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Groenlandia, cosa si è deciso al vertice: Trump minaccia, Francia e Germania inviano soldati sull’isola

Il vicepresidente degli Stati Uniti ha incontrato i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia in un vertice tenutosi a Washington. Il risultato principale è che i tre Paesi continueranno a parlarsi, per cercare di “abbassare le tensioni”. Nel frattempo però le minacce del presidente Trump continuano. Danimarca, Svezia, Norvegia e anche Germania si preparano a inviare soldati sull’isola.
A cura di Luca Pons
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Oggi 14 gennaio si è tenuto un vertice sulla questione Groenlandia negli Usa, all'Eisenhower Building, vicino alla Casa Bianca. Hanno partecipato il segretario di stato Usa Marco Rubio, il vicepresidente JD Vance, la ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt e il suo omologo danese Lars Løkke Rasmussen, ex primo ministro del Paese.

Al centro del confronto ci sono state le ripetute minacce rivolte dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Groenlandia, per la quale ha mostrato un interesse fin dal suo insediamento: più volte il leader degli Usa ha chiarito che non esclude la soluzione militare, se quella diplomatica (e anche economica) non dovesse funzionare. Il vertice è durato circa 50 minuti.

Cosa si è deciso al vertice sulla Groenlandia a Washington

"È stata una discussione franca, ma costruttiva", ha dichiarato Løkke Rasmussen. "Idee che non rispetterebbero l'integrità territoriale della Danimarca e il diritto all'autodeterminazione dei groenlandesi sono inaccettabili. Abbiamo delle forti distanze, ma abbiamo deciso di continuare a parlarci. Abbiamo deciso di lanciare un gruppo di lavoro permanente che si incontrerà la prima volta nelle prossime settimane".

"In parte condividiamo le preoccupazioni del presidente Trump", ha continuato il ministro danese. "Anche se l'incontro non è stato un successo tale da far abbandonare ai colleghi americani le loro ambizioni, abbiamo deciso che ha senso sederci a un tavolo. Penso che sia una cosa che potrebbe abbassare le tensioni". Il confronto ha riguardato "la sicurezza. Anche se non c'è una minaccia imminente da Cina e Russia, c'è la preoccupazione: ci sarà una loro influenza in Groenlandia tra dieci o vent'anni? La risposta è no". Trump "chiaramente desidera conquistare tutta la Groenlandia", ma "abbiamo chiarito che resterà nel regno di Danimarca. Siamo pronti e disposti a fare di più. Gli Stati Uniti hanno già ampio accesso militare e possono chiedere di aumentare la loro presenza. Qualsiasi richiesta di questo tipo sarà esaminata in modo costruttivo".

"Siamo alleati, è nel nostro interesse trovare un equilibrio", ha detto la groenlandese Motzfeldt. "Abbiamo del lavoro da fare per normalizzare le nostre relazioni. Abbiamo dimostrato molte volte da che parte stiamo". L'incontro è "stato rispettoso, abbiamo chiarito quali sono i nostri limiti".

Tra le proposte sul tavolo, secondo le anticipazioni, c'era un compromesso portato avanti dagli europei. L'idea era quella di allargare l'accordo per la difesa che già esiste tra i tre Paesi, firmato nel 1951. L'effetto sarebbe di aumentare nettamente il numero di basi militari statunitensi sull'isola: attualmente ce n'è una, potrebbero diventare fino a dieci. Questo, nei fatti, darebbe agli Usa il controllo militare della Groenlandia. Ma non andrebbe a intaccare la sovranità politica dei suoi cittadini, che continuerebbero a fare riferimento alla Danimarca. Non è chiaro se questa opzione oggi sia stata discussa.

Per Trump non controllare la Groenlandia è "inaccettabile"

Negli scorsi giorni e nelle scorse ore non si sono mai interrotti gli interventi di Donald Trump sulla Groenlandia. Per esempio, solo questa mattina (ora locale) il presidente ha scritto sul social di sua proprietà, Truth: "Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale. È vitale per il Golden Dome (un sistema di protezione missilistica, ndr) che stiamo costruendo". Ha concluso che la Nato è molto più forte se la Groenlandia è "nelle mani degli STATI UNITI. Qualsiasi cosa di meno è inaccettabile".

Gli attacchi social sono continuati anche quando l'incontro era già in corso. L'account ufficiale della Casa Bianca, come ormai fa spesso, ha condiviso una vignetta. Si vedono due slitte a un bivio, da una parte la Casa Bianca e dall'altra San Pietroburgo e la muraglia cinese, con la scritta: "Da che parte, groenlandese?".

Sul fronte più diplomatico, il commissario dell'Artico dell'amministrazione Usa ha detto in un'intervista che le "iniziative concrete" potranno arrivare nel giro di "settimane o mesi", e che si vuole portare avanti un "un processo per conquistare la fiducia e il sostegno del popolo groenlandese".

Francia, Germania e altri Paesi Ue inviano soldati

Da parte sua, finora, la Groenlandia ha decisamente respinto tutte le minacce e le proposte. Il premier Jens Frederik Nielsen ha già affermato che il Paese "non vuole essere né posseduto, né governato dagli Stati Uniti". Oggi il governo ha fatto sapere che ha aumentato la presenza militare "dentro e intorno" all'isola: ci saranno delle esercitazioni effettuate con la Danimarca e altri alleati Nato.

Il ministero della Difesa danese ha confermato che ci sarà una "maggiore presenza militare in Groenlandia e nelle zone circostanti, con l'impiego di aerei, navi e soldatianche provenienti dai Paesi alleati della Nato". Tra questi la Svezia, il cui premier ha ufficializzato oggi che "alcuni ufficiali delle forze armate" saranno nel Paese, e la Norvegia.

Ma a fare notizia è soprattutto il coinvolgimento di due big europei. In Germania il ministero della Difesa ha confermato che invierà un team di 13 persone per una "missione esplorativa" dal 15 al 17 gennaio. E anche Parigi si unirà alla spedizione.

La reazione di Trump a questa esercitazione non si è fatta attendere, già prima che Svezia, Germania e Francia si unissero: "Nato: dite alla Danimarca di andare via da lì, ADESSO! Due slitte con i cani non ce la possono fare! Solo gli Stati Uniti possono!!!", ha scritto su Truth.

L'Ue condanna ancora le parole del presidente Usa

In Europa si sono alzate diverse voci critiche della linea statunitense. Oggi la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: "La Groenlandia appartiene al suo popolo" ed "è importante che la Groenlandia sappia che noi rispettiamo la volontà dei suoi abitanti". Al Parlamento europeo, la Cop (conferenza che raccoglie tutti i capigruppo) ha approvato una dichiarazione secondo cui "qualsiasi tentativo di minare la sovranità e l'integrità territoriale" di Danimarca e Groenlandia "viola il diritto internazionale". Gli eurodeputati hanno condannato "inequivocabilmente le dichiarazioni dell'amministrazione Trump", che sono "inaccettabili e non hanno alcun posto nelle relazioni tra partner democratici".

Toni duri anche da parte della Francia. Il presidente Emmanuel Macron ha parlato di "conseguenze" che sarebbero "senza precedenti" nel caso di un attacco statunitense in Groenlandia. In Italia, il ministro degli Esteri Tajani ha detto che "insieme agli Stati Uniti, Europa, Danimarca e Groenlandia dovranno lavorare per garantire la sicurezza di questa quest'area". E ha ribadito: "Il destino della Groenlandia lo decidono i cittadini della Groenlandia e in qualche modo deve essere assolutamente coinvolta anche la Danimarca".

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