“Gli ustionati mi chiedevano di non lasciarli lì”: l’italiano che ha salvato decine di persone a Crans-Montana

"Gli sguardi, la disperazione lucida di chi sa che sta morendo. Persone ustionate che ti guardano e ti chiedono di non lasciarle lì". Questo è il ricordo che non abbandonerà mai Paolo Campolo, analista finanziario italiano che la sera di Capodanno ha salvato almeno 10 persone dall'inferno di Crans-Montana, dove un incidente nel locale Le Constellation ha causato almeno 47 morti e centinaia di feriti.
Come racconta al Messaggero, Paolo è corso sul luogo della tragedia sapendo che anche sua figlia 17enne si trovava nel locale, dove era arrivata poco dopo l'una, per trascorrere la notte di San Silvestro con il fidanzato e gli amici. Quando Paolo è arrivato e l'ha trovata all'esterno, sana e salva, però ha scelto di non voltarsi dall'altra parte. Così ha salvato decine di persone, soprattutto giovanissimi.
"Combustione rapidissima, dentro era una trappola"
"Mi sono precipitato subito in strada con un estintore. Le fiamme non erano più così alte ma c’era tanto fumo nero, denso, che usciva ovunque. La combustione è stata rapidissima, violenta, durata pochi minuti. Poi si è fermata. Ma dentro non c’era più ossigeno. Ed è quello che ha provocato la strage".
Di corsa ha cercato un modo per entrare, e alla fine è riuscito a trovare una porta d'emergenza: "Attraverso il vetro, vedevo piedi e mani. Corpi a terra. La struttura non aveva ceduto, ma dentro era una trappola".
"Mi sono caduti i corpi addosso, erano molto piccoli"
Quando è riuscito ad aprire la porta con l'aiuto di un altro soccorritore improvvisato si è spalancato davanti a lui l'inferno: «Ci sono caduti addosso diversi corpi. Di ragazzi vivi ma ustionati. Alcuni coscienti, altri no. Chiedevano aiuto in varie lingue, anche in italiano. Erano molto piccoli".
E in quel momento è iniziata la parte più dura: "Non ho pensato al dolore, al fumo, al rischio. Ho estratto a mani nude i ragazzi. Uno dopo l’altro. Erano vivi, ma feriti, alcuni gravemente, e intossicati. Continuavano a urlare. Io pensavo solo una cosa: potrebbero essere i miei figli".
Ora Paolo si trova all'ospedale di Sion, nel Canton Vallese, a causa della grande quantità di fumo inalato durante le operazioni di soccorso. Nonostante il dolore e la paura, è stata la solidarietà a permettere il salvataggio di almeno una parte dei giovani che si trovavano a Le Constellation: "In mezzo all’orrore, quella umanità non la dimenticherò mai".