Fukushima, la Tepco ammette: “Acque radioattive nel Pacifico”

Le acque radioattive della centrale di Fukushima finirono effettivamente nell'Oceano Pacifico dopo il terribile tsunami del marzo 2011, ad ammetterlo la stessa Tepco, la società giapponese che gestisce l'impianto nucleare. Dopo i numerosi allarmi lanciati nel corso del tempo da associazioni ambientaliste e cittadini locali per un'eccessiva presenza di radioattività nel mare davanti a Fukushima, la Tepco si è arresa davanti alle evidenze. La Tokyo electric power company, infatti, aveva sempre negato il versamento di acque contaminate nonostante le rilevazioni effettuate nel sottosuolo e a livello del mare davano indicazioni esattamente opposte. Dopo gli ennesimi prelievi e controlli approfonditi però la società lunedì pomeriggio ha ammesso che vi sono perdite nella vasca che raccoglie l'acqua per raffreddare i reattori danneggiati.
Effetti limitati – Molti esperti, dati alla mano, da tempo ritenevano che le acque accumulate sotto i reattori della centrale fossero finite in mare già nei giorni del terribile terremoto e il conseguente tsunami che ha colpito la zona, ma la Tepco aveva sempre smentito. Per la società infatti i cassoni in cemento e acciaio della centrale erano riusciti a contenere ogni diffusione massiccia in mare, ma gli ultimi prelievi hanno segnalato valori altissimi come un aumento del 110% del livello di Cesio 134. Del resto la Tepco ancora oggi ha sostenuto che lo sversamento in mare delle acque radioattive è contenuto e l'impatto sull'Oceano limitato.