare la differenza nella lotta contro questo male che affligge il Paese.