Arfon Jones – commissario di polizia del Galles del Nord – ha proposto di somministrare cannabis ai detenuti nel tentativo di placare la loro dipendenza e frenare le violenze in carcere. L'idea, che ha suscitato ovviamente non poche polemiche, è venuta a Jones sulla scorta di un dossier del Global Drug Policy Observatory della Swansea University, secondo il quale almeno il 13 per cento degli uomini e delle donne dietro le sbarre hanno nella loro vita sviluppato una dipendenza dalle sostanze stupefacenti. Come se non bastasse un'ulteriore indagine ha dimostrato che il 52 per cento dei detenuti riesce comunque a procurarsi droga, soprattutto la cosiddetta Spice, una sostanza sintetica che ricorda la cannabis, ma i cui effetti sono molto più devastanti e le cui conseguenze ancora non sono chiare. Ebbene, diffusione di questa droga nei penitenziari gallesi rappresenta un enorme problema dal momento che si sono moltiplicati gli episodi di violenza.

Il commissario Arfon Jones
in foto: Il commissario Arfon Jones

Alla luce di queste osservazioni Arfon Jones ha ritenuto di dover "affrontare le cause" del crescente disagio dei detenuti e un sistema, secondo lui, potrebbe essere quello di consegnar ad alcuni di loro quantità limitate e controllate di cannabis in modo da ridurre l'approviggionamento di Spice. Quello delle droghe sintetiche nelle carceri rappresenta infatti un serio problema anche per la salute dei reclusi: emblematico, infatti, è il caso di Luke Morris Jones, morto a 22 anni nel 2018 nel penitenziario di Wrexham. Un'inchiesta sulle cause del decesso ha stabilito che a ucciderlo non è stato un malore, bensì un'overdose proprio di Spice.

Il decesso del 22enne ha dimostrato ancora una volta come sia tutt'altro che impossibile introdurre droga in carcere. Come se non bastasse negli ultimi anni è stato registrato un aumento del consumo di antidolorifici tra i prigionieri, in particolare farmaci a base di oppioidi. Da qui la proposta di Arfon Jones: "Se prendono morfina, non vedo perché negargli la cannabis che è molto meno pericolosa. Forniamone in condizioni controllate e osserviamo se i reati si riducono".