Guerra Ucraina, il sociologo: “La popolazione non crede ai negoziati ma sondaggio rivela che sostiene Zelensky”

Sotto la pioggia letale di missili e droni russi nelle prime settimane dell’anno, gli ucraini "vogliono più bene" al loro presidente. Il 62% ha fiducia in Volodymyr Zelenskyy, rileva un sondaggio dell’Istituto internazionale di sociologia di Kyiv (KIIS) visto in anteprima da Fanpage.it. Tre mesi fa, era al 60 per cento. Meglio di Zelenskyy, Kyrylo Budanov: 70 per cento di consenso per il nuovo capo dell’Amministrazione presidenziale.
Fino a poche settimane fa direttore del GUR, il servizio segreto militare, il giovane e imperturbabile generale “senza sorriso” – più volte ferito in battaglia e obiettivo di diversi attentati – si è costruito una reputazione leggendaria con temerarie operazioni contro la Russia.
Pare proprio che quando le cose vanno male gli ucraini non voltino le spalle ai loro leader. Anzi, premiano chi è maggiormente associato allo sforzo bellico contro l’invasione russa. L’obiettivo del Cremlino di creare instabilità nelle istituzioni del nemico, più volte esplicitato a Fanpage.it dai politologi di Vladimir Putin, sembra lontano. Come anche la possibilità che Kyiv accetti condizioni massimaliste per porre fine alla guerra. La pace è vista come una priorità, ma non a ogni costo.
Fedeli alla linea (per ora)
“Il gradimento per Budanov è cresciuto parecchio, si avvicina a quello dell’ex capo di Stato maggiore delle forze armate Zaluzhnyi (intorno al 73 per cento)”, commenta a Fanpage.it il direttore del KIIS Anton Hrushetskyi. “Per Zelensky, è interessante notare come sia apprezzato per la sua politica estera, e meno per la politica interna”. Pesa lo scandalo della corruzione, che ha coinvolto anche l’ex braccio destro del presidente, Andriy Yermak.
“Ma la corruzione non è una sorpresa: sapevamo che è un problema grave nel Paese”. Ai dati sulla fiducia non corrispondono necessariamente le intenzioni di voto. Anche queste sono aumentate per il capo dello Stato. Il dato “supera il 25 per cento di settembre”. La percentuale esatta sarà resa nota dal KIIS nelle prossime ore. “Gli ucraini comunque non vogliono votare adesso”, precisa il sociologo. “Vogliono poter scegliere. E ora alcuni potenziali candidati non potrebbero partecipare: sono al fronte. Si presenterebbero solo i soliti dell’attuale establishment. Meglio fare le elezioni a guerra finita, dice la gente. Adesso va bene questo governo, ma poi ci vorranno nuovi leader”. Zelensky sta contattando i rivali. Ha parlato con Valeriy Zaluzhny, ora ambasciatore nel Regno Unito, e con l’attivista critico Serhiy Sternenko. Gli incontri servono a rafforzare la sua posizione postbellica.
Nessun cedimento sul Donbass
Chi conta che l’Ucraina si rassegni a sottoscrivere gli obiettivi del Cremlino pur di far finire la carneficina, rischia di sbagliarsi. Il KIIS, in un sondaggio pubblicato venerdì, registra che il 54 per cento dei cittadini rifiuta categoricamente la proposta di trasferire l’intero Donbass sotto il controllo russo. Per il 39% andrebbe bene, ma solo con forti garanzie di sicurezza. Le garanzie di cui una delegazione di Kyiv ha appena discusso con gli americani a Miami.
“Il problema è che gli ucraini non ritengono credibile un sistema di sicurezza che non preveda la presenza di truppe europee o statunitensi a garantirla”, spiega Hrushetskyi. “Il caso dell’Italia, che è per le garanzie ma non per l’invio di soldati, nel nostro Paese viene visto con ironia amara”. Mosca ha sempre detto che non tollererà stivali sul terreno, nelle aree contese. Anche per questo il 57 per cento degli intervistati ritiene che dopo un armistizio la Russia cercherà di attaccare di nuovo. Il 69 per cento non crede che i negoziati in corso porteranno a una pace durevole. La stessa percentuale reputa che la Russia voglia distruggere la nazione ucraina o commettere un genocidio. Più in generale, l’83% crede che gli obiettivi russi vadano oltre il semplice controllo del Donbass. “Per molti queste trattative servono soprattutto a guadagnare tempo: ottenere informazioni, ricevere sostegno dagli alleati, fino a quando avremo più capacità industriali e la Russia subirà ancora maggiori sul campo di battaglia”.
