“Droni e missili ovunque, poi l’UNIFIL ci ha fermati”: il viaggio negato del Nunzio Apostolico nel sud del Libano

Il racconto dal convoglio della Caritas e del Nunzio Apostolico diretto a Debel, bloccato dall’escalation tra Israele e Hezbollah. Dopo il ferimento di un casco blu dell’Unifil e ore sotto il tiro di droni e missili, la missione è fallita: “La popolazione è isolata e senza viveri, i villaggi cristiani rischiano di svuotarsi per sempre”.
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Nunzio Apostolico celebra la messa del Venerdì Santo a Beirut
Nunzio Apostolico celebra la messa del Venerdì Santo a Beirut

È un cumulo di macerie quello che si vede fuori dal finestrino: da Tiro in giù il Libano è un territorio spettrale. Saracinesche chiuse, negozi abbandonati, case ridotte in polvere, sono le immagini che ci arrivano dal Libano meridionale, dal convoglio del Nunzio Apostolico Paolo Borgia diretto verso Debel con aiuti umanitari della Caritas.

Il convoglio, che avrebbe dovuto raggiungere il Sud la domenica di Pasqua, aveva invece ottenuto l’autorizzazione a partire martedì per poi venire nuovamente bloccato una volta in viaggio.

Una fonte che preferisce restare anonima ma che ha partecipato alla missione ha raccontato a Fanpage.it: “Siamo arrivati fino a Tiro con la scorta dell'esercito libanese. Poi, quando siamo giunti a un villaggio chiamato Tibnin, si è unita l'UNIFIL per scortarmi fino al villaggio di Debel. Abbiamo dovuto aspettare a diversi checkpoint perché la situazione era molto tesa. Poi, quando abbiamo raggiunto il villaggio di  Hadatha, a dieci minuti da Debel (secondo Google Maps), la tensione  tra Hezbollah e Israele è cresciuta tantissimo. Sentivamo bombe e rumori ovunque, non sapevamo cosa stesse succedendo. C'erano aerei, droni israeliani e anche missili che partivano dal Libano. A quel punto l'UNIFIL ha fermato il convoglio”, spiega.

Ciò che avrebbe reso impossibile la continuazione della missione apostolica verso Debel sarebbe stato il ferimento di un soldato francese dell'UNIFIL, colpito da schegge poco più avanti.

“Non è stato nulla di grave, lui sta bene ed è tutto sotto controllo. Ma l'UNIFIL ha deciso che non era più sicuro per noi proseguire. Siamo partiti alle 7 del mattino e, solo verso le 16:00, ci è stato chiesto di tornare indietro”, continua.

Questo convoglio aveva già portato a termine la sua missione altre sei volte, riuscendo a consegnare beni di vitale importanza alle popolazioni dell’estremo Sud del Paese, compreso Debel, che è da giorni ormai completamente isolato in seguito al ritiro dell’esercito libanese.

“La cosa triste”, continua la nostra fonte, “è che l'avevamo già fatto altre sei volte ed era sempre andata bene. Questa volta non siamo riusciti ad arrivare. È stata una delusione per due motivi: primo, perché la gente di Debel avrebbe voluto celebrare la messa di Pasqua con il Nunzio, e non era stato possibile. Lui aveva promesso che l'avremmo celebrata oggi, ma non ci siamo riusciti. E poi molti abitanti di Debel ora non hanno cibo e provviste, e già non avevano nemmeno più olio o gasolio per i generatori. Ultimamente abbiamo sentito che Israele sta chiedendo loro di lasciare il villaggio. E se lasciano il villaggio, sarà un disastro”, continua.

I villaggi cristiani sono gli unici a non essere ancora completamente deserti in quell’area, e garantiscono oggi la presenza libanese a ridosso della blue line, nonché la protezione per i civili musulmani sciiti che sono stati costretti a sfollare. Israele ha ufficialmente chiesto ai cristiani di non ospitare più sciiti nei loro villaggi o non potrà più garantire la loro sicurezza. Poche ore dopo questa richiesta, e nel giorno di Pasqua, l’esercito israeliano ha intensificato gli attacchi nel Sud del paese e di Beirut ampliando il raggio d'azione anche al di là delle zone controllate da Hezbollah.

“Lo svuotamento dei villaggi del Sud è ciò che il Nunzio sta cercando di evitare ma Israele ora dice di non poter garantire la loro sicurezza. Abbiamo visto molte volte in passato che se vogliono uccidere qualcuno lo fanno, che ci sia un prete accanto a loro o meno. Quindi è complicato e pericoloso”, continua l’uomo.

Nella sera di domenica scorsa, poco dopo la fine delle celebrazioni Pasquali, un bombardamento israeliano ha colpito una casa nel villaggio cristiano di Ain Saadeh, uccidendo tre persone: un uomo esponente di un partito cristiano fortemente anti-hezbollah e due donne. Secondo l’Idf nell’edificio si trovava un membro delle Forze al-Quds, corpo delle Guardie della rivoluzione islamica iraniana, presenza fino a questo momento non confermata. L’unica cosa certa finora è che gli attacchi israeliani nelle zone a maggioranza cristiana stanno alimentando le tensioni settarie, costringendo i residenti locali a una sempre maggiore diffidenza nei confronti dei compaesani sciiti. D’altra parte l’impossibilità del Nunzio Apostolico di portare a termine la sua missione nei villaggi di confine è un messaggio che suona nefasto: per chi aspettava quegli aiuti, ma anche per chi aspetta di tornare nella propria casa al Sud.

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