Per la prima volta dall'inizio della pandemia di Covid-19 il numero dei morti in Brasile, già secondo Paese al mondo per numero di vittime, ha superato quota 4000. Un triste record per il colosso sudamericano, che fatica a uscire dalla crisi sanitaria, peggiorata a partire da gennaio dalla diffusione incontrollata della variante P.1 del Coronavirus, ribattezzata per l'appunto "brasiliana", che a quanto pare è più aggressiva e contagiosa del ceppo originario. Nella maggior parte degli Stati le terapie intensive sono al collasso, così come il sistema funerario. Ma, nonostante le 4.195 persone che hanno perso la vita martedì, il presidente Jair Bolsonaro non sembra preoccuparsi più di tanto, non prendendo nessuna decisione che possa rallentare la curva dei contagi e respingendo l'idea di un lockdown generalizzato, dannoso per l'economia.

E la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. Gli esperti temono infatti che a questo ritmo entro la fine di aprile potrebbero essere superati i 100mila morti al giorno se non si interviene immediatamente. "È un reattore nucleare che ha innescato una reazione a catena ed è fuori controllo. È una Fukushima biologica", ha commentato Miguel Nicolelis, medico e professore brasiliano alla Duke University negli Stati Uniti, che sta monitorando da vicino il virus. Eppure, nonostante il caos persistente negli ospedali sovraffollati, molti governatori e sindaci stanno riaprendo parti dell'economia. Miguel Lago, direttore esecutivo dell'Istituto brasiliano per gli studi sulla politica sanitaria, che fornisce consulenza ai funzionari della sanità pubblica, ha affermato che la riapertura è stato un errore che temeva avrebbe portato a numeri di morti ancora più elevati. Eppure lo hanno fatto.

"Il fatto è che la narrativa anti-blocco del presidente Jair Bolsonaro ha vinto", ha sottolineato ancora Lago. "Ai sindaci e ai governatori è politicamente vietato rafforzare le politiche di distanziamento sociale perché sanno che i sostenitori del presidente, compresi gli imprenditori, le saboteranno". Qualche esempio? Le chiese hanno riaperto per Pasqua, martedì scorso un giudice di Rio de Janeiro ha autorizzato la riapertura delle scuole come voleva il sindaco, Eduardo Paes e i sindaci di Campinas e Sorocaba, due delle città più popolose dello stato di San Paolo, hanno deciso di riaprire l'attività con un sistema di acquisto drive-through dopo una pausa di 10 giorni. Tra i maggiori problemi che il Brasile si trova ad affrontare in questo momento c'è anche quello relativo alle vaccinazioni: meno del 3% dei 210 milioni di cittadini brasiliani ha ricevuto entrambe le dosi di vaccini contro il Coronavirus, secondo Our World in Data, un sito di ricerca online. La fine dell'incubo, insomma, è ancora lontana.

Sulla questione è intervenuta anche Amnesty International, che ritiene che il governo sia responsabile della "montagna" di vittime causate dal Coronavirus per aver adottato una politica "negazionista" di fronte alla pandemia. "Il Brasile si è consapevolmente posizionato a favore della negazione, che si traduce in questa montagna di morti per Covid-19 che è sotto i piedi del governo federale", ha detto il direttore di Amnesty in Brasile, Jurema Werneck, secondo il quale la politica del presidente, Jair Bolsonaro, di fronte alla pandemia è stata segnata da "negazionismo e negligenza".