Egitto sull’orlo di una guerra civile: centinaia di morti, ElBaradei dimesso

L'Egitto è sull'orlo di una guerra civile. Oggi è stato dichiarato in tutto il paese lo stato d'emergenza, mentre nelle città principali si susseguono gli scontri tra i sostenitori del deposto presidente Morsi e gli uomini dell'esercito: almeno 149 persone sono rimaste uccise, anche se alcuni membri dei Fratelli Musulmani hanno affermato che il bilancio è molto più grave. Alcune fonti parlano di circa 300 vittime, per non contare le centinaia e centinaia di feriti.
Lo stato d'emergenza è iniziato alle 16 (ora egiziana) e durerà ancora per un mese. In questo periodo verranno adottate misure eccezionali "per mantenere l'ordine ed evitare attacchi ad edifici pubblici e privati e proteggere la vita dei cittadini egiziani". Che tradotto vuol dire che l'esercito non esiterà ad aprire il fuoco se lo riterrà necessario. Intanto il vice presidente ad interim Mohamed ElBaradei ha dato le sue dimissioni, chiedendo in una lettera al presidente della repubblica Adly Mansour di porre fine alle violenze e trovare una soluzione diplomatica. Il Ministero dell'Interno, tuttavia, sembra determinato a seguire la strada della repressione. Non solo uccidendo, ma anche arrestando i dissidenti: almeno 543 sostenitori di Morsi sono finiti dietro le sbarre, e molti di più saranno nei prossimi giorni.
Ma le violenza non ha risparmiato gli operatori dell'informazione, che faticosamente cercano di raccontare quanto sta accadendo: due giornalisti infatti sono rimasti uccisi. Il primo è Mick Deane, cameraman di Sky News inglese. Il secondo la reporter Xpress UAE Habiba Abd Elaziz.