Il piccolo Liam tornato dalla mamma dopo l’arresto dell’Ice: “Non permettergli di dire che non è casa tua”

Dopo più di una settimana in un centro detentivo per immigrati in Texas, dove era stato rinchiuso dagli agenti dell’Ice, il piccolo Liam è tornato finalmente a casa per riabbracciare la mamma e i fratellini. Il bambino ecuadoriano di 5 anni, fermato a pochi metri da casa alla periferia di Minneapolis, mentre tornava da scuola col padre, è diventato suo malgrado il simbolo degli arresti indiscriminati e senza regole degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement statunitense. La sua foto col cappellino da coniglio blu mentre un agente lo teneva per lo zaino ha fatto il giro del mondo suscitando sconcerto e indignazione.
Il piccolo, liberato col padre sabato per ordine del giudice distrettuale che ha ritenuto che non vi fossero sufficienti fondati motivi per trattenerli, è tornato a casa con un volo da San Antonio a Minneapolis organizzato dal deputato texano Joaquin Castro. “Li ho presi sabato sera e li ho accompagnati in Minnesota domenica mattina” ha spiegato il parlamentare, assicurando: “Liam ora è a casa. Con il suo cappello e il suo zaino. Grazie a tutti coloro che hanno chiesto la libertà per Liam. Non ci fermeremo finché tutti i bambini e le famiglie non saranno tornati a casa”.
“È felice di tornare. Rivedrà sua madre e suo fratello” aveva dichiarato il padre sull’aereo, smentendo di nuovo la ricostruzione degli agenti secondo i quali sarebbe scappato lasciandolo sul posto. "Amo troppo mio figlio. Non lo abbandonerei mai. Quando ho visto gli agenti, ho urlato ai vicini di prendersi cura di lui”. I vicini e i dirigenti della scuola affermano che gli agenti federali dell'immigrazione in realtà hanno usato il bambino come "esca", dicendogli di bussare alla porta di casa sua per fare uscire anche la madre.
Prima di rientrare a casa, al piccolo consegnata anche una lettera dello stesso deputo che recita: "La tua famiglia, la tua scuola e molti sconosciuti hanno pregato per te e hanno fatto tutto il possibile per vederti tornare a casa. Non permettere a nessuno di dirti che questa non è casa tua. L'America è diventata la nazione più potente e prospera del mondo grazie agli immigrati, non nonostante loro"
Il caso del piccolo però rimane in sospeso. Il giudice che lo ha liberato non è entrato nel merito dello status di immigrati della famiglia e si è concentrato esclusivamente sulla legalità della detenzione. La richiesta di asilo quindi è ancora pendente presso il tribunale dell'immigrazione. L'amministrazione Trump però ha fatto sapere che potrebbe presentare ricorso anche contro la sentenza che ha consentito il rilascio di Liam e di suo padre.
Secondo l’avvocato, la famiglia è entrata negli Stati Uniti legalmente e ha presentato domanda di asilo all'arrivo nel 2024. "Stavano seguendo tutti i protocolli stabiliti, portando avanti la loro richiesta di asilo, presentandosi alle udienze in tribunale e non rappresentavano alcun rischio per la sicurezza, nessun rischio di fuga e non avrebbero mai dovuto essere trattenuti" ha dichiarato il legale. Il Dipartimento per la sicurezza interna però sostiene che il padre di Liam è un "immigrato illegale" e che per questo è scattata l’operazione in cui sono stati arrestati lui e il bambino.