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Conflitto in Ucraina
14 Marzo 2022
11:01

Gilli (NATO Defense College): “Non cerchiamo la guerra con Mosca, ma pronti a rispondere se attacca”

Andrea Gilli, senior Researcher al NATO Defense College, a Fanpage.it: “Difficile fare pronostici sulla fine del conflitto, ma l’economia russa non può durare molto così come gli ucraini hanno bisogno di rifornimenti, civili e militari. La NATO non sta cercando la guerra con Mosca, sta solo difendendo i suoi Alleati. Un attacco ad un Alleato non solo vedrà un’assoluta solidarietà, ma l’Alleanza è già in grado di rispondere ad una tale velocità da neutralizzarlo”.
Intervista a Andrea Gilli
Senior Researcher al NATO Defense College.
A cura di Ida Artiaco
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Conflitto in Ucraina

"La NATO non sta cercando la guerra con la Russia. Sta solo difendendo i suoi Alleati. D'altronde, le misure difensive messe in atto sono state prese dopo che la Russia ha indebolito la sicurezza internazionale con aggressioni brutali e ingiustificate. Una volta che la crisi finirà, la NATO tornerà progressivamente alla sua posizione precedente". A spiegare come potrebbe evolvere il conflitto tra Russia e Ucraina e quale ruolo potrebbe giocare la NATO è Andrea Gilli, senior Researcher al NATO Defense College ed ex ricercatore all’Università di Harvard, Stanford e Columbia, e all’Unione Europea. Anche se sottolinea che le opinioni espresse sono strettamente personali e non riflettono le posizioni ufficiali della NATO o del NATO Defense College, a Fanpage.it ha fatto il punto della situazione ucraina e dei possibili scenari che potremmo trovarci ad affrontare nei prossimi giorni, con una certezza: Mosca ha mostrato molti più problemi di quanto molti si potessero aspettare.

Andrea Gilli.
Andrea Gilli.

Dott. Gilli, visti gli sviluppi degli ultimi giorni, quanto ancora durerà la guerra in Ucraina?

"La guerra in Ucraina ora è divisa in tre campagne di logoramento: una della Russia contro i civili ucraini per far crollare la leadership politica del Paese; una della comunità internazionale contro l'economia russa, che mira a rendere lo sforzo bellico del Cremlino impossibile e a far salire il dissenso contro la sua politica; e infine la campagna di logoramento delle truppe ucraine contro quelle russe. La durata e l’evoluzione della guerra dipende dall’interazione tra queste tre campagne. Difficile fare pronostici, ma l’economia russa non può durare molto così come gli ucraini hanno bisogno di rifornimenti, civili e militari".

Molte città ucraine sono sotto il controllo russo, ma non Kiev. Da giorni immagini satellitari mostrano un convoglio di mezzi a circa 20 chilometri dalla Capitale. Sembra siano in fase di stallo. È vero? Come spiegare questa situazione? 

"Il convoglio sembra essersi dissolto. Gli attacchi che stava subendo dai fianchi diventavano troppo gravosi. Difficile dire se e a che ritmo l’avanzata verso Kiev continuerà. Dall’Intelligence, sappiamo che la Russia sta attaccando da più fronti. Ma le forze ucraine sono più motivate e organizzate. L’avanzata russa mostra inoltre finora anche problemi nella pianificazione e nella logistica. Ciononostante, l’intensità degli attacchi russi sembra stia aumentando, ma finora Mosca ha mostrato molti più problemi di quanto molti si potessero aspettare".

Nei giorni scorsi gruppo di 27 esperti ha inviato una lettera all’amministrazione Biden chiedendo l’istituzione di una no-fly zone limitata sull’Ucraina per permettere l’evacuazione dei civili. È uno scenario che potrebbe essere preso in considerazione?

"La NATO ha rafforzato la sua posizione di deterrenza e difesa a salvaguardia degli Alleati. Vari paesi membri stanno sostenendo l’Ucraina in molteplici maniere. Una no-fly zone, pero, è qualitativamente un passo diverso in quanto porterebbe le forze NATO direttamente in conflitto con la Russia: è un risultato da evitare, in quanto potrebbe portare ad un’escalation. Sia il Segretario Generale della NATO che il Presidente degli Stati Uniti hanno escluso che questa possa essere adottata".