”Un conflitto esistenziale”
“Quasi tutti gli ucraini parlano russo. Leggono e ascoltano le notizie dei media russi. Conoscono la narrativa guerrafondaia e gli obiettivi massimalisti del Cremlino. Sanno che a quegli obiettivi non intende rinunciare. Capiscono che questo conflitto è esistenziale”, nota il direttore del KIIS.
Le sue parole si confondono con le grida di bimbi che giocano. Gli chiediamo com’è la situazione a Kyiv. “Al momento, siamo al buio. Elettricità quasi sempre assente, oggi”, racconta. “Non è proprio il massimo eh”, scherza. “Ma non è poi così terribile: ho due figli piccoli, gli asili funzionano, gli insegnanti sono sempre presenti e disponibili oltre i loro orari. E siccome i russi hanno bombardato i nostri impianti elettrici fin dal primo anno di guerra, abbiamo comprato generatori e power bank. Ne abbiamo tantissimi. Per questo riusciamo a parlare al telefono. Anche con questo freddo e senza luce, si può continuare a vivere”.
La voce di Anton Hrushetskyi è allegra. La situazione però è grave. Centinaia di migliaia di persone sono senza riscaldamento e senza elettricità, nel cuore di un inverno ancora più rigido del solito. Zelenskyy ha dichiarato lo stato di emergenza.
Trump impegnato con la Groenlandia, Putin con i bombardamenti
Mentre Donald Trump era distratto, o meglio mentre spostava l’attenzione dai Caraibi alla Groenlandia fino all’Iran, Vladimir Putin ha intensificato i bombardamenti sulle città e le infrastrutture civili dell’Ucraina. Spesso con la tattica del “double tap”: un primo colpo, una pausa e poi un secondo colpo, sui soccorritori. Al fronte, i russi sperimentano tattiche nuove, ma difficili da applicare su larga scala, osserva l’Institute for the Study of War (IWR). E rivendicano guadagni territoriali contestati dai loro stessi blogger militari. Gli USA hanno criticato l’aumento degli attacchi, senza definirli ripugnanti di per sé. Sono stati considerati uno sgarbo, una mancanza di rispetto nei confronti del “grande pacificatore”.
Trump -cosa rara- tace. O quasi. Ha detto solo che chi ostacola la pace è Zelensky, mica Putin. In sintesi: un nemico potente e con risorse umane sovrastanti aumenta la pressione; il tuo maggiore alleato si distrae, lascia fare e dice che la colpa è la tua perché non vuoi la pace; i negoziati in cui ti sei impegnato non si sbloccano perché il tuo nemico è restio a compromessi seri. Potrebbe esser troppo anche per la forza d’animo, la tenacia e il coraggio dimostrati negli ultimi quattro anni dagli ucraini.
Voglia d’Europa
“La resilienza degli ucraini si è sviluppata durante questa guerra”, commenta il sociologo Hrushetskyi. Prima dell’invasione su larga scala, molti ucraini pensavano che non saremmo stati in grado di resistere all’aggressione russa. Poi abbiamo visto che eravamo in grado di fermarli. E che per conquistare territori devastati dai loro bombardamenti hanno perdite immani". E il cosiddetto “tradimento” di Trump? “Stessa cosa, da sociologo che ha studiato come è cambiato l’umore della popolazione, posso affermare che allo scetticismo sulla possibilità di resistere ai russi precedente all’inizio del mandato del presidente americano è seguita la consapevolezza che per tutto il 2025 abbiamo tenuto”. Nonostante Trump.
Un fattore che contribuisce a questo cauto ottimismo della popolazione si chiama Europa. In questi giorni, proprio quando i sistemi di difesa aerea erano rimasti senza munizioni – lo ha detto Zelenskyy – è arrivato un pacchetto di aiuti militari cruciale. Ma non c’è solo l’assistenza pratica. Il 90% della popolazione vuole l’UE. Ci sono critiche: alcuni dicono che l’Europa non è abbastanza coraggiosa. Ma resta l’obiettivo principale.
“Sì, siamo una democrazia ancora immatura, ma stiamo cercando di cambiare e stiamo cambiando davvero. È un processo lungo ma pensiamo di meritare, a questo punto, di diventare una nazione migliore. E magari di poter ispirare gli Europei. Sulla libertà e sulla capacità di migliorare”, dice Hrushetskyi. Gli ucraini sono certi che nell’UE sarà il futuro. “L’Europa è per noi un pilastro di ottimismo: rappresenta sicurezza, prospettive sociali e un futuro migliore. È una prospettiva di vita migliore per le generazioni future, una vera garanzia di pace”. E pensare che prima che Trump tornasse al potere, la maggior parte degli ucraini considerava vitale l’alleanza con Washington, e molto meno importante l’adesione all’Unione Europea.