Che margini di intervento ha la Nato per portare a conclusione il conflitto?

"Dubito fortemente che la NATO entri nello spazio aereo ucraino, o addirittura con truppe di terra. Anzi, tenderei ad escluderlo in quanto mi pare altamente improbabile. La NATO, e i suoi Alleati, continuano però a sostenere il diritto dell’Ucraina all’autodifesa, come specificato nella carta delle Nazioni Unite. La NATO sta anche rafforzando le sue misure difensive per evitare che il conflitto possa allargarsi. Attraverso le sanzioni e la diplomazia, gli Alleati NATO stanno però contribuendo ad esaurire la forza propulsiva dell’avanzata russa".

 Nel caso in cui la Russia attaccasse l'Europa con armi atomiche, come funzionerebbe lo scudo Nato?

"Il tema nucleare è molto delicato. La Russia ha fatto quello che in inglese si chiama sabre-rattling all’inizio della Guerra, ma se è importante prendere seriamente la situazione, è allo stesso modo utile non creare allarmismi. Il rafforzamento delle misure di difesa della NATO serve proprio ad evitare un allargamento del conflitto. Mi pare che le dichiarazioni del Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg indichino la volontà di abbassare i toni, pur ricordando come i Paesi NATO, e quindi le loro popolazioni, sono fondamentalmente al sicuro, grazie alla più forte alleanza militare della storia. Lo scudo missilistico è una delle misure che mirano a difendere gli Alleati da attacchi provenienti da Paesi terzi".

Quanto deve essere preoccupata la Nato per i Paesi Baltici e quanto è reale l’ipotesi che il conflitto sconfini in questi territori?

"Le minacce militari si compongono di due parti, volontà e capacità. La Russia ha, ripetutamente, mostrato di avere volontà. In Ucraina, le sue forze armate stanno però mostrando di avere problemi di capacità. I Paesi Baltici sono nettamente più piccoli dell’Ucraina, e dunque la minaccia per loro è molto maggiore. La NATO, come accennato prima, ha rafforzato la sua posizione di deterrenza e difesa in tutti i domini, con gli Alleati che hanno mandato migliaia di truppe sul fianco est.

La probabilità di un conflitto dipende sempre dalla propria volontà e capacità ad affrontarlo: ecco perché la NATO ha dispiegato per la prima volta la sua Forza di intervento Rapido, ha messo in allerta 130 aerei di combattimento e oltre 200 navi da Guerra dal Mare del Nord al Mediterraneo. Direi che il messaggio è chiaro, così come l’impegno a difendersi reciprocamente: un attacco ad un Alleato non solo vedrà un’assoluta solidarietà, ma l’Alleanza è già in grado di rispondere ad una tale velocità da neutralizzarlo.

È importante però enfatizzare: la NATO non sta cercando la guerra con la Russia. Sta solo difendendo i suoi Alleati. D’altronde queste misure vengono prese dopo che la Russia ha indebolito la sicurezza internazionale con guerre brutali e ingiustificate. Una volta che la crisi finirà, la NATO tornerà progressivamente alla sua posizione precedente".

La Cina ha caricato su Usa e Nato la responsabilità della guerra in corso affermando di “aver spinto la tensione verso un punto di rottura”. Cosa ne pensa?

"Ho letto più dichiarazioni provenienti da più esponenti del governo cinese. Non sono in grado di commentare specifiche dichiarazioni, ma immagino la Cina, come i Paesi NATO, sia fondamentalmente preoccupata per quanto stia succedendo, sia ai civili ucraini, che all’economia internazionale. E immagino, come i Paesi NATO, che anche la Cina si auguri che il conflitto possa finire il prima possibile. Da parte mia, mi auguro che la Cina possa attivamente contribuire a risolvere il conflitto. E il meeting di oggi a Roma con gli Stati Uniti forse può aiutare I questa direzione".

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